Da "In prima persona" di Annamaria Trevale, L'Autore Libri Firenze 2004


Oggi è la prima giornata di bel tempo dopo quasi due settimane di piogge sparse, tipicamente primaverili, che mi hanno fatto accantonare più volte il progetto di dedicare una mattina agli acquisti per la nuova stagione. Stefano sta crescendo a vista d'occhio, e temo che ben poco del guardaroba estivo dell' anno scorso possa andargli ancora bene. Anche Letizia dovrà comprarsi qualcosa di nuovo, ma lei ormai è troppo grande per accettare indumenti scelti da me: andremo insieme per negozi un pomeriggio dopo la scuola, magari mentre Stefano sarà impegnato al corso di pallacanestro.
Scendo dal tram e attraverso piazza del Duomo, godendomi l'aria tiepida e il sole che asciuga lentamente le grandi pozzanghere rimaste sul selciato. Passo davanti ai tavolini di un caffè dove mi sono seduta molte volte, in passato, e come sempre l'onda dei ricordi mi assale improvvisa e brutale. Dovrei smettere di venire da queste parti, ma com' è possibile abitare a Milano e riuscire a non passare mai per le principali strade del centro? Gli anni scorrono veloci ma le ferite sembrano sempre aperte, e qualche volta bruciano ancora.
Mia sorella Cristina continua a dirmi che sono troppo giovane per rinunciare a vivere, per isolarmi dal mondo come ho fatto negli ultimi tre anni: il primo 1 'ho trascorso a curare mio marito ammalato di cancro, gli altri due a cercare di sopravvivere alla sua morte.
Mi sono occupata dei miei figli e ho lavorato con mio cognato nella piccola azienda di famiglia, ma non sono ancora riuscita a tornare la donna di prima, e mi chiedo se ci riuscirò mai. Probabilmente è impossibile.
I ricordi che ritrovo camminando per queste strade sono ancora più dolorosi, perché non riguardano mio marito, ma un altro uomo che non vedo più da tre anni. Un uomo di cui ero innamorata, che frequentavo all'insaputa di tutti e che ho lasciato il giorno in cui ho saputo che mio marito era ammalato, e che avrebbe avuto bisogno delle mie cure e della mia presenza costante al suo fianco, anche se non sono servite a salvarlo.
Non so più nulla di lui. Per quanto lo amassi, dal momento in cui ho deciso di troncare la nostra relazione non l'ho mai cercato, nemmeno dopo la morte di mio marito. Se lo facessi ora, nessuno avrebbe nulla da obiettare: sono vedova. Ma non credo proprio che Claudio nel frattempo abbia lasciato sua moglie, perciò rivederci non avrebbe alcun senso.
Molte volte in questi tre anni ho avuto la tentazione di telefonargli, perché ricordo ancora troppo bene le sue parole durante il nostro ultimo incontro:
«Roberta, capisco ed ammiro la tua lealtà nei confronti di tuo marito, che adesso ha particolarmente bisogno di te. lo posso farmi da parte, per quanto mi costi un prezzo che forse tu non immagini nemmeno, ma non dimenticare che rimango qui, e ti aspetto. Se anche tu mi cercassi fra uno o fra cinque anni non cambierebbe niente, capisci? Potremmo ancora ricominciare.»
Ma io non ne ho avuto il coraggio. Allora eravamo entrambi sposati, il nostro era un rapporto alla pari e sapevamo che non avremmo lasciato le rispettive famiglie per cercare di costruirne un' altra: vivevamo il nostro amore, e basta.
Ora io sono libera, ma è proprio questa mia libertà che m'impedisce di tornare da Claudio: non vorrei che pensasse di poter lasciare sua moglie e sua figlia per me, perché rifiuto la responsabilità di contribuire al disfacimento della sua famiglia.
Un giorno ho tentato di esporre questo concetto a Cristina, l'unica persona a cui abbia mai parlato della mia relazione con Claudio, ma non sono riuscita ad ottenere la sua comprensione. Anzi, per essere sinceri mi ha giudicata sciocca e masochista:
«11 tuo ragionamento funzionerebbe solo se tu dimenticassi il fatto che, se avete avuto una relazione, né tu né Claudio eravate davvero felici con i vostri compagni: come puoi escludere in partenza che il saperti libera non gli dia la forza necessaria a troncare un matrimonio fallito?»
«Non era un matrimonio fallito, e può anche darsi che senza di me sia tornato ad avere buoni rapporti con sua moglie. Del resto nemmeno allora erano poi così cattivi, andavano abbastanza d'accordo e avevano una figlia da crescere.
Era soltanto una di quelle unioni un po' fiacche, forse, in cui si vive insieme senza slanci ma neppure litigando.»
«Sai che cosa entusiasmante! E tu credi che la prospettiva di essere felice con te non sia meglio di un matrimonio 'fiacco'? Peggio per te, se sei contenta di dare un calcio alla possibilità di avere ancora qualcosa di bello dalla vita!»
Non abbiamo più affrontato l'argomento, anche se probabilmente Cristina desidererebbe farlo: io non gliene do mai la possibilità, lei non osa prendere l'iniziativa.
Ma oggi non voglio lasciarmi turbare dai ricordi! Faccio i miei acquisti, gironzolo per i grandi magazzini come mi è sempre piaciuto fare, ripasso senza voltarmi indietro davanti al caffè dai graziosi tavolini in bambù dove io e Claudio c'incontravamo volentieri e raggiungo la fermata del tram per rientrare a casa.
Il sole ora inonda di luce la strada, ed io mi guardo intorno per ingannare il tempo dell' attesa, osservando pigramente qualche vetrina, il traffico, i passanti... Non posso sbagliarmi.
Conoscevo troppo bene la sua figura alta e slanciata, che distinguevo con una sola occhiata tra la folla: Claudio cammina velocemente nella mia direzione e tra pochissimo mi passerà vicino.
Possibile che il destino si diverta a farci ritrovare così, per puro caso, in una strada del centro cittadino? E senza nemmeno darmi il tempo di capire se desidero quest'incontro, se mi sento davvero in grado d'affrontarlo?
C'è molta gente intorno a me, in attesa dei vari mezzi pubblici che transitano da qua: potrei voltarmi, nascondermi dietro quei due signori corpulenti che discutono animatamente e non accadrebbe nulla, perché Claudio proseguirebbe senza vedermi. Invece faccio un passo avanti e allungo un braccio, sfiorando appena il suo con la mano.
«Claudio!»
Lo vedo arrestarsi di colpo e girarsi verso di me con un'espressione sbalordita, come se non credesse al suono della mia voce e poi al fatto di vedermi qui davanti a lui.
«Roberta?! Ma sei proprio tu?»
«Ti ho visto arrivare, non sapevo se ti avrebbe fatto piacere...»
Mi fermo perché non so più cosa dire, ma soprattutto temo che la voce mi tradisca e cominci a tremare.
Claudio sorride: «Vuoi scherzare? Pensi che non sia felice di rivederti? Stai bene?»
«Sì, grazie. E tu?»
«Bene, bene. È tutta la mattina che giro per delle pratiche burocratiche, sono dovuto passare per tre uffici comunali diversi. Sai che non riesco a crederci, mi sembra così straordinario rivederti! Possiamo sederci per un momento da qualche parte e parlare con calma? Mi permetti di offrirti un aperitivo?»
Il tono della sua voce è vagamente ansioso, sicuramente si aspetta un mio rifiuto, ma io scopro di aver solo voglia di accettare questo invito.
«Sì, volentieri, se ne hai il tempo.»
Claudio m'indica un bar dall'altra parte della strada.
Attraversiamo, percorriamo poche decine di metri e ci sediamo ad un tavolino. Mi accorgo che mi tremano leggermente le gambe, e che devo schiarirmi la voce per sostenere la conversazione.
«Sei sempre bella, ma forse ora un po' troppo magra... stai davvero bene? Come ti vanno le cose?»
«Non mi lamento, i ragazzi crescono bene: Letizia ha appena compiuto quattordici anni, è in terza media e studia con impegno, mi ha sempre dato molte soddisfazioni per quanto riguarda la scuola.»
«Sì, mi ricordo di quando me ne parlavi.»
Certo, una volta ci raccontavamo molte cose delle rispettive famiglie, dei figli, di ciò che facevamo nelle nostre vite 'regolari ' : era bello parlarne insieme.
«Stefano ha quasi dodici anni, è un po' meno studioso di sua sorella ma se la cava abbastanza bene ugualmente. Ha sempre un carattere molto dolce ed affettuoso, mentre Letizia a volte è un po' ribelle: ormai è in piena adolescenza e sta affrontando tutti i problemi della crescita. E tua figlia?» «Laura compirà diciassette anni proprio alla fine di questo mese, frequenta la terza liceo scientifico ed è sempre vivacissima, ma a scuola prende ottimi voti e per il resto siamo abbastanza tranquilli. Quest' anno sembra aver incontrato il primo grande amore, il fratello di una sua compagna di classe: un tipo timidissimo iscritto al primo anno di Matematica, tutte le volte che lo vedo mi chiedo come abbia fatto a trovare il modo di conquistare Laura, che è così effervescente! Sono talmente diversi che non riesco assolutamente a capire cosa li abbia spinti a mettersi insieme.»
Claudio sorseggia il suo aperitivo e mi guarda, mentre io cerco di evitare i suoi occhi, anche se sono belli come li ricordavo, di un grigio intenso e cangiante verso l'azzurro.
Ha qualche capello bianco sulle tempie, ma per il resto è identico a tre anni fa. E mi accorgo che porta ancora al polso l'orologio che gli avevo regalato io per i suoi quarant'anni.
«E di tuo marito non mi dici niente?»
Questo è il momento di dire... di dire cosa? Tutto, tranne la verità. Ingoio ciò che rimane nel mio bicchiere per prendere tempo e rispondo, sperando di risultare convincente: «Adesso sta abbastanza bene.»
Evito di guardare Claudio. mettendomi a giocherellare con il pupazzetto di carta che guarniva il piattino dei salatini in accompagnamento agli aperitivi, ma non posso non sentire l'incredulità nella sua voce:
«Davvero?»
«Ci sono molte cure nuove contro il cancro.»
«Non lo metto in dubbio! Sono contento per te... per voi. Non hai ripreso a lavorare?»
«Sì, ma trattandosi di una cosa in famiglia posso permettermi orari abbastanza elastici: stamattina sono rimasta a casa perché dovevo fare acquisti per i ragazzi e sistemare alcune cose. E tu cosa mi puoi dire?»
«lo? Il lavoro va abbastanza bene, la pubblicità si fa sempre e le buone idee vengono apprezzate perché scarseggiano. Nel complesso non posso lamentarmi.»
«E con tua moglie?» Non avrei voluto chiederglielo, ma è stato più forte di me.
Claudio sembra avere un attimo d'esitazione, poi fa un gesto vago con la mano.
«Solito tran-tran, ci sopportiamo civilmente senza litigare.»
La sua voce è sempre calda e gradevole, certo non così affettuosa come in passato, ma questo dev'essere solo un effetto della mia freddezza nei suoi confronti. Mi sto comportando malissimo, e ne sono consapevole, ma riesco a pensare solo al fatto che mi sono bastati pochi minuti per capire che sono ancora innamorata di Claudio come quando l'ho lasciato, e che gli ultimi tre anni sono trascorsi inutilmente.
Non ho alternative, devo andarmene da qui. Tornarmene a casa e fare finta di non averlo mai incontrato. Prendo la borsa che avevo posato sulla sedia vuota al mio fianco e mi alzo in piedi.
«Come, ci siamo appena seduti e te ne vuoi già andare?»
domanda Claudio perplesso, ma non fa nulla per trattenermi: si alza a sua volta e mette sul tavolo il denaro per pagare la consumazione.
«Sì, credo di sì. Però sono molto contenta di averti rivisto.»
«Da come ti stai comportando non si direbbe proprio, sai? Io stavo per chiederti se avremmo potuto rivederci, prima o poi, perché mi sono sentito davvero felice nel momento in cui ti ho incontrata. Ho pensato d'aver avuto un enorme colpo di fortuna, ma probabilmente mi sono sbagliato. Tu non sei della stessa opinione, vero?»
«Non lo so, è stato così strano trovarci in questo modo, in mezzo a una strada, ma credo che le cose debbano restare come le abbiamo lasciate tre anni fa.»
Da un lato vorrei che capisse quanto mi costa dirgli quest'enorme bugia, dall'altro spero che ci creda e non mi dica nient'altro. Mi auguro soprattutto che non sia troppo gentile perché non lo sopporterei.
«Come vuoi tu. Volevo soltanto sapere se avrei potuto chiamarti, ogni tanto, perché io il tuo numero me lo ricordo ancora a memoria, ma a questo punto non posso fare altro che adeguarmi ai tuoi desideri, come del resto ho sempre fatto in passato. Ciao, Roberta, e buona fortuna.»
«Anche a te... Ciao.»
Sto scappando, lo so. Me ne torno verso la fermata del tram quasi correndo, vorrei mettere quanta più strada possibile tra noi due e non mi volto neanche una volta per vedere cos'abbia fatto Claudio: mi auguro che abbia ripreso la sua strada e che la città lo inghiotta per sempre senza darmi la possibilità di rivederlo.
Ma il tram non vuole saperne d'arrivare. Ormai è tardi, l'ora del pranzo s'avvicina e alla fermata è rimasta ben poca gente oltre a me.
Nessuno mi sta aspettando: oggi Letizia e Stefano hanno lezioni anche al pomeriggio e pranzeranno alla mensa della scuola. Improvvisamente il pensiero di rientrare nella casa vuota e di ritrovarmici sola con i miei pensieri mi spaventa. E se mi fermassi a mangiare un panino qui, in mezzo agli impiegati che cominciano ad uscire dagli uffici e si dirigono verso i bar e le tavole calde?
Qualsiasi diversivo in questo momento andrebbe bene.
Non devo pensare.
«Roberta!»
Claudio è dietro di me, mi ha seguita e raggiunta, ed ora mi guarda come se aspettasse qualcosa.
«Cosa c'è?»
«Perché non hai voluto dirmi che tuo marito è morto più di due anni fa?»
Allora tutti i miei sforzi sono stati inutili?
«Lo sapevi?»
«C'era l'annuncio della vostra famiglia sul giornale, me lo ricordo benissimo. Dal giorno in cui l'ho visto ho sperato che tu, prima o poi, decidessi di cercarmi, oppure che venisse a me il coraggio di farlo: lo desideravo in una maniera spasmodica, ma temevo in una tua reazione negativa.
Capivo perfettamente che avrei dovuto aspettare, darti prima la possibilità di superare il tuo dolore e di decidere cosa volessi fare della tua vita, ma non sapevo per quanto tempo. Il tuo silenzio, poi, mi ha fatto impazzire! E oggi, che Ini sentivo immensamente felice per averti ritrovata, tu mi hai mentito! Perché? Me lo puoi almeno spiegare?»
«Non voglio interferire nella tua vita. Temevo che tu, sapendomi libera, potessi decidere di buttare all'aria il tuo matrimonio per me.»
«Sul serio?»
«Sì.»
Claudio sorride. Anzi, in un attimo il sorriso diventa quasi una risata, ed io lo guardo dapprima senza capire, poi folgorata da un pensiero improvviso: e se stesse ridendo della presunzione? lo davo per scontato che Claudio provasse ancora per me gli stessi sentimenti di tre anni fa, ma potrebbe anche non essere più così! Potrei aver sbagliato tutto ed essermi comportata da stupida. Ma perché non me ne sono andata in ufficio, oggi, invece di venire in centro per ritrovarmi in questa situazione così maledettamente assurda? Claudio smette di ridere e torna serio, perché forse ha compreso il mio disagio.
«Allora devo considerarla una bugia detta a fin di bene? D'accordo, apprezzo le tue buone intenzioni e ti ringrazio per la delicatezza nei miei confronti, ma in base al tuo comportamento di poco fa io ho creduto che tu mi avessi mentito per un motivo completamente diverso: per liberarti di me e togliermi ogni illusione di poter ricominciare la nostra storia. Naturalmente sei libera di decidere cosa vuoi fare, ma c' è almeno una cosa che devi sapere prima di scappare via per sempre, se è davvero quèlla la tua intenzione, perché quando mi hai mentito a proposito di tuo marito io ero sul punto di annunciarti il solo cambiamento importante avvenuto nella mia vita dopo che mi hai lasciato: io e mia moglie ci siamo separati un anno e mezzo fa, e ci siamo anche già accordati per chiedere il divorzio non appena ci sarà possibile ottenerlo. Adesso vai pure, non ti trattengo.»
Se fossi la protagonista di un film potrei svenire, oppure buttarmi fra le braccia di Claudio con una musica appropriata in sottofondo, e invece rimango impietrita, in piedi sul marciapiede, col sole che mi abbaglia e la testa confusa, incapace di decidere cosa dire ne, tantomeno, cosa fare. La mia vita può ricominciare così, come una nave che di colpo inverte la sua rotta per allontanarsi da una burrasca e cercare acque più tranquille? Non so se tutto può essere davvero così facile: tanto per cominciare, abbiamo tre figli a cui far accettare una nostra relazione, e già questo potrebbe essere fonte di problemi a non finire. Ma perché non provarci? Claudio sta aspettando pazientemente una risposta, un segnale qualsiasi da parte mia, e non possiamo restare qui impalati per l'eternità, mentre i tram passano, si fermano e ripartono senza che io ci faccia più caso. «Non devo andare da nessuna parte, adesso. E non ho intenzione di scappare! Possiamo mangiare qualcosa insieme? Credo che ci siano ancora molti argomenti di cui dobbiamo parlare... io e te.»


 

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