E' MORTO UN UOMO
Io non sono stato allevato
da mio padre, era in guerra.
Mamma inchiodava strisce di tomaie,
tagliate da borse in disuso,
su pezzi di legno che chiamava zoccoli,
per procurarci qualche patata.
Per sfamarci erano buoni anche i lupini.
Non sono stato allevato da mio padre,
era in guerra.
Molti ragazzi andarono a scuola,
se mio padre fosse rimasto a casa...
Invece ricordo un volto ansioso,
un moschetto, baionette e giberne
e non andai a scuola. Perché ridi?
Non ridere, è morto un uomo.
Tu non lo conoscevi
ma non puoi ridere.
Non lo vedesti la vigilia
di Natale del quarantatré
mentre arrancava nelle acque
del Tammaro in piena
con la bicicletta in spalla;
nello zaino legato alla sella
c'erano gallette e pagnotte
conservate per mesi.
Nelle acque annaspava
per portare a noi quel pane:
ne avevamo perduto il sapore.
Non ridere
non lo vedesti schivare le pallottole
con nelle pupille impressi i volti cari.
Non ridere
non lo vedesti piangere
quando alla fine seppe
che la figlia era morta di fame
e non lo vedesti dopo cercare
un lavoro come mendicante.
Non ridere
è morto in silenzio
soffrendo più forte dolore.
Piangi? Perché?
E' morto un Uomo da Uomo:
mio padre.
SE M’ADDORMENTO
Se m'addormento svegliami
se non mi sveglierai troverai
al tuo fianco il cuore freddo.
Ma tu mi sveglierai.
E' triste questa notte di ansia e di paura,
non un grillo canta sotto la luna,
anche le cicale tacciono.
Sull'albero giovinetto ancora
un usignuolo tenta il suo canto
ma è subito silenzio.
La città nuova abitata da spettri
robotizzati è una tomba enorme.
Solo un cane guaisce in lontananza
e il battito fremente del mio cuore.
Un usignuolo tenta il suo canto
ma è subito silenzio.
Il respiro non muove una fronda
una folata di vento vorrei.
Se m'addormento svegliami
non lasciare che il cuore
diventi freddo.
SOGNO E REALTA'
Anni lontani sono venuti
sotto il castagno.
Libera e quasi selvaggia
le braccia tendi con sorriso
casto, palpitante di vita.
Alberi secolari è autunno!
Primavera era in quella valle.
T'affacciavi, ti offrivi...
Ho declinato, declino l'invito.
Questa scimmiottina l'amo
da lustri passati in fretta.
Libera e quasi selvaggia
nella verde selva
della valle resti.
Sotto il castagno leggera
amore passi le dita nei capelli,
il libro aperto cade, «A Silvia» leggo.
Ella forse ha letto il ricordo
negli occhi
sorride e mi stringe la mano.