"Amore bonsai" di Daina J. Ventura, 2002


Me ne stavo lì, tranquillamente, in vetrina insieme agli altri. Guardavo la gente passare chiedendomi se mai qualcuno mi avrebbe comprato e chi.
Sono un Bonsai: un alberello giapponese, specie innaturale creata dalla paziente cultura di un popolo con antiche tradizioni e poco spazio, ottenuta tagliando le radici degli alberi appena nascono. Così, per un rapporto armonioso che esiste in natura tra radici, rami, tronco e fogliame, rimaniamo piccoli: alberelli nani, o eterni bambini.
Io appartengo alla famiglia degli Aceri ed ho solo sette anni di età. Molto pochi, se si pensa che, in quanto alberi secolari, nonostante la nostra crescita sia limitata, possiamo invecchiare anche di 200-300 anni. Con le dovute cure, si capisce…ed a curarci saranno poi i figli, i figli dei figli, i pronipoti di coloro che ci hanno piantato o, successivamente, acquistato.
In vetrina insieme a me stavano anche dei vegliardi di 150 anni: un abete, una quercia ed un piccolo pruno, con i suoi frutti in miniatura. Sapevo bene, quindi - data la mia umile natura, la poca appariscenza ed il prezzo contenuto: solo 40.000 Lire - che non mi sarei certo dovuto aspettare di finire in una miniserra di qualche villa miliardaria della Brianza…
Una persona ricca avrebbe certamente preferito gratificarsi con un bel boschetto di pini, o una prestigiosa sequoia centenaria.
Beh, spero solo di non finire miseramente i miei giorni mangiato da un criceto viziato da una zitella.
O peggio, umiliato al rango di albero-per-fare-pipì del chihuahua di un'eccentrica checca del Fashion Business.
Mentre ero assorto in tali terrificanti pensieri, vedo attraverso il vetro avvicinarsi una giovane donna:
Non sono ferrato nella valutazione dell'età umana, ma all'incirca doveva avere una ventina d'anni, forse qualcuno in più, data la maestria delle donne - dicono - nell'apparire più giovani di quel che sono. Non era una gran bellezza: piccola di statura ( che ci sia un modo per non far crescere anche le donne? Magari accorciando le estremità…) capelli castani, sottili, che le arrivavano alle spalle, un naso leggermente aquilino in un viso quasi tondo. Gambe ben fatte, però, almeno non era una giapponese. Ma mi ha colpito in Lei lo sguardo: sognante ma intenso, vivo ed il colore dell'iride che ricorda le nostre foglie in autunno. Mi guarda con insistenza, avevo fatto colpo! Mi studiava, poi guardava gli altri, ma con meno interesse. Potevo cogliere il disappunto nel guardare i cartellini dei prezzi, sicuramente troppo alti per le sue possibilità.
Ci siamo, è entrata… ma non è detto, magari - e succede spesso - chiede, curiosa un po' e poi se ne va. La signora del negozio le va incontro e le chiede cosa desidera, Lei dice "un bonsai, non troppo caro, è per un regalo…" Oddio, un regalo! E a chi mi rifila? Alla zia con criceto? O al fidanzato geloso che, in un raptus, mi dà fuoco…
Lei indica me con sicura convinzione, la signora però, che vorrebbe farle spendere di più, la porta in cortile, nella serra dove ci sono tutti quelli non esposti in vetrina. Sta a vedere che compra un Olmo… "No, no" - la sento dire " gli olmi no, per carità!" chissà poi che cosa le avevano fatto gli olmi, non piacciono ai criceti? La vedo dirigersi verso di me: Ci siamo, mi prende! Infatti la signora mi toglie dal ripiano, mi avvolge nella carta e mi lega il foglio delle istruzioni tutto intorno, poi mi mette in un asfissiante sacchetto di cellophane. Lei paga e, preso il sacchetto con estrema cautela, esce. Addio per sempre negozio, addio amici bonsai, chissà dove mi porta questa.
Sale su un tram, si siede e mi appoggia delicatamente sulle sue gambe, belle davvero! Mi guarda aprendo un po' il sacchetto - menomale, che stavo soffocando - sembra soddisfatta. Scende dal tram e poco dopo entriamo in un portone di una vecchia casa di ringhiera. Sale le scale, un piano, apre la porta e mi appoggia su un tavolo. Deve essere casa sua e quindi non ci rimarrò per molto, memore del fatto che sono un regalo… Infatti mi prende dal tavolo, chiude la porta e sale in fretta 39 gradini della stessa scala: bene, una vicina di casa dalla quale sdebitarsi dei soliti favori, tipo: mi presti il detersivo che l'ho finito? Scusami, posso fare una telefonata che ho il duplex sempre attaccato al telefono? Scusami ancora, avresti mica delle sigarette?
Con mio stupore apre la porta un uomo, anche lui giovane, non molto alto. Bene, penso, apprezzo le persone piccole di statura, le rende più simili alla mia natura. Ha i baffi ed i capelli rossicci, occhi grandi da bambino. Si abbracciano, si baciano… si amano! Lei mi posa sul tavolo e con fare maliziosamente pomposo mi scopre. Negli occhi di lui c'è stupore misto ad imbarazzo e gioia: è il primo regalo che riceve da Lei, di sicuro sono amanti da poco.
Io non speravo di meglio: di sicuro l'Amore è il concimante più potente di tutto l'universo e se lui l'ama davvero amerà anche me, di riflesso. Spero solo che quando litigheranno, e lo faranno di sicuro, non mi tiri addosso a Lei con vaso e tutto.
Sento Lei dire "Ho preso un Acero perché mi ricorda le parole di un poeta russo, Esenin, riprese poi da Branduardi in Confessioni di un Malandrino: "Aspettando che l'Acero si curvi per riscaldarmi e poi dormire"…Belle! Non sapevo di essere così importante… Lui è visibilmente commosso, poi Lei dice " Volevo farti un regalo che durasse nel tempo: questo durerà anche più delle nostre vite, se ne avrai cura, anche 300 anni. Così lo darai a tuo figlio e lui lo darà ai suoi. E' un simbolo."
Mi gongolo a sentire queste parole, sono dunque diventato un sigillo d'amore?
Loro si guardano con tenerezza sopra di me e si stringono le mani; sento il calore dei loro corpi fondersi ed arrivare a me sotto forma di onda di energia che mi dà una sensazione infinitamente piacevole.
Per un po' sono indecisi sul dove mettermi, Lei dice che i bonsai devono stare fuori, all'aperto, sì, ma non c'è un balcone - sul davanzale allora! E se c'è proprio caldo caldo o freddo freddo lo metterò qui dentro, vicino alla finestra. Vada per il davanzale.
La finestra è esposta ad ovest, così avrò il sole almeno il pomeriggio. Accidenti se brucia, qui mi scotto! Speriamo si ricordi di bagnarmi spesso, come dicono le istruzioni allegate. Mentre mi guardavo un po' intorno, i due se la sono filata nell'altra stanza… a fare cosa non è difficile da intuire nemmeno per un bonsai. A giudicare dai sospiri che sento poi, sembra proprio che se la stiano spassando un sacco… Per noi piante è diverso, ma il modo di amarsi degli umani non mi dispiace, manda delle forti onde di energia che mi avvolgono come in una calda stretta. Sto proprio bene qui.
Dopo che Lei è uscita, lui viene a guardarmi ancora e poi legge le istruzioni, attento e scrupoloso.
Tocca la terra che mi sta intorno, è ancora umida dell'acqua datami dalla signora del negozio, bene.
E' passato poco più di un mese - non sono cresciuto molto - è normale, ma sono stato bene qui - sul mio davanzale - c'è molta vita intorno a me: sento i bambini che giocano in cortile, le madri che stendono la biancheria dalle ringhiere e chiacchierano tra loro, del tempo, di tutto, di niente.
Gli uccelli che fanno il nido sotto il tetto, proprio sopra di me; i gatti in amore di notte che sembrano bambini ed i bambini che piangono e sembrano gatti. Il sole di Agosto forse è un po' troppo caldo per i miei gusti, qui in alto non c'è molta ombra, se guardo troppo in basso soffro di vertigini… è innaturale per un bonsai trovarsi a 15 metri da terra… ma almeno mi godo la vista come un albero vero, grande. Ma l'unica cosa che mi preoccupa veramente è che non ci sono molte piante in giro, neppure un banalissimo ficus beniamino o una misera azalea con cui fare amicizia, di alberi neanche a parlarne… Sento lontano l'odore di platani malati di inquinamento. E poi, il fatto che non ci siano altre piante significa che lui non ama particolarmente il genere vegetale.
Però Lei viene spesso a trovarmi, a controllare se sto bene. Mi pulisce le foglie dalla polvere e tasta il terreno, se è troppo asciutto mi dà un po' d'acqua e lo rimprovera di lasciarmi morire di sete…. Dice: bisogna che lo bagni spesso il bonsai, ha bisogno delle tue cure, del tuo amore, come me….
Si amano ancora molto, lo sento dalle vibrazioni che mi arrivano e che mi danno energia: Un tipo molto speciale di energia: Se solo ne fossero più coscienti, gli umani, di quell'energia e degli effetti benefici che ha su tutto ciò che li circonda, si amerebbero di più gli uni con gli altri e non se ne andrebbero in giro ad odiare con effetti disastrosi per loro stessi, per tutto il regno animale e vegetale che spesso distruggono noncuranti.
Penso con orrore ai miei fratellastri dei boschi vicini e lontani che vengono arsi vivi, solo perché un piromane (li chiamano così gli umani - e a me viene in mente un'assonanza con "pirlomane", che riterrei più adatta) gli ha dato fuoco per vedere l'effetto che fa… o per una sigaretta gettata fuori dal finestrino di un'auto in corsa verso un week-end nella "natura"….
O, peggio ancora, ai miei lontani cugini secolari delle foreste pluviali in Malesia, cancellati dalla faccia della terra.
Ok, a me sembra essere andata bene - per ora - Ma, che sta succedendo? Mi stanno prendendo.. Oddio, che fanno? Ho parlato troppo presto… magari hanno deciso che stono con l'arredamento hi-tech e mi buttano nel cassonetto della spazzatura! O forse stanno cambiando casa? Magari vanno a vivere insieme in una bella villetta fuori città, con un bel giardino pieno di piante… Eh, magari!
Comunque mi portano via, su un'automobile. Che bello, si parte! Così ne approfitto per vedere un po' il mondo. Magari conosco qualche pianta rara.. speriamo che non sia un cactus - hanno un carattere così spinoso!
Sento che dicono: " No, non potevamo proprio lasciarlo lì tutto solo una settimana sul davanzale, il sole ora è troppo caldo e nessuno avrebbe potuto dargli da bere… mica c'hanno le gambine per spostarsi all'ombra, i bonsai…" No che non ce le abbiamo le gambine… Ma allora dove mi portano? In una pensione per bonsai? Sapevo che c'erano quelle per cani e gatti, ma per bonsai, mai sentito… Aspetta! "Ma sei sicura che se ce lo portiamo in vacanza, in tenda, stia bene?" - "Beh, sì basta trovargli un angolino tranquillo, riparato dal sole e dalle pallonate di bambini pestiferi o da cani curiosi e pisciasututto…" Pfuiii, sì, menomale: una "pioggia acida" di pipì canina è proprio l'ultima cosa di cui avrei bisogno. Intanto, mentre viaggiamo, mi hanno messo sul ripiano posteriore, sotto il lunotto - con tendine parasole…Sballonzolo un po' ma non è male. Siamo arrivati - dove? Non lo so, ma sento che siamo vicini al mare - c'è odore di salsedine e pini marittimi: sono degli allegri simpaticoni, anche se un po' appiccicosi.
Infatti siamo in una pineta, ai margini di una spiaggia che volge ad ovest. Per me va bene.
Mi mettono sotto il lembo della tenda, così sto all'ombra. E nella tenda ci sono loro che fanno l'amore… Ma quante volte lo fanno gli umani? Due al giorno? A volte tre o quattro, oppure una alla settimana o una al mese o una tantum! Dipende. Poi mi lasciano lì solo soletto ed ho un po' paura, speriamo non mi noti nessuno, che nessun cane venga ad annusarmi curioso - I cani mi fanno paura. Sono molto piccolo e questo è un vantaggio, è difficile notarmi. Tornano che è ormai notte fonda, sanno di acqua salmastra: hanno fatto il bagno di notte. Anche gli umani dovrebbero bagnarsi spesso… Credo che sentano i miei pensieri, infatti vanno a prendere un po' d'acqua e me la versano sopra. Ne avevo proprio bisogno! L'aria salmastra non è che mi faccia un gran bene, non ci sono abituato, non sono un pino marittimo io. Però la sera c'è un bel venticello che mi rinfresca e ci sono i grilli che se la cantano di sera e le cicale di giorno a tenermi compagnia… Non che ce ne fosse bisogno, i pini marittimi sono dei chiacchieroni.. oh, non stanno zitti un attimo!
La notte i miei due amanti si parlano piano e si dicono cose dolcissime: " Sei bella, e te lo dico ad occhi chiusi: ti sto guardando l'anima"… una musica di parole. Che scaldano il cuore, anche quello piccolo piccolo di un bonsai. Poi leggono a voce alta e ridono, piangono. Ma sono felici, lo sento.
Un giorno però hanno litigato - su una cosa stupida, credo - gli umani litigano sempre su cose molto stupide. Gelosia, credo - che poi non so cosa sia esattamente - noi non la proviamo mai.
Lei la mattina era imbronciata e diceva tra sé " gliela faccio vedere io, a fare lo scemo tutta la sera con quella svedesina svenevole, alta e bionda!" - Hai, hai… già il fatto che sia alta è un cattivo indizio, mai fidarsi delle persone troppo alte… Vorrei tanto poterla consolare, chessò io, darle un consiglio, dirle che non ha senso essere gelosi delle cose e delle persone… Che bisogna solo Amare e basta, senza volere per forza qualcosa in cambio… che tanto non arriva mai, se l'altro non vuole, se non Ama a sua volta spontaneamente. E poi, si sa, gli uomini fanno sempre gli scemi con le svedesine, ma lui Ama solo Lei, si capisce - lo avrà fatto apposta per farla ingelosire un po', solo un po'.
Torna con un caffè nero bollente, due brioches calde e due pere… vorrà fare la pace - bene - ha capito il messaggio. Lo sveglia, lui si stiracchia e si stropiccia gli occhi ancora cisposi di sonno. Beve il caffè e mangia la brioche , ancora intontito. Lei lo guarda paziente mangiare di gusto, aspetta che abbia finito e gli dà anche la pera, che lui prende con la mano destra. Poi gli dice: "mi tieni un attimo anche questa ?" porgendola alla sua mano sinistra. Lui rimane lì con le due pere in mano e Lei gli assesta un sonoro ceffone! Beh, accidenti! Poi però scoppiano a ridere tutti e due.. una piccola vendetta femminile, ben orchestrata ed un po' buffa. Almeno non si porteranno rancore, tenendosi musi lunghi per giorni,che poi è la cosa peggiore. Anzi, adesso fanno ancora l'amore… hei, ma qui si alza la media nazionale…
Si riparte - la vacanza è già finita e si torna a casa - Menomale, i pini marittimi mi avevano proprio stancato.
Facciamo una pausa: siamo su un viale alberato: doppie file di cipressi ai lati di una strada diritta che sale ad un grazioso paesino medioevale in collina: "Bolgheri", li sento dire " il paese del Carducci" mentre scendono a scattare delle foto. Si fotografano a vicenda, a turno, con i cipressi come sfondo…

"Cipressi che a Bolgheri alti e schietti
Van da San Guido in duplice filar,
Quasi in corsa giganti giovinetti
Mi balzarono incontro e mi guardar.
Bei cipressetti, cipressetti miei,
Fedeli amici d'un tempo migliore,
Oh di che cuor con voi mi resterei.
Ma cipressetti miei , lasciatem'ire:
Or non e' piu' quel tempo e quell'età.
Se voi sapeste!..via non fo per dire,
Ma oggo sono una celebrità".

Questa poi! Non sapevo proprio che degli umani ci dedicassero tanti versi poetici: prima Esenin, adesso 'sto Carducci… credo che se più umani scrivessero poesie non sarebbero tanto crudeli.
Allora, si riparte, neanche fatto in tempo a scambiare due chiacchiere con i cipressi… che deprimenti! E poi questi si danno delle arie….con quelle chiome ondeggianti come piume di pavone, vabbè che sono diventati così famosi che la gente si ferma a fotografarli, ma dateci un taglio! Oops, meglio non dirlo troppo forte, che sennò magari un pazzo li taglia davvero.
Sono di nuovo sul mio davanzale, certo qui è un po' noioso, ma mi accontento, almeno così in alto non corro rischi. Le mie foglie stanno incominciando ad ingiallire, le giornate si accorciano… deve essere quasi autunno. Tra un po' potrò godermi un meritato riposo, spero solo non faccia troppo freddo.
Loro due si amano ancora ed il loro amore mi riscalda. Un giorno però è arrivata un'altra donna. Una che non avevo mai visto: più alta (brutto segno, lo dico sempre io…) e con un cane! Per fortuna qui sul davanzale non ci arriva a fare pipì. Però abbaia in continuazione ed ha un'aria minacciosa. Che cosa ci trovino poi gli umani di tanto bello nei cani….Capisco i gatti, almeno si fanno i fatti loro, al massimo mi si acciambellerebbe vicino, al sole, facendo le fusa - e se poi mi dà una zampata per prendere una mosca e cado? Urgh, meglio di no . Un pesce rosso, ecco, un pesce rosso andrebbe bene, che mi guarda distante dalla boccia di vetro - nessun pericolo-
Dicevo: c'è questa donna che gira per casa, come se la conoscesse bene. No, non hanno ancora fatto l'amore, non in mia presenza. C'è come un distacco tra loro, un rancore sordo. Lei lo rimprovera: dice che è infantile, un eterno bambino che non crescerà mai, che non vuole crescere, diventare uomo (come se fosse un offesa!) che, insomma, questa sua era solo l'ennesima infatuazione - NON L'AMERA' MICA VERAMENTE, NO? Non come aveva amato lei…(allora era una sua ex, deduco) E poi, perché si erano lasciati? Le aveva detto che voleva stare un po' da solo… da solo? E se scopava con "quella lì" mica ci stava da solo… Erano tutte balle, come sempre, e come sempre poi sarebbe tornato da lei, che lo capiva e che lo avrebbe perdonato. Perché lei sì che lo amava davvero… l'avrebbe amato ed aspettato per l'eternità!
L'eternità, poi, che parolona! Neppure noi alberi, che pure viviamo in media 100/200 anni più degli umani parliamo di eternità…Che ne sanno loro dell'eternità.
Poi questa donna gridava, piangeva, e lui si commuoveva, le si faceva vicino, le carezzava i capelli, la consolava: "Mi spiace, sai, non so che cosa non abbia funzionato tra noi, davvero… Mi spiace di averti ridotto così. Non lo so se la amo davvero, non so se ho amato te davvero, non so se non ti amo più, non so nemmeno se ne sono capace, d'amare, io. Forse hai ragione, sono solo un egoista che prende tutto e non dà niente, o solo il minimo necessario, quanto basta - a me. E' difficile amarvi, voi donne. All'inizio sì, è facile. I primi tempi, quando c'è quell'emozione, quella tensione, quella voglia e timore di aprirsi, di darsi completamente, di guardarsi fin dentro l'anima. Ma poi, la maledetta paura prende il sopravvento e ci fa ritirare, al sicuro, nelle nostre reciproche armature, corazze di dubbi, incertezze, sicurezze. E allora diventa difficile, sempre più difficile. La paura di essere feriti, troppo vulnerabili, quali in fondo siamo anche noi, uomini. E voi che allora ci chiedete: ma mi ami davvero? E vi fate distanti, sospettose. La paura, la fottuta paura che finisca, come sempre, male.
E' sincero e l'apprezzo per questo. Ma lei gli dice che è inutile continuare a provarci - con donne diverse, se deve imparare ad amare, tanto vale che vada avanti da dove si era interrotto - con lei - vuole dire - oppure avrebbe rifatto tutto daccapo, per poi ritrovarsi al punto di partenza, solo con un'altra.
Era vero, e lui lo sa. E allora la bacia, non con la stessa passione con cui baciava Lei, quella che mi ha comprato. Dalle vibrazioni che mi arrivano, questo bacio è un bacio di affetto, profondo affetto misto a sensi di colpa. Ma che ne so io poi dei sentimenti umani…
Non so più che cosa stia succedendo: questa con il cane è sempre qui, mentre Lei - quella che mi ha regalato a Lui - non viene più da molti giorni, forse mesi… Forse si sono già lasciati, è già finito il loro Amore? Sembrava - si giuravano - un Amore eterno. Eccola l'eternità degli umani!
Però Lui non è felice, credo. Lo vedo, quando è solo, fermarsi a pensare con occhi acquosi che fissano il soffitto, o il cielo grigio, come il suo umore. Le mie foglie sono quasi tutte cadute. Mi sento nudo.
Lui poi si sta dimenticando di me: non mi dà più neanche da bere. Già, Lei non c'è più e Lui si vendica su di me. Ma, scusa, che c'entro io?
Certo che siete proprio strani voi umani…
Un giorno, finalmente, eccola ritornare! Ha tagliato i capelli (forse per solidarietà con me, che mi sono cadute le foglie? O forse agli umani cadono i capelli in autunno…) Ma è sempre carina - anche quando è arrabbiata - perché lo è molto, arrabbiata.
Dice "bene, allora hai proprio deciso di tornare a stare con lei? La ami davvero così tanto?" - " Non lo so, non lo so cosa ho deciso e non so se e quanto la amo - ma siamo molto legati e non voglio perderla - Però non voglio perdere neanche te. Non ho mai amato nessuna in un modo così tremendo e totale. E forse è proprio questo che mi fa paura: ho paura di annullarmi in te, ho paura di non riuscire più ad amare, a respirare se non sono con te… Hai notato che quando siamo insieme il tempo e tutto il resto intorno a noi si ferma? Cessa di esistere…. Siamo io e te: uno dentro l'altra e viceversa. Solo io e te. Potremmo stare qui chiusi in questa stanza giorni, mesi, anni e buttare via la chiave. Ma non va bene, finiremmo con l'odiarci per questo, per esserci annullati, per averci impedito di vivere". - " ma tu, tu che cazzo ne sai? Eh? Che ne sai di come sarebbe poi? Se tanto non vuoi nemmeno che ci sia mai un poi… La tua vita è fatta di tante overtures, senza mai deciderti ad arrivare alla sinfonia vera e propria! Sei tu che vuoi annullarti. Io no, io voglio vivere e amare e soffrire e tutto quanto. Con te. Se lo vuoi." - " No, non lo voglio. Oppure sì, lo voglio ma mi fa paura. Tu hai le idee chiare, tu. Ma io no! Mi fa paura il tuo sguardo, ho paura di perdermici dentro. E' così, è vero: la mia vita è una continua overture - ecco perché voglio provarci ad arrivare fino in fondo alla sinfonia, con lei" - " Ho capito, molto bene. Ti, vi auguro di esser felici, con tutto il cuore, anche se adesso me l'hai spezzato, il cuore." E' sul punto di piangere, ma non lo fa, trattiene a stento le lacrime ed esce, chiudendo la porta dietro di sé.
Lui non ha neanche il tempo, o la forza, di fermarla, di alzarsi, rincorrerla. Sta lì, seduto, senza più vita. Si alza dopo un tempo indeterminato ed accende il giradischi: Dire Straits "Private Investigation" a volume altissimo, che fa tremare i vetri - si sta facendo del male. Ne fa anche a Lei, anche a me.
La casa è quasi sempre vuota, da giorni. Lui non c'è. Credo dorma fuori, forse da quella del cane, o da Lei, o forse è andato via solo a riflettere. Gli farebbe bene.
Io ho freddo e sto entrando nella fase di riposo autunnale-invernale, ma non sono pronto: mi sento così debole, senza energie. Non ho ricevuto più cure, né acqua, né calore, né amore, ed è la cosa più importante, pochi lo sanno. I pochi istanti che passa a casa li passa al telefono, per ore, o ad ascoltare musica. Poi si cambia ed esce di nuovo. Sempre triste, chiuso, sofferente, furioso. Con sé stesso.
Dalle parole che riesco ogni tanto a cogliere delle sue telefonate, parla con Lei, l'Ama ancora, ma non vuole ammetterlo neanche a sé stesso e continua, caparbio ed orgoglioso, a recitare la parte del distaccato. Di quello che la vuole allontanare. Però si vedono fuori, tra la gente, credo - così è meno pericoloso - E quando torna è un po' più leggero, quasi felice. Poi ritorna dall'altra donna, quella del cane. E quando viene qui, dopo essere stato da lei per qualche giorno annaspa nel vuoto.
Poi ritelefona a Lei, dice che non ce la fa - senza di Lei - deve vederla, toccarla, respirarla - ha bisogno della sua energia.
Eccola! E' proprio bella… entra timida sui tacchi a spillo, su quelle sue gambe bellissime. Oggi ha un completo grigio, di lana sottile , che le fascia i fianchi e le scarpe rosse.
Anch'io ho bisogno di Lei, delle sue cure, del suo Amore. Sto morendo.
Lei si avvicina, come richiamata dal mio grido d'aiuto, mi guarda e lancia un urlo: Il bonsai! Sta morendo… Lui si gira e la guarda come fosse impazzita: "Ma no, è normale no? Che gli alberi in autunno perdano le foglie…. Vedrai che a primavera tornerà come prima" - " No, ti dico, sta morendo, lo sento, lo vedo. E' così rinsecchito, sembra anche più piccolo, i rami sono secchi…. La terra… ma non gli hai più dato da bere…." - " Ma sì, che gliel'ho dato… qualche volta…. Ma, adesso che fa freddo, non ne ha più bisogno…." - dice lui in evidente imbarazzo, abbassando gli occhi come un bambino colto sul fallo. " Sei davvero senza cuore, lo stai facendo morire, come il nostro Amore".
Un Amore Bonsai.


© 
Daina J. Ventura - 2002 


 

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