"Lontano" di Fiero Rosso, 2004

 


Fiero Rosso di Sant' Anna è nato a Monteriggioni in provincia di Siena nel 1919 e lì è recentemente deceduto, in data 11 ottobre 2005. Proveniente da una famiglia di tradizioni terriere, unico di cinque tra fratelli e  sorelle a sopravvivere alla  seconda guerra mondiale, si è dedicato ad amministrare la tenuta agricola ereditata. Laureato in chimica farmaceutica, si è diviso tra la sua vocazione contadina e la passione per la letteratura. Laico irriducibile e attento osservatore della politica nazionale, non ha disdegnato di scrivere, tra racconti e romanzi, anche sagaci  pamphlet contro i potenti di turno. D'indole riservata, durante la propria vita ha scelto di far leggere gli scritti  ad amici e pochi altri considerati degni di stima, non pubblicando mai le proprie opere prima di farlo con Rotta Nord Ovest, lasciandone inoltre i diritti agli editori della rivista. Virtuoso del violino, amava suonare Mozart e Schubert in solitudine in mezzo ai campi; era uso trattenersi saltuariamente nelle osterie del proprio paese conversando e giocando a carte. È stato un ottimo tiratore appassionato di caccia al cinghiale. La redazione e gli editori lo ricordano con stima, vicini col loro cordoglio ai familiari.

Questa notte sono fuggito, ce l'ho fatta.
Guardo a poppa le luci lontane della costa, oltre la scia di spuma bianca che ribolle sotto la luna. Da un pezzo non mi raggiungono più i clamori dei festeggiamenti.
Davanti ho solo mare e buio. E la libertà. Mi tengono compagnia il suono rassicurante del motore e lo sciabordio delle onde contro la prua. L'orizzonte s'immerge nell'oscurità del cielo e scompare.
Credevano di avermi piegato, e che dopo tanto tempo io avessi rinunciato.
Si sbagliavano, li ho giocati.
Come potevano pensare che mi fossi arreso agli schemi, alle sbarre e ai carcerieri? Ero morto? No. Allora, secondo loro, perché smettere di lottare, di desiderare qualcos'altro?
Il difficile è stato attendere il momento opportuno. Non hanno mai sospettato perché m'interessassi alla navigazione leggendo tutti quei testi. Mi schernivano. Che vuoi fare, dicevano, attraversare l'oceano? Tanto non andrai da nessuna parte, Tirso, morirai qui, come tutti. Sei vecchio ormai, mettiti l'animo in pace e crepa tranquillo.
Crepate voi, in prigione.
Sradicato dalle pianure e trascinato qui, mi sembrava impossibile districarmi tra manovre, nodi ed effemeridi senza aver mai visto il mare; ma ho imparato. Così le stelle, a poco a poco, mi hanno educato alle strade dell'acqua, come il sole mi aveva insegnato quelle della terra, tracciate dall'aratro, avido di grano, nel fondo di un solco. Ho scoperto che l'agricoltura e l'andar per mare avevano più aspetti in comune di quanti potessi immaginarmi.
Ho atteso: oggi, per le celebrazioni della Santissima Madre della Paura, tutti guardavano verso il santuario sul promontorio, rapiti dai colori dei fuochi riflessi nelle onde. Gli scoppi dei razzi hanno coperto la mia fuga, così ho lasciato questa casa angusta dopo quindici anni. So che non mi mancherà.

- … Tanto non andrai da nessuna parte, Tirso, morirai qui, come tutti…

Sono stato rinchiuso innocente. Innocente… tutti lo sono, qui. Ma io lo ero davvero. Cristo, se lo ero…
Alla morte di mio padre dovetti occuparmi di tutto. Ero giovane. Avevo ereditato la terra e presi moglie perché m'aiutasse. La stimai donna schietta, ma m'ingannavo: bramosa degli averi della mia famiglia, poco dopo le nozze riuscì a persuadere un bracciante, irretito dal suo corpo, ad aggredirmi. 
Lo uccisi, perché lui avrebbe ucciso me. Il mio coltello rimase nelle sue carni.
Lei dichiarò che avevo agito mosso da gelosia immotivata, liberandosi al contempo di me e di lui. Ora si gode i vigneti e le stalle ed è ricca: le viti e le mandrie di mio padre, un'azienda agricola splendida... Splendida come questo vento scuro che odora di sale.
Le guardie, confidando nella mia rassegnazione, mi sorvegliavano con noncuranza. Dopo aver gettato i rifiuti nella buca del cortile mi sono arrampicato sul muro, calandomi dall'atra parte. L'allarme non ha suonato, non mi hanno visto. Quando non ho più trovato appigli mi sono tuffato, pregando di non cadere su uno scoglio. Ho volato per una ventina di metri prima che la risacca fredda mi regalasse la vita.
Ho nuotato fino al porto, deserto per l'ora e per la festa.
Issatomi sul molo ho controllato che non ci fosse nessuno a controllare le imbarcazioni. Ne ho sottratto una di legno - l'unica - tra le molte ormeggiate. Mi è piaciuta: liscia, sotto le dita parlava come la mobilia nella mia casa tanti anni prima, la voce di una fibra lavorata con sapienza. Sono riuscito ad avviare il motore e, tenendolo al minimo, ho mollato le cime dalle bitte e mi sono allontanato.

- … da nessuna parte e morirai qui, come tutti, vecchio…

E' trascorsa un'ora e le luci sono sempre più distanti; ne conto poche ormai: quelle fioche sono già scomparse nella foschia della notte, ingoiate con le alture costiere. Sento la pelle tendersi per la salsedine. Tra poco avrò solo le stelle a guidarmi verso il mare aperto. La barca è robusta, regge bene le onde e il motore gira che è un piacere ascoltarlo. Il rombo, ovattato dall'acqua, è il suono della libertà. L'istinto mi ha fatto scegliere bene.
Ora tengo al traverso di dritta l'orsa minore, senza un approdo preciso. Spero che la rotta di questo ligneo e occasionale compagno di fuga mi conduca nell'unico luogo dove vorrei essere: lontano da qui.
Là deciderò che cosa fare.


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