TELEGIORNALE
Si comincia con l’attentato del giorno in Iraq, e già non capisci se stavolta è toccato ai sunniti che se la sono presa con gli sciiti o viceversa.
Poi tocca all’eterno conflitto arabo-israeliano, e vedi l’autobus sventrato dall’ultimo kamikaze palestinese, ambulanze e disperazione.
Segue un disastro naturale, perché questo povero pianeta, sconquassato dagli scempi ambientali, sembra mandare segnali sempre più forti riguardo ad un suo desiderio di scrollarsi di dosso una volta per tutte il peso del genere umano.
Sarà poi a causa dell’aumentato successo dei romanzi horror e noir che i redattori dei telegiornali negli ultimi tempi concedono sempre largo spazio alla cronaca nera? Non manca mai la descrizione di qualche sanguinoso delitto, riferito con dovizia di particolari, e tanto meglio se ci sono belle macchie di sangue da inquadrare con un primo piano ravvicinato.
Appaiono quasi patetiche le dichiarazioni degli esponenti politici, così banalmente monotone, se inquadrate fra una catastrofe e un omicidio che fanno sbiadire perfino quella che, nelle intenzioni di chi la mette in scena, dovrebbe costituire una polemica rovente ad uso e consumo di potenziali elettori.
Si chiude con qualche pettegolezzo insignificante, che dovrebbe incuriosire o divertire, e l’immancabile informazione calcistica anche quando il campionato è lontano, perché al calcio non si può rinunciare mai.
Sorge solo un dubbio mentre scorre la sigla di chiusura: ma il mondo vero dov’è?
PAURE
L’amico che lavora a Londra scrive che sta diventando un gran camminatore, perché dopo la serie di attentati terroristici nel metrò cerca di prendere i mezzi pubblici solo quando proprio non può farne a meno, dando la preferenza agli autobus e osservando con attenzione gli altri passeggeri, nel caso viaggino con borse o zaini sospetti o presentino un aspetto poco rassicurante.
Non dev’essere per nulla facile vivere in una città impaurita.
Qualcuno mi ha già raccomandato d’evitare la metropolitana perché accadrà anche qui “qualcosa come a Londra, vedrai!”, e forse un giorno sarò costretta ad ammettere che è più prudente e assennato di me, ma ora non ho voglia di seguire il suo consiglio e, se necessario, continuo a scegliere i miei percorsi abituali.
Le nostre paure sono un’arma a buon mercato da diffondere facilmente nel mondo, ma la vita non può fermarsi – e infatti non si ferma – per ogni sciagura che accade sul pianeta Terra.
Chissà se le due ragazze sedute di fronte a me in questo vagone semivuoto del metrò stavano inseguendo pensieri simili ai miei?
Hanno lanciato sguardi preoccupati al tipo malvestito e munito di un grosso pacco che è salito tre fermate fa e si è raggomitolato sui sedili in fondo alla vettura, ma ora che lo hanno visto alzarsi e scendere in tutta fretta, sorridono e riprendono a parlottare fra loro, mentre il treno riparte verso la prossima stazione, avvicinandoci alle nostre destinazioni e lasciando indietro l’ennesimo timore infondato.
MARCIAPIEDI RUBATI
E’ stato un pensiero improvviso, mentre tornavo a casa con le borse della spesa e mi rendevo conto di quanto fosse complesso il percorso per rientrare, per quanto breve, per via degli ostacoli da aggirare continuamente: a questa città hanno rubato i marciapiedi.
Certo, esistono alcune belle vie del centro storico rese interamente pedonali da molto tempo, dove i marciapiedi sono stati addirittura allargati per favorire le passeggiate finalizzate agli acquisti, magari strizzando un occhio alle comitive di turisti stranieri fanatici del “made in Italy”, ma abbandonando quelle per camminare in un qualsiasi quartiere cittadino, tutto diventa estremamente complesso….
Qualcuno ricorda ancora che un tempo non esisteva quella fila continua d’auto in sosta che occupa perennemente almeno metà, se non due terzi, di un marciapiede?
Del resto lo spazio residuo non è mai una bella distesa lineare ed uniforme: ci sono ciclomotori parcheggiati accanto ai palazzi, archetti di ferro piantati qua e là a proteggere passi carrai, tavolini di bar circondati da vasi di sempreverdi, a ricreare fittizi spazi da boulevard parigino compressi in pochi metri quadri, oppure bancarelle di mercanzie esposte davanti a qualche negozio, a costringere il pedone a continue deviazioni degne di un percorso di guerra.
Già, questa città aveva dei bei marciapiedi, ed era bello passeggiarvi sopra, anche se si doveva spingere un passeggino ingombrante, e persino se si era anziani e si camminava a fatica appoggiandosi al bastone: ma col tempo i marciapiedi sono stati rubati, e nessuno ne ha mai denunciato il furto.
STORIE NASCOSTE
Ci sono spesso frammenti di storie e fantasmi di personaggi che compaiono all’improvviso fra i più banali pensieri quotidiani, e subito premono per ricevere attenzione.
Possono nascere alla vista di un volto intravisto per strada, all’ascolto casuale di frasi scambiate da estranei, alla lettura di una notizia curiosa sperduta in fondo ad una pagina di giornale.
I sensi sono in grado di cogliere suggerimenti ovunque, perché bastano la forma insolita di una nuvola che transita alta nel cielo a scatenare fantasie, il suono di una voce a risvegliare ricordi o una musica diffusa dalla radio a evocare luoghi di viaggi reali o immaginari, ma può essere anche un profumo inconsueto a raccontare improvvisamente qualcosa.
A volte mancano il tempo e la possibilità di avere a portata di mano la penna, la carta, la tastiera del computer per impedire che le idee si perdano di nuovo nei labirinti della mente: quelle saranno storie perdute, occasioni mancate per sempre.
A volte però i suggerimenti iniziali sanno aspettare, ritornare, imporsi con insistenza fino a quando le parole potranno allinearsi una dopo l’altra lungo i fogli bianchi per assumere una forma, e forse allora diventeranno storie salvate, costruite con pazienza e poi rilette all’infinito per correggere e modificare, alla vana ricerca della perfezione, di cui si finirà per dimenticare il momento magico in cui il loro lungo processo di creazione è cominciato.
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