Da "Guanciali di terra" di Caterina Accardo, Ibiskos Editrice, 2004

 


GUANCIALI DI TERRA 


Concernenti, vistosi 
intelletti frementi 
vivono dentro di te, 
e quando vorrai 
tu scoprirai 
le note sublimi che sorvolano 
il dolce torpore 
di un innescato tremito 
fermo in fondo al tuo essere, 
vivo, 
con te, per te, in te. 
Fugaci, istantanee debolezze 
inculcate, sature di acri 
ripercussioni sconnesse, 
sottratte a poliedriche 
pulsazioni esasperate. 
Sventagliate sovrapposizioni 
di incostante miscuglio. 
Torniti noccioli 
di vaporosi, artefatti 
guanciali di terra, 
la tua ereditaria, 
essenziale, incoerenza. 
Consapevole, 
tu torni alle tue radici, 
in esse vivi perché in esse respiri. 



IL GUERRIERO 


Torrenti di acque e di sale 
non bastano a quietare 
il flusso caustico 
di demordenti spasmi. 
È freddo il corpo. 
Ne inspiri la potenza. 
Nervi saldi, 
sguardo fermo. 
È l’obiettivo a guidarti. 
Molli attenzioni 
in direzioni opposte. 
Distanze incorporate 
in un tempo dimenticato. 
Dall’ombra spenta 
un ricordo impalpabile, 
ma già presente. 
Contiene un tagliente dolore di fondo, 
segnato dal tempo. 
Villose braccia 
scaldano un corpo marmoreo. 
Caldeggiate soluzioni 
si affiancano nella mente. 
Scardinati sbadigli, 
richieste impellenti, 
uno sfogo assente, 
fermenti angosciosi 
nel mare d’inverno. 
È freddo nel cuore, 
nella mente, nel corpo. 
Smaniosi respiri 
in questo rigore inclemente. 
È fermo il sangue, 
bloccato nelle vene, 
in un silenzio che tortura. 
Guerriero impavido 
di notti insonni, 
incoraggi l’inesauribile 
scontato ragguaglio. 
Un grido soffocato 
in una baita d’amore. 
Sollievo insperato 
in un angolo sofferto 
sul volto del guerriero 
coperto dal sangue, 
coperto da un elmo mistificatore. 
Guarda nella fondina 
se trova un appiglio 
a lungo termine … 
ma NO, non vuole toccare il fondo, 
non vuole fermare il mare infinito 
che muove le onde del suo dolore. 
Accanto c’è il grande pensiero del cuore 
a frenare ogni forma, 
ogni forma di disperazione. 
Il guerriero schiacciato 
da un’ombra maligna 
riemerge fiero 
nel suo nuovo fulgore. 



INTIMA ASSONANZA 


Un boato sordo, 
uno scoppio d’ira. 
Trema la terra 
e sprofonda il sorriso. 
Quanto spazio attorno! 
Sapore di tormenta. 
Il seme della vita 
ad incastro tra fiumane di pensieri. 
Corto è quel brivido, 
bagnato è il tuo sudore. 
Vivi il suono dolce di un richiamo, 
abbarbicata al tuo grande amore. 
Tu vivi una tenera agonia, 
nel mare verde dei ricordi. 
T’imbevi di passione, 
gongola il tuo cuore. 
Assetato di armonia, 
un ciclonico languore ti avvolge. 
E con scalati movimenti 
uno strepitìo di immagini. 
Furore nella mente, 
abbraccio ammainante, 
curioso abbandono devastante. 
Ricuci il tuo domani 
partendo dal dolore. 



PADRE 


Quasi vorrei 
tu fossi presente 
in quegli attimi stolti 
restii a sognare. 
Zigrinate stoffe, 
mi abbandono al tepore 
di un tenace ricordo 
e tu sorridi. 
A volar su nei cieli, 
a cavallo del tempo, 
sovrasti il mio cuor. 
Gocciole sparse 
di sudore e di pianto 
avversano 
il sano principio 
del corretto avanzar 
del volo composto 
di stormi anelanti 
mete più ariose. 
Giusto tu sei 
come sempre sei stato, 
ventagli d’amore 
ti allargano il cuore, 
tu sai chi ti vuole, 
chi ha bisogno di te. 
E scorrazzi e fomenti 
momenti migliori, 
desideri veramente 
toccare le stelle 
e una la sfiori 
perché è la tua vita, 
che palpita all’unisono 
con la tua tempra. 
La tua pelle ha assorbito 
la luce delle stelle 
quando attingevi dal mondo 
sorsi di blanda poesia 
e intanto elargivi 
il tuo cuore pietoso. 
Han germogliato 
carrette zeppe di gigli 
e fiori, i più odorosi. 
… un fitto giardino d’amore 
l’impronta che hai lasciato. 



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