"Verso Buda" di Fabiano Alborghetti , Como, Lietocolle libri, 2004.

 


VERSO BUDA


Non lasciare incustoditi i sensi,
tendono a divagare, ti spostano da un luogo
all'altro: la campagna Pavese

scende nell'occhio ed è difficile
da sostenere,
soprattutto quando è tempo di ritorno

dice la signora che passa di tanto in tanto, cosi discreta
in vestaglia lisa e cane, in aria di compagnia.
Non puoi vivere due esistenze, dice:

una ha sempre il sopravvento, anche se ignota.



Un germoglio elementare, con ragione e postumo
alla pioggia, improvviso direi
e senza contenimento alcuno. Fiorita

senza sapere di niente, un'erba matta inutile
se non per il colore raccolto a chiazze di stagione.
Stando a guardare persuade al nuovo stato.

E' tutto diverso e riempie nel gesto minimo
come tornare al sereno dopo il pianto
d'improvviso differente restando uguale.



Disegna una diversa lingua anche
se non dissimile dalla specie, il vicino.
Questione di retaggio, d'insegnamento alla vita:

antagonista nelle abitudini
è stretto nel medesimo tempo condiviso,
da impegni senza intrusioni. Non cosi io,

di passaggio, in ozio ciarliero.



Appena svegliato ancora lontano
e viene da sorridere: cosi è giusto l'inizio.
Tiepido e incolpevole

il mattino senza peso morto in bocca trattenendo.
Sono in feriale abulia. Prima un passo
dopo l'altro: non si cambia forma al rito.

Un caffè e ritorno ti prometto, pensando al proverbio.



Di nascosto, col rumore capace dei bambini
compaiono in massa, in numero da tre a sette:
un drappello in sudore disperato

a dar la caccia al cane, al giorno lungo ancora.
Tutti figli di zona a scattare tra gli sterpi
urlando nomi, azioni anche: un'evidenza di energia

a trafugarmi il cortile. All'inseguimento
lo sguardo retrocedo credimi: già sudo esaltato
correndo in testa

fermo al muro, immaginando.



Espansa oltre fino a perdermi ma persisto
nella stanza vuota, disabitata. Al gesto
il bere, una comunione senza mistica o significanza

e altro vino alle labbra le tue labbra ricordando
il poco prima: una penuria saperti aldilà,
una mancanza incredibile ma oltre la porta è diverso

lo so, un paesaggio più intimo con te un diverso scenario.
Il tempo della sigaretta e ti raggiungo mi dico
e la fumo più in fretta.

E la spengo a metà.



Il conforto delle spezie vale l'ordine:
insieme i diversi odori che portano a mangiare con te
ma non lo stesso cibo di ieri.

Seduto aspetto gli occhi basculanti a seguire
mentre compari e sparisci traversando la porta
e mi domando cosa vale quando ritorni e quanto perdo

quando allontani:
se lo spazio di una pietanza apparsa
o la sicurezza del tuo ritorno.



Un amarti migliore ben oltre
la semplice nudità riprende asilo, un trasmettermi
attraverso te e dentro. Una coscienza anche

diversa e più affinata nonostante la stanza consueta.
Tutto riprende da capo
impostando nuovo tempo ma con memoria:

rilasciare i ricordi uno ad uno
conferma il passato, il guadagno
dell'attuale presente.



Resta una massima sensibilità ai richiami
anche casuali, una identificazione nei ricordi sghembi.
Mentre con le mani la premitura dei gesti prospera,

raccolgo il foglio A4 dei provini contatto: ci siamo anche noi.
Bisognerà stampare le foto, dico, siamo fatti anche di questo:
anche se parte del significato immediato è perso

convocare le tracce bisogna, senza alterazioni.


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