"Tanto per cominciare" di Flavio Saturno

 

Una leggera brezza indebolisce il pensare. La finestra. La stessa che allargava la prospettiva del mio domani, che allungava la speranza del mio quotidiano. A tempo di Lambchop incido istanti frastagliati, lunghi pomeriggi silenti da contatti squillanti e sere stroboscopiche a ritmo di alcol legalizzato.
Aspetti un qualcosa. Non capisci, troppo veloce.
"Le strade nere della solitudine confortano animi dilaniati"
Ancora quella voce! Quel sibilo che tartassa l'esistenza. Quella morale al cioccolato che allieta stati d'animo. Lasci il ragionare dietro ai tuoi passi. Gridi. Ti liberi dall'angoscia. Quella che ti dava il buon giorno con una lacrima, quella che ti salutava ad occhi chiusi, quella che...
Solo. Non, un sorriso a scaldare pareti ammuffite. Solo. E' momentaneo(dicono).
Chi? Lo dice.
Tutti coloro i quali. Si, proprio loro.
Chiudi gli occhi, allora.
E preso per mano da quella voce, inizi a scrivere.
Si, quell'arte commerciale che delude ogni aspettativa preventivata in bozze corrette da rivenditori di idee usate. Quel pensare inciso. Quella soddisfazione del proprio ego, soprattutto. Balbetti frasi sulla testiera, ansioso che quell'idea non si perda nel dimenticatoi dell'affare imperdibile.
Lasci quel segno che Pavese voleva cancellare, "il mestiere di vivere", che libro.
Abbandoni tutto. Perché il tutto ti ha abbandonato. Non ambisci a scalate perché da piccolo ti hanno dato tre punti di sutura, e ti fa ancora male pensarlo.
"degno va fiero nega".
Ancora lei! Basta. Non sopporti il dolore. Sbatti la porta del "da farsi" e te ne vai...
Libero da tutto. Da consigli a pagamento, da lotte per la fama, dalla fame di ambire, dall'abitudine che schiaccia, dal sorriso che attanaglia.
Quegli occhi.
Ancora loro.
Non sei ancora riuscito a cancellarli dalla memoria non meccanica.
Chiudi la finestra.
Ora, va meglio.
Precisazione: in questo groviglio non sono mai state utilizzate le lettere W ed X.


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