| "La grazia" di Ivano Palladino |
Era un giorno di primavera quando conobbi Sandro ed il sole brillava alto nel cielo. Un sole estenuante che poco per volta asciugava le mie forze vitali, dissolvendole in un vapore che si alzava alto sul mio essere. Erano ormai due giorni che mi trovavo in terra su di una strada asfaltata di periferia, a pochi metri da un grande campo fiorito. Mi trovavo lì in terra da quando un forte vento di combutta con una pioggia violenta, mi aveva prima piegato e poi trasportata lì sulla strada. Stavo ormai per morire, mi mancavano le forze per riprendermi e rifiorire a nuova vita quando Sandro mi vide. Passeggiava per quella strada con la sua bicicletta approfittando di quella splendida giornata, quando accortosi di me, discese dalle due ruote e amorevolmente mi raccolse portandomi nella sua casa. Sandro fu molto buono con me. Mi dissetò, mi nutrì, insomma mi rigenerò aspettando con pazienza che io dessi segni di vita. E fu proprio così che io rifiorii e mi vestii di rosso più di una volta per gratificarlo. Ma dopo tanta felicità ora la prigionia. Sono due anni che sono costretta in questa bella ma orrenda serra, vittima del mio stesso salvatore che tramutatosi in carnefice mi tiene chiusa in una povera manciata di terra circondata da pareti d'argilla. Aiutatemi per favore, liberatemi da questa angusta gabbia, il mio nome è Azalea, e sono una pianta. © Ivano Palladino - 2003 |