Da "Libro di Io" di Carlotta Wittig

Io non sono una donna. Sono una guerra.
Io. Sembra facile. Questo io smembrato. Agli indiani, non gli piace. Quali indiani, però, quelli di India non li so, non ci sono stata. Altri indiani. Dicono di venire da lì, ma poi sono sempre in America con barbe bianche. Natalizi. 'Sarà bello vedrete tutti felici'. 'Ma non dovete dire più "io" '. Anzi "ego". Strani indiani parlano in latino? L'ego non gli piace. Niente, non gli piace per niente, come un porco sporco da vergognarsi ad averlo tra le ortensie. Ego latino comunque in italiano significa io. E io, se sono un porco sporco e mi devo buttar via, come mi chiamo allora?
Poi c'è quella lunga storia dei genitori. Anche loro quante gliene hanno fatte a io.
Madonna che storia lunga, sembra un verme solitario che mangia tutto dentro. Uh quel bel signore come l'ha capito bene. Mi piacerebbe portargli delle margherite. Stava a Vienna , s'alzava alle sette, andava a letto alle tre di notte e ha capito tutto dei miei genitori e di quello che hanno fatto a io. Freud. Ti amo. L'ha capito prima che loro nascessero e che io nascessi il che è assolutamente geniale mi sembra.
Che timido che onesto e gli è venuto il cancro alla fine gli hanno tagliato mezza faccia mezza bocca. Troppe ne hai scoperte e poi dei genitori. Non perdonano hanno le sale con ruote dentate e serpenti a sonagli nei cuscini, figurati se te la lasciavano passare.
I gesuiti lo sapevano quanti dèmoni ci sono io no, ma sono legioni e legioni comunque, i genitori lo stesso, legioni e legioni figurati tu da solo. Hai fatto anche troppo. Quando io sarà più forte e potrà viaggiare, verrò fino a Vienna e ti porterò molte margherite di Roma che ti piaceva. Ti devo il mare di questo agosto com'è stato difficile raggiungerlo, è dietro l'uscio di questa casa piccola bianca e celeste sulla spiaggia, che assomiglia a me.
Sono le due di notte e ho dovuto interrompere perché tante formiche si davano da fare col cadavere d'un nero insetto forse calabrone che alle nove era vivo sulla tenda e alle dieci morto per terra e loro se lo volevano pappare ma io le ho fatte fuori.
E ho molto da fare col mio perduto amore speriamo che non sia perduto. Mi piace perché è grande e complicato e ha la pelle bianca specialmente quella del corpo, e poi scrive per vivere come me ma non è stato sufficiente, speriamo che mi ami. Hannah dice di sì, ma a volte lei m'inganna.
Lui, non dirò come si chiama ho paura che si vergogni, non c'è. Il suo corpo non è qui né la sua viva voce la sua anima forse sì però non la vedo.
Hannah dice che io ho la veggenza ma non è vero, io solo so quello che scrivo e dopo che è scritto, ma prima con gli occhi niente.
E forse dovrei dire chi è Hannah e lo dirò certo ma non adesso, perché questo è il libro di io, il suo primo libro di scrittura ne ha così bisogno e non si deve, non si deve tirarlo a dire e fare quello che non vuole, l'hanno tirato tanto poveretto.
Su e giù, fa' questo fai quello non dir così dì colà, uffa.
Non ne potevo veramente più, un altro po' e finivo come quel calabrone. Allora io desidero che questo libro sgorghi senza chiedere scusa, per far compagnia e tenere per mano principalmente se stesso e insieme tutti gli altri timidi io che ne hanno voglia, però siano sinceri non entrino in questo libro se non sono proprio sicuri che gl'interessa vedere io cos'è.
Meglio nessun lettore che un lettore 'tu' o un lettore 'noi' (per carità), io è ancora esilissimo un filo d'erba veramente e lettori ostili non ci mettono niente a farlo fuori.
Ma che cos'è io, la prima volta che si dice? Due piedi alquanto piccini e una forchetta sul seggiolone. Al massimo la punta del naso.
Ecco adesso invece è mezzogiorno e io sta nascendo credo, che dolore e una paura tremendissima.
La prima volta c'era una madre con te, magari ti odiava però era costretta a te, finché non uscivi fuori, adesso non so da cosa esco, mi fa una gran paura. C'era una farfalla cieca poco fa e sbatacchiava maldestramente contro le pareti anche lei mi metteva paura. Per fortuna è uscita.
Io sono sdraiata e fuori c'è il mare ma non riesco.
Poi ci andrò dentro, ma adesso ancora non ci riesco.
È difficile la penna sincera.
Non lo è mai del tutto lei si muove sempre per far vedere che è brava e che sa i congiuntivi, teme i verdetti e fa tante ordinate capriole come sul palcoscenico, per far vedere che sa fare questo e quello.
Anche la mia si muove sempre così, come ho detto scrivo per vivere e non mi danno soldi se non la muovo come vogliono loro almeno un po'.
È anche difficile la penna calda, che deponga parole fumanti e strillone come neonati ancora impataccati di grembo non ne ho mai fatto uno non so se adesso è tardi ma lo farei.
Sarebbe vivo come il mare che fa le fusa laggiù nel buio, pieno di animaletti anche infinitesimi, ce ne devono essere bilioni di bilioni, nella sua pancia gatta di questa notte. E sarebbe vivo mio figlio come le piante qui davanti non tante però ci sono moltissime foglie e ognuna ho sentito adesso che è viva, non l'avevo mai sentito prima, l'avevo letto nei libri specialmente orientali sapienti che è bene sentire così, che tutto è vivo e siamo tutti vivi insieme, benissimo però era nei libri.
Io non sono ancora pronta per dire "io sono", perciò spesso dirò "io è" e non è uno sbaglio o far finta di essere senza regole. Non siamo ancora veramente uniti io e io, l'ho detto è molto esile, se subito ci entro dentro posso anche spaccarlo, e allora la grande fatica di covarlo addio.

©  Carlotta Wittig - 2002
 
 

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