| Da "Parigi" di Vincenzo Tarkowski, Prospettiva Editrice, 2002 |
Premessa
Non so come comincerà questo romanzo e nemmeno come finirà. sono sul treno e il suo 'ciuf-ciuf, bidong-bidong' mi ammalia, prendo appunti su un taccuino regalatomi da mio padre, guardo dal finestrino e aspetto la Francia. Mi piace scrivere così, come viene viene, errori compresi (dimostrazione dell'imperfezione che siamo). Scrivere non vuol dire per forza essere lì, vocabolario alla mano per cercare paroloni da 'scrittore'. Alla fine siamo tutti scrittori, perché tutti abbiamo da scrivere qualcosa e ci piace magari che gli altri la leggano o magari nessuno: solo una cosa custodita per noi e basta.
Mi trovo in uno scompartimento avvolto dal fumo delle sigarette, con molte lattine vuote di birra sparse a terra. Le mie. I sedili sono in finta pelle, plastica 'uso cartone', mi fanno sudare la schiena se mi appoggio e il culo, che però deve farlo per forza.
Penso a tutto e a niente.
Una stazione dietro l'altra, città, monti e colline, paesi, campagna. persone che si materializzano solo per un istante, gente di mezza età, ragazzi, donne: anonimi forse nel loro stesso mondo.
2
Stazione.
Altra fermata.
Mi sporgo dal finestrino e osservo un po'.
Una ragazza ferma al binario con le sue valigie mi guarda. Sorride. Mentre il treno riprende la spinta per il suo viaggio, mi saluta con la mano. Ricambio il cortese gesto ormai in lontananza.
Chissà se la rivedrò? Non so niente di lei né lei sa qualcosa di me. Dove trovarla? Come trovarci?
E' travolgente questa cosa. Tante volte, troppe, mi sono perso a pensarci. Incontrare una persona e poi non sapere più nulla di lei, o lui che sia.
Ricordo un episodio in particolare. di qualche tempo fa.
Ero in Francia anche allora, e precisamente a Beaune (città importante per la vendita del vino) e nel mio girare euforico per le viuzze della cittadina, vidi una ragazza.
Era bella, veramente bella.
Ma per bella intendo, oltre all'aspetto fisico, che muore subito, il movimento. L'aspetto fisico è come una barzelletta, la prima volta che l'ascolti ridi forse a crepapelle, la seconda sorridi e alla terza rimani con un'espressione ebete in viso). Se c'è solo bellezza non c'è niente. La bellezza però ha la capacità di annebbiare il cervello delle persone, soffocandolo.
Una ragazza è bella quando sa muoversi, quando è pacata, aggraziata, quando sa parlare, quando è un'esplosione muta, quando è lei a creare l'ambiente e non l'ambiente a creare lei.
Questa ragazza se ne stava seduta su una panchina e niente di più, ma tutto sembrava confluire su di lei. Lei il quadro, tutto il resto la cornice.
Cornice la strada, cornice le taverne, cornice il cielo, cornice la piazza, cornice tutto quello che non era lei.
Beh, mi buttai su una riflessione confusa ma che suonava più o meno così:
"Il destino. Perché l'ho incontrata? Perché punto i miei occhi su di lei? Mi piace sì, si muove bene, sembra calma. ma perché, se poi non la rivedrò più? Quante probabilità ho, seriamente, di rivederla? Chissà che sarà della sua vita. Che farà? Chi si sposerà? magari questo ragazzo che mi sta passando davanti. Ora non si conoscono ancora, però, forse, un giorno, si incontreranno al McDonald's di New York... Morirò prima io, o lei? Perché non mi presento? A volte basterebbe poco per cambiare il senso o il vortice della vita. Le scelte infinite, le vie, i percorsi innumerevoli che la vita ci presenta e gli innumerevoli bivi di ogni scelta che prendiamo. Le nostre scelte sono la metà delle possibilità. E così le scelte che non abbiamo preso."
Mi persi a pensare in quest' oblio e quando mi ripresi lei non era più là seduta. Dov'era andata? Non la trovavo nonostante ispezionassi ogni centimentro quadrato dello spazio che avevo attorno.
Persa.
Destino.
Magari andrò a mangiare al McDonald's.
A New York.
Un giorno...
©
Vincenzo Tarkowski - 2002