"Minotauro" di Fortuna Della Porta

Fortuna Della Porta nasce in provincia di Salerno e lì ha vissuto per molti anni. Dopo la laurea in lettere per quasi un ventennio si è dedicata all’insegnamento, trasferendo nella professione l’amore per la classicità e la parola poetica. Ha pubblicato due volumetti di versi: Rosso di sera, ed. Il Calamaio e Diario di minima quiete, ed. LietoColle. Un poemetto di circa 1000 versi, Canto Primo, è apparso sul periodico letterario Poiesis. Recensioni, articoli, racconti e il dramma Scacco al re sono stati pubblicati in siti specifici della rete, mentre alcune raccolte inedite, e Rosso di sera, si sono segnalate tra i vincitori o i finalisti in alcuni premi (J. Prévert, E. Morante, G.Lorca.) Collabora a numerose riviste sia cartacee che on line. Vive ormai stabilmente a Roma.


MINOTAURO


La fibra della ginestra
nel fango dolente:
fu creato –controvento-
ancora un uomo, padre e figlio
di tutti gli uomini 
alla corrente abbandonato
Esanime di respiro e pensiero
escoriato dal flutto
dalla tormenta
pampa e deserto
rubra la ferita
del tempo Nelle viscere
il rullo del continente
Stremato per sempre
dal suo andare
in tondo
La fine e il frullo
in ogni punto
L’inizio in nessun punto

Acqua di mare
culla e nutrimento:
lucido mantello
la pelle.
Dalla casa estuaria
il solo imperio
è l’occhio -a perdifiato-
sul crespo
di un lenzuolo
di flutti e di perle
Pipistrelli e gole 
contengono 
il riflesso dell’albero
e della parola
ferza 
alla singola cellula
ferri 
alla libertà
Cola da ogni onda
in ogni molecola 
il sogghigno
di chi sbatte
il farsi e il disfarsi
della creta e del viso
il rammarico intatto.
Il manufatto
al suo pianto
alla fine del giorno
è la resina
dinoccolata
della resa.

Occhi di cerume
bacio di spini
fronte di corna appuntite
ecco il traditore
e la creatura
che guarda la spuma e la cenere
sfatto guerriero –cucito- 
con refe sdrucciola
Gialla la stalla e la pialla 
della vita. La clorosi
sfila i suoi trucioli
alla balla della via
Da un pilastro a un lutto
nell’asciutto del labirinto
la maledizione vi
nacque con testa 
di toro onesto
e umano disordine
A Creta da Minosse
il labirinto
di ogni vita
e del costrutto
le mosse.

Chiuso dalla maledizione
è pronto il progetto:
tremola Minotauro
l’uomo che guaisce
nella pallida sera
la fame invereconda
e le viscere 
della lussuria
Lo chiama
dalla stia del sigillo animale
la stilla del sangue
e il serpente
scritta di un 
colore ignudo
putrefatto
E poi la mala caratura
pretese
dal suo appetito
la carneficina
e al germoglio fresco
assetato
del sopravvivere
la magagna
di bere la cicuta
del succo vaginale

Solo, come fulmine
fulminato
sull’orizzonte
nero
Minotauro
giace
il facinoroso
cavallo Alata
progenie
e fulmine 
fulminato
dalla stilla elettrica
La necessità
del suo zigzagare 
Fulminato
da un punto
del microsecondo
In un punto solo
il lampo
inappellabile
di Minotauro
lo squarcio e la soma
e l’onesto giglio

Dove su un prato 
neanche l’erba brucia 
ogni passaggio si è
scompaginato
Prima di cominciare
un alito
Fulminescente
e dopo il giacere
la miseria
Aspetta, Minotauro
Aspetta….
Pietra della tomba
Aspettami.
Erba-caverna
Caverna- magenta
Magenta-lucente
Magma e semente
Un filo cresce
muore
silente
Il marmo scalfisce 
la genesi
di una scultura
di ferro
Minotauro 
innocente
nella teca 
del pulito sente

Rinnegato dal padre
involontario
escremento
del fato e del mare
La cena 
per sua natura
di carne e di umano
Il destino
sommerso
dalla brama 
ma dal ventre
che chiama 
il grillo e il tulipano
I calzari inospitali
infrangibili
fino al filo di lana

Tradito dal sangue
Minotauro in ginocchio 
aspetta la scimitarra
per pagare
la brama 
sui genitali atoni 
e la gola sgozzata
cade
Minotauro anch’io 
Qui nel mio labirinto 
urlo e mi strazio
sulla lama su cui presto 
a scoppiare 
il fiato e i fiordalisi


 
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