da "Tema dell'addio " di Milo De Angelis, Milano, Mondadori, 2005

 




Contare i secondi, i vagoni dell'Eurostar, vederti
scendere dal numero nove, il carrello, il sorriso,
il batticuore, la notizia, la grande notizia.
Questo è avvenuto, nel 1990. E' avvenuto,certamente
è avvenuto. E prima ancora, il tuffo nel Ticino,
mentre il pallone scompariva. E' avvenuto.
Abbiamo visto l'aperto e il nascosto di un attimo.
Le fate tornavano negli alloggi popolari, l'uragano
riempiva un cielo allucinato. Ogni cosa era lì,
deserta e piena, per noi che attendiamo.



Non è più dato. Il pianto che si trasformava
in un ridere impazzito, le notti passate
correndo in Via Crescenzago, inseguendo il neon
di un'edicola. Non è più dato. Non è più nostro
il batticuore di aspettare mezzanotte, aspettarla
finché mezzanotte entra nel suo vero tumulto,
nella frenesia di tutte le ore, di tutte le ore.
Non è più dato. Uno solo è il tempo, una sola
la morte, poche le ossessioni, poche
le notti d'amore, pochi i baci, poche le strade
che portano fuori di noi, poche le poesie.



Nell'estate del tempo umano, nell'ultima estate,
c'erano tutte le strade. La Prenestina
con le sue tangenziali raggiungeva il mare
di Taranto vecchia e i giardini di Porta Venezia,
geografia di unioni insperate, tempo che non si perde,
tutte le strade, tutti gli amori immersi in uno solo
e rinati, tutti i passi davanti al portone, gli sguardi
sul citofono, tutte le voci, tutti gli accenti, le sillabe,
tu che uscivi sorridente con il tuo colbacco
e camminavi decisa verso un autobus.



Camminavi con la coscienza del sangue
e l'attimo strappato al suo giorno,
mia arciera, mia trafitta
che ogni notte ti accendi nel cielo
ora che il corpo si è fatto musica
delle sfere, voce consacrata, silenzio.





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