La discussione era stata interminabile: io avrei scelto senza esitare i magici luoghi d'Oriente, mio cugino Luca avrebbe preferito gli Stati Uniti, e naturalmente nessuno dei due voleva arrendersi all'altro.
Per il resto, era stato facile accordarsi su tutto, visto che non avevamo problemi di tempo, né di denaro, e non c'eravamo nemmeno soffermati a considerare il particolare tecnico dei bagagli, per noi del tutto trascurabile.
Luca sapeva però essere più convincente di me, o forse alla fine ero stato io che avevo deciso di accontentarlo, sapendo che stavamo organizzando quel viaggio soprattutto per lui, perciò dopo averlo lasciato perorare a lungo la causa dei suoi adorati "States" mi ero arreso, così che di Oriente misterioso non si era parlato più.
Mio padre ci aveva portato l'ultima edizione di un bellissimo atlante geografico illustrato, sulle cui cartine tracciavamo i nostri itinerari in continua evoluzione: ogni giorno saltava fuori una città o un'attrazione naturale che era davvero impensabile poter tralasciare.
"Non vorrai andare fin laggiù e non vedere la Louisiana, con la zona delle paludi e gli alligatori!"
"Va bene, ma poi da lì come ci arriviamo ai deserti dell'Arizona?"
"Oh, Marco, non scaldarti tanto, prima di quelli c'è da vedere il Texas, no? Con le corriere del Greyhound si può andare dappertutto e lo sai che ci sono coincidenze fra tutte le principali città, di cosa ti preoccupi?"
In fondo aveva ragione lui. Arrivavo a casa sua in quei tetri pomeriggi invernali e lo trovavo con tutti i libri e le riviste di viaggi riguardanti gli Stati Uniti sparpagliati in ogni angolo disponibile della camera, pronti per essere consultati per la centesima volta, la zia Cecilia mi salutava con il solito sorriso rassegnato e il nostro itinerario riprendeva il volo verso nuove messe a punto.
Si andò avanti così per qualche settimana, fino al giorno in cui la malattia che si stava divorando da tempo mio cugino riuscì a portarselo via per sempre: sapevamo entrambi fin dal primo giorno, del resto, che il progetto di quel viaggio era solo un espediente per tenergli compagnia nell'attesa della morte, anche se naturalmente nessuno di noi due aveva mai pronunciato una sola parola in proposito.
Gli zii lasciarono libri e riviste raccolti ordinatamente sugli scaffali della stanza di Luca, ma io volli tenere per me l'itinerario che avevamo compilato insieme.
E' già passato molto tempo da allora, ho lavorato intensamente per diversi anni ed oggi mi sono finalmente sposato. Come viaggio di nozze, ho proposto a mia moglie un lungo viaggio attraverso gli Stati Uniti seguendo quel vecchio itinerario scritto su alcuni fogli ormai ingialliti che non ho mai voluto buttare via: partiremo domani.
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Annamaria Trevale
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