Da "Come una supposta al punto" di Matteo Telara, Edizioni Clandestine, 2002

Tanto per mettere in chiaro le cose Aprite bene le orecchie anche se alla fine tutto si ridurrà al solito miscuglio di parole senza senso che farete presto a dimenticare, voglio scureggiarvi in faccia tutta quanta la verità su questi anni inutili che mi hanno costretto a vivere sebbene non ne avessi un accidenti di voglia. Può darsi che niente di quello che leggerete sia mai successo, intendo dire realmente successo, o può anche darsi che questa sia una storia vera: io non lo so, e se anche lo sapessi non lo verrei di certo a dire a voi.
E non fate quelle facce indispettite da coglionati, sono anni che leggete qualcosa sui giornali di cui non vi preoccupate di accertare la verità e che probabilmente non è neppure avvenuto. No? Per quel che concerne me medesimo non sono il solito romanticone fin de siècle disilluso e nichilista, arrabbiato col pianeta perché il futuro non è stato così come se lo era immaginato.
Che diavolo! Non mi sono mai immaginato niente di niente riguardo a niente. Nada. Non me ne frega un accidenti di come vanno le cose, e che mi venga un colpo se ho intenzione di cambiare questo schifo di Sistema. Cavoli vostri. E se non volete passare il resto della vostra già mediocre esistenza LOGORATI FINO ALLE BUDELLA da domande alle quali non trovate risposta, allora fate come me, BEVETEVI UNA BELLA BIRRA FRESCA GUARDANDOVI UN PORNO IN TELEVISIONE: è la meglio cosa.
Scusatemi. Di solito non sono così. Di solito sono un simpaticone sempre in vena di scherzi. Ma alle volte cado anch'io nel tranello della malinconia. Divento pietoso. E se anche per strada qualcuno mi sputa in faccia finisco ADDIRITTURA per nutrire qualche serio dubbio sull'opportunità di spiaccicargli la testa sul parabrezza di qualche auto di passaggio. Non fraintendetemi. Io non sono cattivo. È solo che ogni volta che scendo giù in cortile e qualcuno sta giocando a pallone con la faccia di qualcun altro, ogni volta che accendo la televisione e sento di quegli stronzi che fanno al tiro al bersaglio con le vite degli sfigati di passaggio, beh, tutte quelle volte mi sento come se qualcuno mi avesse soffiato la precedenza su un'onda tubante di un paio di metri. Naturalmente soltanto un surfista può comprendere la portata metafisica delle mie parole, ma sono sicuro che anche VOI COMUNI MORTALI, voi che vi esaltate per un indice mib in rialzo e vi masturbate guardando la domenica sportiva in televisione, potete intuire quello che intendo dire. D'altronde facciamo tutti parte dello stesso schifo di pianeta, no?
Comunque sia cercherò di essere breve e conciso, essenziale, come al solito. Questa è una di quelle giornate in cui mi sento pieno di buoni propositi. Si può pensare che uno studente mediocre e fuori corso e con poche prospettive future abbia scarso entusiasmo per la vita, e in parte è proprio così. Ma sta di fatto che stamani mi sono svegliato come al solito che era già giorno pieno, ho guardato fuori dalla finestra ancora intontito dalla sbornia di ieri sera e mi sono detto: a questo giro quasi quasi scrivo un libro. Ecco tutto. Niente di più e niente di meno. Un libro. Un libro di merda, naturalmente. Una di quelle storie scritte con l'ardore vorticoso di un sogno, piene di contraddizioni e di inutili precisazioni, veloce rapido e sbrigativo, qualcosa di confuso e ripetitivo, soprattutto di inutile ed evitabile.
Come in quei film che ogni tanto ti rifilano al cinema e che arrivati alla fine non capite bene se è successo veramente qualcosa o non c'è stato niente di niente. Uscite dalla sala con il cervello ancora inebetito da ciò che avete visto e vi chiedete: "E ALLORA?". Finite così per pensare che avete sprecato il vostro tempo e il vostro denaro e che non fosse stato per quella minigonna che vi svolazzava davanti in sala d'attesa facevate meglio a starvene a casa. Chiariamo un concetto: io non sono Alessandro Manzoni se ancora non lo avete capito.
Non so scrivere come scriveva lui e a essere sinceri neppure mi frega tanto di saperlo fare. Non sono Dante Alighieri e per carità di Dio non sono neppure Einstein, Mozart, Gesù Cristo e compagniabella. Non sono nessuno di quei GENI ROMPICAZZO che ogni tanto saltano fuori dal cilindro a ridefinire l'Universo intero e gettare inutili quanto gratuiti dubbi sulle nostre confortanti false verità. Ho già abbastanza problemi a mettere a fuoco il mio di mondo figuratevi se mi preoccupo di quello degli altri. Sono soltanto un brutto stronzo, come era solita definirmi quella troia della mia ex-fidanzata, o meglio ancora, come dice sempre quella santa donna di mia nonna, sono una brutta gatta da pelare, e se ne avete voglia allora fatelo, non vi starò di certo a pregare.
Chiarito il messaggio? Tutto sommato non vedo poi cosa ci sia di tanto strano. Oggi come oggi tutti scrivono libri e tutti girano film. C'È UN GRAN CASINO e io non faccio altro che buttarmi in mischia a menare più pugni che posso. Guardatevi attorno, aprite quei cazzo di occhi, che se Dio ce li ha messi non è solo per chiuderli ogni volta che qualcuno se lo sta prendendo nel culo: la letteratura è la terra di tutti e di nessuno E SE MI VA DI PISCIARCI SOPRA NON È DETTO CHE NON FINISCA ANCHE PER GUADAGNARCI QUALCOSA.
D'altra parte per scrivere un libro non è mica necessario avere qualcosa da dire. Un tale giornalista (anch'io leggo i giornali, che vi credete) un giorno ha detto che scrivere un libro ormai è la scelta più banale e tutto sommato meno creativa. Se le cose stanno veramente così fa proprio al caso mio. Non ho voglia di scervellarmi più di tanto. Vorrei soltanto poter cagare nel salotto dei cosiddetti benpensanti, quelli che chiamano l'Italia IL BEL PAESE e poi se ne vanno a scopare di nascosto in qualche lurido paradiso terrestre nel culo del Pacifico. Sono anni che penso di vendicarmi di tutti i palazzinari anni '60-'70, degli ambientalisti rompipalle anni '80-'90 ma soprattutto degli americani, che potevano proprio evitare di andare sulla luna. Per non parlare di quei tizi con la barba che per ripicca gli hanno buttato giù mezza Manhattan. I soliti esagerati.
Un'ultima cosa, vi prego. Fatemi incontrare uno di quei signori che hanno il coraggio di chiamare ARTE l'opera dell'ultimo artista cerebroleso partorito con taglio cesareo da questa società di rimbambiti: un popcorn su un piedistallo con titolo "?"". DEVO ASSOLUTAMENTE DIRGLI UNA COSA SU SUA MOGLIE. (Se ne ha una.) Detto questo il tempo a mia disposizione per convincervi a leggere questo schifo volge tristemente al termine. Concluderei invitando gli organizzatori della prossima Triennale e perché no quelli delle Olimpiadi, del Giubileo, G7, G8 e futuro G9 a spiegarmi perché in venticinque luridi anni di vita in questo lurido letamaio di società non ho fatto altro che sentire sempre le solite luride stronzate. Nient'altro. Nessuno è riuscito a spiegarmi un accidenti di niente riguardo a niente, e se lo hanno già detto in qualche cavolo di pubblicità di merda me ne frego. Tra governi, democrazie e pseudotali, forze dell'economia di mercato, multinazionali e folle di movimenti umanitari, no global, ambientalisti, assistenziali, martiri e terrorismi vari, tra grandi battaglie civili per la privacy, i diritti delle donne, quelli dei bambini, per i cani, i gatti, i canarini, i criceti e la giustizia internazionale, l'azzeramento dei debiti dei paesi in via di sviluppo, la fame nel mondo, lo scudo spaziale, l'egoismo, la cecità, la solidarietà, l'inquinamento ambientale e i cambiamenti climatici a esso connessi ho le idee un po' confuse, capitemi. E le palle un po' gonfie. Sapete come la penso.
Ci muoviamo dalla culla alla tomba, da un'oscurità all'altra senza sapere niente della prima e ignorando completamente la seconda. Di mezzo c'è quella cosa che chiamiamo VITA e se avete un minimo di cervello e qualche anno sulle spalle allora sapete di cosa sto parlando e siete ancora in tempo a correre davanti alla tv A VEDERE LE TETTE RIFATTE DELLA VALLETTA DI TURNO. Altrimenti mettetevi bene comodi nelle vostre poltrone di finto velluto, togliete momentaneamente il cervello dalla naftalina e preparatevi alle pulizie primaverili, perché ho una bella storia da raccontarvi e ne sono sicuro: non vi piacerà.


© 
Alba Arena - 2002
 


 

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