| "E non facciamo più l'amore" di Emanuela Musso Fiorini |
Mi chiedi a che cosa penso. Rispondo, non penso a niente. Ma non è vero. E la mia mente brulica di immagini scomposte che vagano libere ed aeree. Senza destinazione. Unica provenienza, il cuore. O magari la pancia. E menomale che esistono i pensieri, quelli che si fermano poi nella testa, e che rimangono chiusi nella testa, che la ingorgano, e che puoi non far vedere a nessuno. Se non ne hai voglia. Che puoi accarezzare in solitudine anche se sono sconci oppure inadeguati, quei pensieri. E banali. Ovvi. Perché a te piacciono così. Mi rimangono solo quelli. E non so quali pensieri ti attraversino, ora, non li conosco più e non mi interessa. E non perché taci più del solito, e sei distante ed ostile nella tua indifferenza quieta, immobile, anche delicata. Se vogliamo. Ma perché non ci parliamo più, non ci capiamo se non attraverso lui, e per mezzo di lui solamente. E non ci abbracciamo più, non beviamo più dallo stesso bicchiere, senza farci caso. Urliamo solo per litigare. A volte non litighiamo nemmeno. Dormiamo insieme come se fossimo in stanze diverse. E non lo siamo. Non ci sfioriamo che per errore. Non facciamo più l'amore. O quasi. Magari perché l'abbiamo fatto spesso, in passato, e male, oppure perché gli anni hanno sbiadito il trasporto, e la troppa conoscenza ha fatto il resto. Ma so che non è quello. E il desiderio è svanito nella consuetudine della lotta, e non c'è desiderio in te, ma solo voglia. Voglia. Mi pare. E io penso troppo a scrivere. Dici. Mi rimproveri. Una cosa che non comprendi. Che non ti appartiene. Tu che non leggi nemmeno il bugiardino del tuo analgesico. Per pigrizia. E perché detesti leggere. Ed io che senza libri muoio. E poi mi domandi a che cosa penso. Penso. Penso, caro mio. Che vorrei due ali. Un'isola brulla e assolata e senza nome. Il mare come unico rumore. E una piccola casa fresca, un letto ad una piazza, che così se ci facessi l'amore sarebbe amore confuso e amalgamato di respiri e di corpi umidi e appiccicati. Sarebbe amore senza di te. E una cucina con lo spazio per cucinare, per fare la conserva e la marmellata di fragole. Come faceva mia Madre. Un bagno come una piccola caletta di sabbia con una finestra che precipita sulla scogliera. Ma anche senza scogliera andrebbe bene lo stesso. Mio figlio. Un bel taccuino, di quelli che non si usano più da quando esiste il pc. Qualche penna; una buona scorta. Scriverei laggiù. Laggiù stoccherei i miei pensieri, tutti, e la malinconia di oggi, la libertà e l'urgenza che divoro senza smettere, e l'incompiutezza di questa mattina strana. Che il cuore sembra non battere affatto. Ritroverei la fantasia che non accetti e che guardi con diffidenza. Tu che non hai fantasia. E ti fa paura. Di certo non tornerei più a casa. E invece sono qui. Ad aspettarti per il pranzo, ad essere quella che non avrei mai voluto; ma è che non mi hanno permesso di essere diversa. Oppure non ho avuto il coraggio di diventarlo io. Resto qui e spero che qualche cosa succeda, anzi non spero affatto, e che il vento cambi, che il buio svanisca. E che questo mio sogno mi occupi tutta. Che mi si dica brava. Una buona, stramaledetta volta. Nella vita. Brava. Allora quell'isola esisterebbe. © Emanuela Musso Fiorini - 2001 |