Johnny tirò via il filtro coi denti a una sigaretta.
"Veniamo al dunque…", si schiarì la voce chinando la testa in avanti. Prese il coltello come fosse una matita.
Gli altri due si fecero sotto allo stesso modo. Mario si avvicinò con la sedia e posò il mento sui pugni accavallati.
Ringo si volse un attimo a guardare la donna che rassettava in giro.
"Questo è un percorso obbligato" Johnny caricò tracciando una linea sulla tovaglia.
Mario lo fissava attentamente.
"… Vasco ci passerà stanotte, dopo il concerto al Sonny Stage Stadium… diciamo intorno… all'una e trenta."
"Quella là non mi piace, ha l'aria di avere le orecchie dappertutto" Ringo masticò volgendosi di nuovo.
"Ehi, non ti fissare" fece Mario, "se ci pensi ti sembra che tutto il mondo guardi solo te, mentre non è affatto così, amico, non è affatto così." Bevve un sorso di vino e lo rimescolò fra le guance prima di buttarlo giù.
"… farà il solito pezzo di autostrada e poi uscirà qui, nei pressi del viadotto San Luca, precisamente a Villa Calista", Johnny fece un segno a forma di X con la punta del coltello.
Mario scosse lentamente il capo: "No, mai sentito."
"… c'è un lungo rettilineo di platani. Il paese è molto più avanti. A circa metà del rettilineo, sul lato sinistro, c'è uno spiazzo poco illuminato, eccolo…", azionò l'accendino, tirò una boccata dalla sigaretta e lo sistemò in piedi nel punto indicato, "… albergo trattoria La Baffona, cucina casalinga, bar tabacchi e distributore di benzina…" Si appoggiò indietro sullo schienale. "È un posto fuori mano. Roba di terz'ordine" soggiunse, "però è tranquillo. Di giorno è abbastanza frequentato, ma di solito a quell'ora non c'è nessuno."
Seguì un silenzio.
"Bene, ecco approntato il piano d'attacco" disse Ringo.
"Ci dorme?" chiese Mario.
"Può anche darsi. Però di solito si ferma solo per mangiare" disse Johnny.
"Accidenti, come fai a sapere tutte queste cose?"
"Le so e basta."
Ringo gli mostrava i denti: "Le sa e basta, capito?"
"Ah, un'altra cosa…" disse Johnny, "quando lui arriverà, noi saremo già lì. E a quel punto… dovremo essere veloci."
"Oh, se lo saremo!", Ringo si stirò i capelli fra le mani.
"… e se non fosse solo?"
"Bella domanda. Di solito sono in due. Con due sbarbe rimorchiate nei camerini."
"Chi è l'altro?" "Si chiama Guido Elmi."
"Ho capito, lo conosco, musicista, produttore, arrangiatore, sì sì sì, praticamente il suo braccio destro… " fece Mario.
"Esatto."
"Okay, qual è il piano?" "Puntualità e sangue freddo."
"Tutto qui?"
"È abbastanza" disse Johnny.
"Ma no!" fece Mario, "… ci occorre un piano prima!"
Ringo rovesciò un braccio e la testa sul tavolo e gli puntò un indice storto: "Ascoltami bene americano, e guarda che non sono in vena di scherzare", soffiava acido come una teppa dagli occhi di puma, "o la finisci con le tue osservazioni da idiota o stasera sarà peggio per te."
La donna passava con un gran sacco d'immondizia nero. Lanciò loro un'occhiata frettolosa e uscì nella veranda.
Johnny staccò la bottiglia e versò da bere. Drizzava la sigaretta fra le labbra. "Non sarà facile" dichiarò con un piglio imperscrutabile da Clint Eastwood, "ma noi ne salteremo fuori..."
"Be', non sarà facile come la fai tu" Mario contestò.
"Al diavolo!, cosa ti aspetti da me?!…", Johnny si riprese in fretta, "… lui è Vasco Rossi e io sono io, e gli voglio fare un paio di domande, tutto qui… Allora, ci stai o non ci stai?, deciditi adesso."
"Guarda che avevo già deciso."
"Ah, ecco."
Alzarono i bicchieri e brindarono con un cenno della fronte.
Ringo si asciugò la bocca poi disse:
"La verità è che c'è un mucchio di gente… Siamo un mucchio di gente in un posto chiamato Far West, ecco la verità. Io penso questo. E credo che il resto sia tutto un gioco."
La donna rientrò e si avvicinò pulendosi le mani nel grembiule.
"Allora, solo i caffè o che altro vi porto?…"
...
"Secondo me la tipa ci ha sgamato."
"Ma va là!"
"E allora perché rideva?…"
I ragazzi sciolsero i cavalli e si allontanarono al piccolo trotto.
"Quella lì non ci vede neanche a noialtri."
"Hai visto che rossetto da urlo?…"
Dopo dieci minuti, cominciarono a salire in fila indiana sul dorso di un promontorio.
C'era un gran silenzio.
La faccia della luna, scomposta fra le nuvole, dava un senso avveniristico al cielo. Mario notò, fra uno scorcio e l'altro, che sembrava "una grande pastiglia di sospensione bianca e molto femminile dietro le quinte dell'universo."
Proprio così, disse: quinte dell'universo.
"Bah, quante storie" fece Ringo, "tu e il tuo commercio americano di fregnacce, a me pare solo una pignatta vuota dietro un paio di occhiali rosa…"
La stradina spontanea era quasi invisibile per la fitta vegetazione.
I loro occhi si riempirono di buio.
"Be'…" disse Mario, "dietro le quinte ogni scemo ha la sua età…"
"Mi pigli in giro?…" fece Ringo, "che vuol dire dietro le quinte?"
Gli animali sbuffavano tiepido fiato nella notte fresca.
"Ehi, la prossima volta non vi lascerò bere così tanto", Johnny parlò meno forte di loro e con un senso di vigilanza superiore.
"Ti sbagli, amico, non ci sarà una prossima volta con lui" fece Ringo sputando un fiotto di saliva pieno di disgusto.
Passarono sotto gli alberi. Erano alberi alti e frondosi e scuri.
"Senti che profumo" disse Johnny.
Ringo rispose:
"Te lo ricordi?"
Fece appena in tempo ad aggiungere:
"… questo era il posto delle fragole."
Qualcuno si lanciò da un ramo e gli saltò in groppa facendolo cadere pesantemente al suolo. Gli strinse un braccio intorno al collo e gli puntò una lama di fianco.
"Hutz!…" riuscì ad urlare strozzato prima di ricevere un pugno in testa che lo lasciò stordito ma non privo di sensi.
Johnny balzò dalla sella e si tuffò col fucile nella macchia. Sparò una serie di colpi verso la direzione opposta.
"BANG! BANG! BANG!…"
Mario tese le briglie, vacillava come se dovesse perdere l'equilibrio. Urlò. Tentò invano di afferrarsi e rovinò a terra nella puzza di sterco. Il suo puledro giallo nitrì dall'orifizio sbagliato e scappò ritto su due zampe verso una radura. Mezzo stordito, il cowboy pensò di cavarsela restando muto e fermo come un sasso ripieno di Spirito Santo.
Cessata la pioggia di piombo, un tombolotto arcigno dal respiro cavernicolo si fece avanti. Trascinava Ringo contro di sé. Un raggio lunare attraversò la sua faccia spinosa e le folte sopracciglia crudeli.
"Su, fessacchiotti, venite fuori con le manine alzate!"
Si passò la lingua sulla bocca umida e nel parlare scopriva i denti. Gli sfuggì una risata che avrebbe risvegliato un cimitero.
"Sì, col fischio!" Mario gridò da qualche posto lì attorno e la sua voce terrorizzata risuonò sciocca e sgradevole malgrado tutto.
"Via, non fate i cretini! I vostri genitori vi cercano. Staranno in pensiero per voi!"
Ringo strabuzzava gli occhi e scrollò debolmente la testa imprigionata da quel braccio peloso.
Saltarono fuori Johnny e Mario e buttarono le armi.
"Bene. Fatevi guardare meglio."
Il tipaccio estrasse di tasca una torcia elettrica.
I pistoleri fecero uno sforzo disperato per trattenere le lacrime.
"Sto cercando uno Sceriffo disertore, uno che ha disonorato la legge…" disse il manigoldo e seguitò a ridere in quel modo insolente.
Non appena richiuse le fauci, si udì un doppio ronzio metallico alternato che andava e veniva dissimulato dai tornanti e dalla distanza.
("Che succede?" pensarono tutti. "Sì, che succede?" rispose ognuno all'interno della propria cuticola mentale.)
Così, come ancelle di una qualche Provvidenza, i fari di due motociclette bucarono la notte a qualche decina di metri sopra le loro teste.
Mario balbettò:
"Sce… Sceriffo?, ha detto Sceriffo, signore?"
Il crepitio dei motori si apriva a tutto gas lungo i brevi rettilinei.
"Zitto, piccolo idiota!"
Le moto sembrarono arrivare a momenti.
Il ciccione parve distrarsi. Lanciò un'occhiata di sghembo verso l'alto e così facendo allentò la stretta del braccio.
Ringo approfittò della svista, scivolò come un'anguilla e si divincolò, affibbiandogli una gomitata in mezzo alle gambe. Si buttò a quattro zampe. Fu più lesto di una scimmia. Rotolò sulla schiena e si raddrizzò afferrando due pistole. Fece fuoco per un tempo che sembrò sospeso.
Mentre sparava come un forsennato, gridava:
"BANG! BANG! BANG! …"
Alcuni proiettili schizzarono fra i rami degli alberi. Mario e Johnny restarono impietriti a guardare. Una mezza dozzina di bossoli di ottone caldi grandinarono sulle loro spalle.
("Nessuno può essere così veloce... " Mario pensava incredulo.)
L'aggressore con la torcia in mano sembrò resistere a quella ventata d'inferno quasi che fosse stato tutto inutile.
"BANG! BANG!… clik! clik! clik!…"
Acceso dall'esasperazione, terrorizzato dalla vendetta, Ringo si mise a piangere.
"Cadi, figlio di puttana, cadi!" gridava isterico, "Ti decidi a cadere o no!?"
Aveva premuto i grilletti e sparato gli ultimi colpi. Lo sconosciuto barcollava con la rigidezza di una damigiana capovolta e finalmente gli precipitò addosso, schiacciandolo con la sua stazza.
Il cowboy si sentì svuotato e senza respiro.
"Da che parte si esce?… Avanti, che aspettate!… Ehi, tiratemi fuori da qui!…" sgambettava.
Alla fine trascinarono quel grassone per i piedi e lo nascosero in un brutto fosso...
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