"Pozione fisiognomica" di Alessandra Nassuato


Labbra sottili dai contorni secchi, dalla linea di divisione perfettamente orizzontale, dal colorito tiepido, poco attraente; queste sono da evitare.
So distinguere chi m'inganna, so discernere le labbra. Non mi serve il tocco, non ho bisogno di pressione, non c'è sapore per l'intuito.
L'inganno non possiede scaltrezza, oppure, come per il Maligno, non possiede la giusta perseveranza: l'inganno è pigro, seduce in fretta, brama un'istantanea vittoria.
Labbra sottili dai contorni secchi.
Non le tue, no, non le tue.
Regolari nel loro disegno femmineo, decise ed ondeggianti nel tratto superiore, sode e sporgenti, rosate, le ho pretese.
Le ho ambite all'istante, desiderate con rabbia nei tuoi assensi gutturali tra i nostri dialoghi telefonici. Come potessi vederle.
Le ho viste.
Le ho percepite sotto i polpastrelli che battevano la tastiera, come una divinatrice che sonda l'anima mischiando parole a gestualità inebrianti.
Le ho viste, giuro, le ho viste.
Sentite.
Prima di conoscerti.
Prima di supplicarti.
Prima di amarti.
Le ho viste con gli occhi dei sensi, le ho incontrate nel limbo dell'immaginazione, ho pregato che fossero come desideravo.
Come desideravo crescere.
Di bacio in bacio, crescere.
Comprendere.
Rinascere.
Di bacio in bacio, scoprire che anche questo è amore, che anche questo è un successo ma più lento, ragionato, studiato.
Ti ho studiato il collo, sì il collo.
Pulito, rasato, ritto. Onesto e preciso nella sua integrità, il tuo collo mi ha sedotta, abbandonandomi in una landa senza nome.
Ti ho studiato le mani.
A lungo i loro movimenti calmi, senza scatti, mani corte, veneree, curate fino all'imbarazzo.
Ti ho studiato le spalle, il torso, la schiena troppo ampia, troppo muscolosa, troppo bella per essere desiderata.
Hai sorriso poco, gustavi il cibo ed il vino con una concentrazione artefatta, distogliendo per primo gli occhi dai miei.
Ti ho pregato.
Ho pregato un tuo bacio.

-Posso baciarti?

Avresti potuto chiederlo tu.
Senti! 
Il contatto, è stato perfetto, la consistenza dei tessuti identica, il sapore delizioso.
Ti sei sciolto dal mio incantesimo. Tu per primo.
Proprio quando il vortice dei sensi mi sottraeva dalla realtà, proprio quando ho piegato la testa di lato per respirarti meglio, proprio quando…
L'eccitazione ha sbriciolato le dighe.
Chi è rimasto incantato? Chi ha subito la disfatta? Chi perderà la partita?
Ti ho avvisato.
Evitarmi sarebbe stato più ragionevole, evitarti più comprensibile, ma chi sa sottrarsi alla percezione di un bacio?
Trasformatosi.
Come un ranocchio saltellante.
In un amplesso perfetto, in un godimento interminabile, in una coincidenza di espressioni. Trasformatosi in un sentimento senza nome.
Ho studiato il tuo godimento.
Teso nella superficie liscia degli addominali, dei pettorali, dei muscoli delle spalle. Arrotondate e percorse da vene grosse e piene.
Viso contratto in una smorfia dura, al limite della sofferenza.
Al limite del lamento.
Al limite della sopportazione.
Ti ho pregato.
Ho pregato un tuo bacio.
Ancora altri cento, mille baci.
Sottraiti finché sei in tempo ai miei.
Non sono la tua principessa.


 

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