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SOGNO DI
CRISTALLO
Stava nel palmo della mia mano
il piccolo sogno di cristallo azzurro.
Volevo raccontarlo al mare,
posarlo sullo scoglio,
guardarlo da lontano,
e poi tornare a sfiorarlo
con le dita velate di sabbia e di sale.
Volevo raccontare al mare
quel colore d'acqua,
e il dondolio che culla l'anima
come solo l'onda di una notte quieta
sa fare.
Volevo raccontare al mare
la dolcezza di quel sogno,
lo svolgere del suo tempo,
il tintinnio del suo canto.
Volevo raccontare al mare,
il piccolo sogno di cristallo azzurro,
ma come Icaro libero di volare,
s'è levato al sole per poi precipitare.
Ora cammino a pietri nudi sulle pietre dure
per sentire dolore
e sfuggire il pianto del cuore.
Cammino a piedi nudi sulle pietre dure
per ferire anche l'anima
gridando al mare
"non farmi più sognare".
GIORNO RAPITO
Due gocce di zenzero bastano
per cancellare la coscienza
e far partire la giostra di Babele.
Il cielo timido segna l'orizzonte,
là, dove l'acqua sembra finire
in una lingua di blu più intenso.
Un tiepido raggio carezza la pelle,
canzonando il dispetto dell'aria.
E gli alberi spogli, e le panche abbandonate
sorridono, godendo la magia del momento.
Il volo d'un passero proiettato nel cielo
si fa ricamo d'oro e azzurro.
Poi... qualche gabbiano
e l'abbaiare di un cane lontano.
Mi perdo negli occhi di questo giorno rapito
che ha la bellezza dello stupore puro.
Sono come un bimbo,
che rubato un dolcino,
lo gusta gioioso...
ed è più che buono.
SAUDADE
Saudade vestita a festa
danza su arcate di mare.
Sorride lontano Saudade,
sorride al vento,
lo prende per mano,
lo carezza appena
e lo lascia andare.
"Saudade...Saudade..."
mormora l’eco,
"è l’attimo trascorso che vai a danzare".
Saudade non ode,
volge lo sguardo verso il nulla che tace,
e nemmeno l’eco ha più voglia di parlare.
Saudade canta la melodia del cuore,
il mondo si fa nebbia e siede ad ascoltare.
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