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All’improvviso regnò il silenzio. Sembrava che l’auto camminasse senza viaggiatori e senza autista: solo la sua voce si era impadronita del luogo e si sentiva oltre i limiti.
Sembrava la voce di un maestro burbero entrato in una classe chiassosa interrompendo tranquille chiacchiere per annunciare segreti spaventosi.
“Qui l’emittente…”
Poi lesse i titoli del giornale radio, lanciando l’esca per attirare l’attenzione di quei cinque nell’automobile. Cinque estranei che avevano buttato il loro coraggio dai finestrini del terrore e stavano ascoltando, aspettando l’edizione dettagliata.
Dieci minuti di terrore. Il taxi si era fermato per prendere due ragazze in una strada affollata di negozi. Erano entrate dalla portiera posteriore destra e dalla stanchezza si erano accasciate sul sedile. L’auto stava per muoversi quando il quarto viaggiatore l’aveva fermata e aveva chiesto: “Andate verso…?”
L’autista, guardando le ragazze, gli rispose; “Permettete?”
Una di loro guardò il viaggiatore seduto davanti e rispose: Non si chiama nemmeno più taxi, andiamo in tre direzioni diverse…”
Il quarto passeggero supplicò: “E’ un’ora che aspetto…”
Si scambiarono delle occhiate, e poi una aggiunse: “Prego”.
L’uomo aprì la portiera e cercò di infilarsi dietro, sul sedile dove stavano le ragazze con i loro acquisti.
L’auto si mosse e cominciarono a parlare del più e del meno sul problema dei taxi in città. Ma ecco che la discussione cominciò a frantumarsi e ad andare in altre direzioni: l’autista e il viaggiatore davanti si erano inoltrati in un discorso sui problemi delle macchine, sui guasti che non finiscono mai e sui costi. Il viaggiatore di dietro ogni tanto s’intrometteva dicendo la sua, mentre le ragazze erano immerse in chiacchiere sussurrate: sembrava che una di loro avesse un problema personale. Le voci, comunque, non si intrecciavano e nessuna delle cinque persone sembrava disturbata dagli altri, anche perché la voce della cantante Umm Kulthum faceva da sottofondo a queste chiacchiere pacate.
Tutto questo succedeva prima che l’annunciatore della radio si lanciasse a informare sugli avvenimenti importanti che accadevano nel paese: arresti politici a tappeto…Amnesty International aveva presentato una protesta sul fermo di anni, senza giudizio, di diverse persone.
Forse questo silenzio può non sembrare motivato, cioè quando i viaggiatori e l’autista si ammutolirono proprio nel momento in cui l’annunciatore si mise a parlare da un paese lontano…Si può cercare di ipotizzare una scena convincente per questo silenzio.
L’autista ebbe qualche esitazione, non sapeva se cambiare o meno la stazione radio, da molti anni ormai aveva perso la capacità di prevedere. Se avesse cambiato la stazione radio, insultando e apostrofando la radio bugiarda e menzognera? Ma sapeva bene che l’annunciatore straniero stava rivelando verità nascoste. Se invece lo avesse lasciato continuare, uno dei viaggiatori lo avrebbe potuto denunciare, accusandolo di contribuire a divulgare notizie false e tendenziose sulla situazione del paese.
I quattro viaggiatori girarono la testa verso i finestrini, rimpiangendo di non trovarsi da qualunque altra parte, lontano da quella situazione, al riparo da qualsiasi reazione che si potesse intravedere nello specchietto dell’’autista o negli occhi degli altri compagni del taxi.
Anche le ragazze avevano distolto gli sguardi una dall’altra per paura di tradirsi. Erano occhi abituati a leggere nel profondo di ciascuna di loro.
Il giovane nel sedile posteriore si era ricordato di suo fratello sparito, che da anni si trovava in un posto…Per allentare la tensione si mise le mani in tasca e strinse qualcosa.
Bene…Non vi sembra che questo evento sia sufficiente per un racconto? Mi riferisco al fatto che cinque persone estranee si siano trovate insieme, in uno stesso taxi e, all’improvviso, si siano scambiate accuse silenziose, come se fossero tutti delatori che scrivono rapporti per i servizi segreti. Supposizioni basate soltanto sulla paura. E tutto questo soltanto perché la voce di un annunciatore di un’emittente lontana si era infiltrata tra loro, facendo dimenticare ogni preoccupazione quotidiana e scatenando le paure più profonde?
Questo avvenimento non poteva essere preso come esempio da citare in un articolo politico di accusa verso un certo regime? Si sarebbe scritto quello che era successo in un paese dove in uno stesso taxi si trovavano cinque persone: quattro viaggiatori e un autista, e tutti avevano buttato il loro coraggio dai finestrini della macchina. Quei viaggiatori si erano chiusi in se stessi come conchiglie in un posto lontano nel cuore, per mettersi in salvo da quella voce di annunciatore radio di un paese lontano, voce che si proiettava su di loro e che nello stesso tempo era disturbata dai battiti di tamburo provenienti da quello stesso piccolo posto.
Kuwait, 1990.
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