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GUANCIALI DI TERRA
Concernenti, vistosi
intelletti frementi
vivono dentro di te,
e quando vorrai
tu scoprirai
le note sublimi che sorvolano
il dolce torpore
di un innescato tremito
fermo in fondo al tuo essere,
vivo,
con te, per te, in te.
Fugaci, istantanee debolezze
inculcate, sature di acri
ripercussioni sconnesse,
sottratte a poliedriche
pulsazioni esasperate.
Sventagliate sovrapposizioni
di incostante miscuglio.
Torniti noccioli
di vaporosi, artefatti
guanciali di terra,
la tua ereditaria,
essenziale, incoerenza.
Consapevole,
tu torni alle tue radici,
in esse vivi perché in esse respiri.
IL GUERRIERO
Torrenti di acque e di sale
non bastano a quietare
il flusso caustico
di demordenti spasmi.
È freddo il corpo.
Ne inspiri la potenza.
Nervi saldi,
sguardo fermo.
È l’obiettivo a guidarti.
Molli attenzioni
in direzioni opposte.
Distanze incorporate
in un tempo dimenticato.
Dall’ombra spenta
un ricordo impalpabile,
ma già presente.
Contiene un tagliente dolore di fondo,
segnato dal tempo.
Villose braccia
scaldano un corpo marmoreo.
Caldeggiate soluzioni
si affiancano nella mente.
Scardinati sbadigli,
richieste impellenti,
uno sfogo assente,
fermenti angosciosi
nel mare d’inverno.
È freddo nel cuore,
nella mente, nel corpo.
Smaniosi respiri
in questo rigore inclemente.
È fermo il sangue,
bloccato nelle vene,
in un silenzio che tortura.
Guerriero impavido
di notti insonni,
incoraggi l’inesauribile
scontato ragguaglio.
Un grido soffocato
in una baita d’amore.
Sollievo insperato
in un angolo sofferto
sul volto del guerriero
coperto dal sangue,
coperto da un elmo mistificatore.
Guarda nella fondina
se trova un appiglio
a lungo termine …
ma NO, non vuole toccare il fondo,
non vuole fermare il mare infinito
che muove le onde del suo dolore.
Accanto c’è il grande pensiero del cuore
a frenare ogni forma,
ogni forma di disperazione.
Il guerriero schiacciato
da un’ombra maligna
riemerge fiero
nel suo nuovo fulgore.
INTIMA ASSONANZA
Un boato sordo,
uno scoppio d’ira.
Trema la terra
e sprofonda il sorriso.
Quanto spazio attorno!
Sapore di tormenta.
Il seme della vita
ad incastro tra fiumane di pensieri.
Corto è quel brivido,
bagnato è il tuo sudore.
Vivi il suono dolce di un richiamo,
abbarbicata al tuo grande amore.
Tu vivi una tenera agonia,
nel mare verde dei ricordi.
T’imbevi di passione,
gongola il tuo cuore.
Assetato di armonia,
un ciclonico languore ti avvolge.
E con scalati movimenti
uno strepitìo di immagini.
Furore nella mente,
abbraccio ammainante,
curioso abbandono devastante.
Ricuci il tuo domani
partendo dal dolore.
PADRE
Quasi vorrei
tu fossi presente
in quegli attimi stolti
restii a sognare.
Zigrinate stoffe,
mi abbandono al tepore
di un tenace ricordo
e tu sorridi.
A volar su nei cieli,
a cavallo del tempo,
sovrasti il mio cuor.
Gocciole sparse
di sudore e di pianto
avversano
il sano principio
del corretto avanzar
del volo composto
di stormi anelanti
mete più ariose.
Giusto tu sei
come sempre sei stato,
ventagli d’amore
ti allargano il cuore,
tu sai chi ti vuole,
chi ha bisogno di te.
E scorrazzi e fomenti
momenti migliori,
desideri veramente
toccare le stelle
e una la sfiori
perché è la tua vita,
che palpita all’unisono
con la tua tempra.
La tua pelle ha assorbito
la luce delle stelle
quando attingevi dal mondo
sorsi di blanda poesia
e intanto elargivi
il tuo cuore pietoso.
Han germogliato
carrette zeppe di gigli
e fiori, i più odorosi.
… un fitto giardino d’amore
l’impronta che hai lasciato.
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