Sedeva
davanti a un tavolo a tre gambe, sulla tazzina di porcellana bianca
dozzinale spiccava la pubblicità di una nota marca di caffè che non
corrispondeva affatto a quello appena bevuto.
Era consapevole di questa incongruenza poiché il sapore dell'uno,
pastoso, denso, in assoluto buono, negava l'evidenza di ciò che l'altro
solo prometteva. Pensò a quante volte nella vita, le cose provate,
assaggiate, sentite, sono diverse da ciò che si è immaginato.
Pensò a quante volte.
Bionda, occhi chiari, statura media era così rappresentato il suo
aspetto.
Ma quale aspetto? Chi era veramente lei? Non lo sapeva, né forse sapeva
farlo capire agli altri e per la verità neppure faceva niente affinché
ciò accadesse. Non per superficialità o inadempienza, ma solo ché
quel suo intendere e comunicare, da e verso gli altri, si fermava suo
malgrado poco oltre.
Certo non era un soggetto semplice, ma neppure così complessa da
giustificare tali presupposti. Contraddittoria forse, ma di questo lei
non si faceva alcun problema. In verità queste discrepanze la
raffiguravano imprevedibile e fuori dalle regole e questo, alle volte,
rischiava di infastidire. Gli altri. Lei, imprevedibile.
Percepiva il cambiamento come arricchimento, una diversità quindi di
cui non sentiva necessaria la coerenza e il cambiare idea come
l'avvicendarsi di una maglia bianca e colorata. Proprio per queste
caratteristiche camaleontiche simili al colore dei suoi occhi che
mutavano a mare, come il colore del mare, starle vicino risultava
difficile.
Cosa sono le idee? Cose astratte, concrete. Soggetto, predicato e
complemento oggetto. Oppure qualcosa similare alle regole a cui bisogna
adeguarsi. Il mare velato di pacatezza e inconfondibile nel tinteggiare
gli si parava innanzi. Gli occhi ne scorrevano la superficie alla
ricerca di un indizio che potesse ricondurre a qualcosa.
Liscio liscio, solcato appena da minute tremule onde come la carta
crespata sulle uova di cioccolata di quando era bambina. Quelle piccole
e spolverate di zucchero le piacevano particolarmente poiché aprendole
si addiveniva ad una sorta di sortilegio: mano a mano che avvicini la
bocca alla rotondità questa diviene lucida per la saliva ed ecco che
con un morso si stacca un pezzo e questi nasconde una cupoletta nera -
dolce e amaro che si mischiano, e lei che presa da un impeto di avidità
divora tutto in fretta-. Carta per uova pasquali di ragguardevoli
dimensioni, colore argento e oro.
Uova grandi per un uomo eccelso e bellissimo. Lei di allora mirava
incantata il regalo fatto a papà (di sicuro da qualcuno da cui non si
era fatto pagare il lavoro), e più questi era voluminoso, più lei
valutava che egli fosse stato bravo e buono.
Non gli importava né della sorpresa né della sua debita porzione di
cioccolata (erano quattro figli) e neppure dell'invitante nastro
sfavillante che lo avvolgeva sia di lato che sopra, dove confluiva in un
glorioso e rassicurante fiocco. Importava solo che suo papà fosse bello
nell'interezza e altrettanto negli occhi, e con mani grandi e forti da
cui sentirsi protetta (come quando, tenendola per mano, la portava dalla
nonna).
Davanti a quell'immenso mare pensò a quante volte il vecchio era stato
per lei fonte reale di salvezza.
Sicurezza.
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