"Rimasto solo" di Emma Rotini, 2004


Era un uomo sulla cinquantina di origine anglosassone, alto, magro con i capelli grigi e lo sguardo perso dietro i suoi pensieri. Vestito semplicemente vagava per il paese con lo sguardo assente, senza mai chiedere nulla, così avvolto nel mistero.
La gente si chiedeva chi fosse e da dove fosse sbucato quello sconosciuto e mormorava: " E' un ubriacone, è un fallito, è un barbone…" .
Forse la vita lo aveva destinato a ciò, ma lui non s'avvedeva degli altri, dei curiosi, passava così per strada, a passo svelto, diretto chissà dove. E tutti i giorni cambiava direzione, per ritornare infine a transitare a piedi per il paese indiscreto.
Poi un giorno la sua storia venne fuori, raccontata da lui in un momento di tristezza, quando seduto in una locanda, un bicchierino di troppo lo aveva reso loquace, strappandolo dalla sua innata riservatezza.
Era venuto ormai da tanto tempo in Italia dalla Germania, innamorato pazzo della sua donna che aveva seguito senza esitare, per condividere con lei la sua esistenza.
La sua Lisa riempiva le sue giornate scandite dagli orari del lavoro, dei pasti, del riposo e da tanto amore. Non chiedevano che stare insieme.
Tutto procedeva alla grande, volevano un figlio per chiudere quel cerchio incominciato e che sarebbe stato così perfetto se ci fossero riusciti.
Tentarono più volte, e infine ne ebbero la certezza, era in arrivo, avevano in cantiere l'opera perfetta, il loro grande futuro. 
E allora lui da esperto artigiano iniziò a costruire una meravigliosa culla che Lisa decorò con fiori e animaletti usando colori caldi e tinte delicate. Tutto era quasi pronto, anche la copertina lavorata con l' uncinetto tenuto in sospeso sopra il gran pancione ed un cavallo a dondolo col muso sorridente, che aspettava solo d'essere "cavalcato".
Ma quando giunse il giorno, il mondo crollò loro addosso: la corsa in ospedale, l'attesa fuori della sala parto, completamente solo.
Aspettava con ansia d'abbracciare il suo bimbo e dare ancora un bacio alla sua cara moglie, ma un camice bianco, col muso lungo e serio uscì da quella porta col vetro opacizzato. Poche parole.
Non ce l'avevano fatta, nessuno dei due: complicazioni, emorragia, soffocamento. Buio nei suoi occhi.
E fu così che da quel giorno la sua vita cambiò, non c'era più nulla che lo interessasse. Era costantemente solo anche tra tanta gente.


 

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