Dopo
la pausa riempita dal rumore della pagina voltata, riprende a leggere
con tono impersonale: vuole sottolineare il distacco da colui che l’ha
compilato
Tra le deboli tracce dell'inchiostro scolorito, colgo una data: 1598.
Finalmente conosco con esattezza l'anno in cui il mio avo ha fatto
costruire la villa.
Questo registro, l’abbiamo trovato murato (come un tesoro) nella
parete che abbiamo demolito per ampliare il mio studio.
Mentre lei continua a sfogliarlo con negligenza, io guardo incantato
queste pagine ingiallite che mi “raccontano” di un passato familiare
sconosciutomi. E’, quindi, ovvio che sia infastidito dai commenti
ironici della mia compagna che tenta di creare l’atmosfera giocosa
delle nostre migliori giornate. Ma la sua aria burlesca, falsamente
burlesca a mi fa ribollire di sdegno.
Mi sento offeso e ferito: percepisco che mi nasconde qualcosa.
La scruto, soffermandomi sul suo fittizio sorriso.
Quale sarà il modo ideale per finirla ? Benché mi sforzi, non riesco a
trovare la risposta.
Fa freddo: soffia un gran vento che mi intorpidisce.
Purtroppo nelle sbornie, il ritorno alla sobrietà non sempre è
repentino. Galleggio ancora in un sopore che non se ne vuole andare:
seguito a restare imbrigliato nei miei triti problemi. Adesso ne ho la
certezza: anche nel sonno la mia mente è incapace di scavalcare i
consueti limiti.
© Marco Polverelli - 2003
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