"Cinque poesie" di Reno Bromuro, 2002



COME TI SENTO


Come ti sento a volte contrariata con me
che sono un perdente vincitore,
perché non sai che con me hanno vinto
i derelitti che non vuoi ascoltare,
gli emarginati che vuoi ignorare.

Eppure sento, camminano con me
eppure li sento, cantano con me.
Cantano per le strade le mie parole
e sono volti che io non conosco
sono un volto che non conoscono.

E' bello sapere che sono il più forte
dentro porto gli occhi di noce
nell'anima, l'amore sognante:
il tuo volto di luna, raggiante di sole.



IL CANTO DELL'USIGNUOLO


Oggi che il canto dell'usignuolo si fa lamentoso
sento la pesantezza di un sogno non vissuto
e odo ancora il grido della gente impaurita
all’avvicinarsi del treno che aspettavamo ansiosi.

Una bambina è risucchiata dall'aria turbinosa,
e nelle mani anchilosate ritrovo
solo un cappuccio e una ciocca nera di capelli.

Dalla folla che popola il marciapiedi della metro
grida raccapriccianti, tu ed io tremanti
avvinti in eterno abbraccio, sconvolti e piangenti.

L'usignuolo ritorna ogni sera a ricordare...

Mano nella mano mi portavi per strade sconosciute
ripide scale, irte salite, nuvole rosa campi sterminati
di papaveri...azzurri, mentre l'usignuolo
cantava alla luna.

Oggi che il canto dell'usignuolo si fa lamentoso
mia cara, sento tutta la pesantezza di quel sogno.
Oggi che l'usignuolo piange, ti dicevo, odo
il grido della gente impaurita, mentre raccolgo
il sangue che sgorga prepotente dal mio cuore.



PER DIRTI


Ti sei messa sul mio cammino
e non ti ho chiesto chi sei.

Non hai parlato, riflessa l'anima
allo specchio ho visto, la mia.
Ho tremato al tuo sguardo.
Ho pianto al battito del cuore.
Ho aperto le mani a coppa
raccolta di lacrime nelle mani:
non erano gocce di pianto
vapore
polvere
danzavano nelle mie mani.

Inginocchiato ai tuoi piedi
bacio le orme che lasci.
Mare cattivo e amato, passi
come carezza sulla sabbia,
crudele cancelli la gioia.
Mi contorco nel dolore
come l'olivo, per non urlare.

O miracolo di vita, tu piangi!?

Raccolgo quella lacrima viva
bagno le aride labbra
e nelle mani il cuore brilla.
Stringo tra le mani un cuore
e attendo
attendo quella svolta per dirti...



DA DECENNI


Da decenni non mi guardo allo specchio
perché vi trovo il tuo volto, lo sguardo
severo e inquisitore. Allora i ricordi
mi danzano intorno e nella mente:
la paura di quando avevo la febbre
e ti chiamavo disperatamente.

Fortuna c’era nonno che stringendomi
da far mancare il respiro, consolava
l’affanno cullandomi e mi narrava
di un uomo che per dare il pane
ai figli volontario era in Spagna.

Un giorno mi misero a zappare per preparare
«l’orticello di guerra» e tu oramai eri in Grecia.
Raccolsi le barbabietole che seminai pensandoti
Ed eri prigioniero dei nazisti, non so dove.

Da decenni non mi guardo allo specchio
per non vedere il tuo volto barbuto
il corpo grondante acqua e i pidocchi
che nuotavano nella «tina» dove
amorevole la moglie e sorelle
tentavano di distruggere, ma
s’impossessarono della mia carne,
s’infiltrarono sotto la pelle e fu altra
sofferenza e altra fame, e tu ancora
non c’eri, ché i pensieri ti portavano lontano.

Non mi guarderò più allo specchio
per non pensare, per ritrovarti dentro
di me avvolto nell’anima, come
quando bambino nei deliri della febbre
ti chiamavo, non c’eri ma ti vedevo
attraverso gli occhi di mio nonno.



I FARI DEL TRENO


La luce dei fari mi giunge
nella nebbia del mattino
mentre un sole sincero
va colorando l'aria di rosa.

E' passata la notte!

Un nuovo giorno viene
un altro giorno amore.

S'arrossano il cielo e il mare
mi perdo in quel rosso fuoco
del tramonto nel ricordo di te.

Il lampo dei fari ritorna
nella notte nera e nebbiosa:
è il treno che te conduce
per l'infinito spazio del cuore.



©  Reno Bromuro, 2002 
 

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