"Le fonti" di Ivano Palladino,  2003


In un deserto d'emozioni vivevano per tempi brevi due piccole fonti che debolmente segnavano il loro cammino nell'arsura che si mostrava attorno. Erano tanto esigue che l'ambiente forte della sua siccità non permetteva che esse rendessero feconda quella terra ormai arida.
Non riuscivano mai a terminare il loro tragitto e nemmeno penetravano nel suolo perché evaporavano al contatto del terreno ardente.
Un giorno mentre scendevano dal monte che le originava, si incontrarono, e mescolandosi iniziarono a comunicare nel modo cui solo una fonte può fare. Si parlavano scambiandosi, ed ogni piccola goccia era una parola o una frase breve. Un rivolo era un discorso, una piccola onda era una discussione. Entrambe erano a conoscenza della sorte cui sarebbero andate incontro. Entrambe desideravano che quel deserto fosse fertile della verde erba "speranza", del rosso fiore "passione" e colorato dai mille altri colori del "frutto" avvenire. Ma la sorte pareva segnata e loro mai sarebbero state tanto abbondanti da superare il deserto ai piedi del monte.
Ma quando infine entrambe stavano per tornare a seguire quel percorso crudele privo di una meta felice, emerse in ciascuna di loro lo zampillo del sentimento, e mescolandosi l'un con l'altro fece decidere alle fonti di affrontare unite la traversia.
Congiunte avrebbero avuto maggiore profondità e solo in parte sarebbero svanite.
Forse avrebbero potuto persino raggiungere il mare, ma ciò che più contava avrebbero potuto dar vita a quel deserto.
E così avvenne che scelsero il letto che avrebbero seguito entrambe. Stimarono migliore quello di sinistra per via della maggiore ampiezza, ma nessuna di loro predominò nella scelta, consapevoli di non perdere la loro essenza seguendo una via piuttosto che un'altra.
Cominciarono a discendere dal monte e man mano che venivano giù, parte di loro scompariva nell'aria. Ma la fonte unita sembrava non risentirne moltissimo e continuava a seguire la sua rotta. Ogni momento che passava era più esigua ma riusciva a continuare, e continuava e continuava. Non raggiunse il mare perché era troppo distante, ma riuscì a conoscere nuove terre e si diede un nuovo proprio corso, creò un nuovo letto cui posarsi e fluida proseguire.
Col passare del tempo iniziarono a germogliare i semi che il vento mai si era stancato di trasportare. In un primo momento tutto si colorò di verde, successivamente sorsero gli altri colori dei fiori e dei frutti.
Tutto iniziò a mutare intorno a quell'unica fonte e persino gli uccelli, gli insetti e altri piccoli animali scelsero quel luogo come loro dimora.
Le fonti al loro passaggio guardavano con amore e soddisfazione la terra che erano riuscite a fecondare e continuamente davano il loro apporto perché tutto continuasse e anzi fosse ancora più fertile. Ora quell'antico deserto era un'oasi e gli alberi, l'erba, i frutti erano l'espressione delle loro emozioni.
Un giorno, dal desiderio d'entrambe le fonti di tornare ad essere padrone di sé e di seguire ciascuna il proprio corso, nacquero delle incomprensioni che si manifestarono con onde grandissime. Tali disaccordi continuarono per molto tempo e più le fonti unite litigavano e più le onde alte bagnavano una piccola altura situata al centro dell'antico deserto.
Era una piccola collina che ancora mostrava il passato arido di quelle terre e che spesso era stata di compiacimento alle fonti per il lavoro svolto fino a quel momento. E così, grazie alle onde del disaccordo, anche quella collinetta diede il suo germoglio.
Si trattava di un albero, che la continua irrigazione faceva crescere sempre più e che aumentava giorno per giorno le sue radici e le sue chiome. Invadeva altre zone verdi e oscurava la luce del sole alle altre piante.
Quell'albero divenne in poco tempo bellissimo. I rami si fecero massicci come tronchi, le chiome rigogliose e le radici rigonfie ed estese sempre alla ricerca di nuove risorse.
Era magnifico, ma la sua forza indeboliva quella degl'altri. Si nutriva degl'altri, li oscurava, li dominava, li annientava. E cresceva sempre più.
Era forse stato lui che in passato aveva tramutato quell'oasi in deserto?
Forse era stata l'incomprensione, ma il risultato non cambiava. I mille colori stavano per essere sostituiti da un unico albero. Bellissimo ma solitario e intollerante verso tutto ciò che cresceva o avrebbe voluto attecchire intorno a lui.
Non poteva essere così, non poteva un'oasi trasformarsi in una sola pianta.
Le fonti unite allora intesero che quell'albero era frutto del loro disamore e che continuando a nutrirsi delle loro cattive emozioni avrebbe distrutto non solo tutto ciò che cresceva attorno ma si sarebbe alimentato di loro per sempre, senza permettere che esse seguissero il cammino prescelto.
E fu così che esse, calando la furia delle onde, e riducendo come conseguenza l' apporto di alimento, arrestarono l'esuberanza di quell' albero e quando l'equilibrio in quelle terre fu ristabilito, esse persino goderono della sua ombra al passaggio sotto le sue chiome.


©  Ivano Palladino - 2003 


 

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