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La luce filtra dagli interstizi: l'alba è arrivata ed io sono pronto ad alzarmi, completamente riposato dalle fatiche della giornata di ieri: ero arrivato al capanno poco dopo il tramonto, giusto il tempo per riporre l'attrezzatura di fianco al mio giaciglio, mangiare qualcosa, e stendermi per riposare. Mi sono addormentato subito, e la notte è trascorsa velocemente, ma ora sono pronto ad uscire; anzi, sono sempre pronto ad uscire per la caccia: chissà cosa troverò oggi nella foresta, e soprattutto chissà se troverò qualcosa che valga la pena di cacciare.
Esco dalla capanna quasi contemporaneamente al sorgere del sole, il terreno è soffice ed umido per la rugiada della notte, i miei passi mi portano silenziosi verso la sorgente che avevo individuato alcuni giorni or sono, le piante del sottobosco, mosse dal mio passaggio, lasciano cadere sul mio viso la rugiada accumulatasi sulle foglie. Questo, assieme all'aria fresca della mattina, contribuisce a svegliarmi completamente e così mi concentro sulla mia destinazione: la Sorgente.
Si trova alla fine di una piccola valle, non è difficile da raggiungere se si conosce il sentiero, ma del resto non è mai difficile raggiungere la propria meta una volta che si conosce la strada: quante volte ero già passato nelle vicinanze senza notare nulla!
Sono ormai tre anni che concentro le mie battute estive in questa
zona: è poco frequentata dagli uomini, molto dagli animali. Essi sanno apprezzare la natura e vivere in armonia con essa. Anch'io amo la natura e per nulla al mondo rinuncerei a queste battute solitarie che mi allontanano dal mio ambiente quotidiano e mi illudono di far parte di un mondo molto più semplice e primitivo. Il capanno che uso come base, l'unica traccia dell'uomo, a parte me stesso, nel raggio di centinaia di chilometri, deve essere stato costruito parecchi anni fa da qualcuno come me: io l'ho solo pulito e sistemato un po' la prima volta che l'ho individuato, quasi per caso, completamente mimetizzato tra i cespugli
del sottobosco.
Mimetizzato come la traccia di sentiero che sto per imboccare e che mi porterà alla sorgente: vicino all'acqua ho visto parecchie tracce di animali, qui invece non se ne vede quasi nessuna. Non ho ancora capito che via percorrono quando vanno a dissetarsi: probabilmente non seguono un percorso unico, ma strade diverse, una cosa piuttosto insolita, che ha contribuito a tenermi nascosto questo luogo per così tanto tempo.
Ma ormai sono arrivato: è una radura erbosa, piccola e bellissima,
circondata dal bosco da tutte le parti, con una polla d'acqua al centro, alimentata da una sorgente sotterranea, e con un piccolo ruscello che porta via l'acqua in eccesso. Da un lato ho individuato un vecchio albero con il tronco diviso in due, che mi consente di appostarmi al riparo, senza essere visto, ma vedendo perfettamente l'intera polla e gran parte della radura.
Procedo con la preparazione dell'appostamento, nel silenzio del bosco, rotto solamente dal gorgoglio dell'acqua del ruscello: un sottofondo rilassante che mi tiene compagnia durante l'attesa. Ora è tutto pronto, devo solo aspettare che qualche animale si avvicini per dissetarsi, e di certo non sarà un'attesa vana: nella radura c'erano delle orme fresche, di ieri, che mi fanno pensare ad un visitatore abituale, anzi, più di uno: se non mi sono sbagliato, penso di poter sperare nell'arrivo di una bella cerbiatta con i suoi due piccolini; questa potrebbe essere
veramente una giornata proficua.
Il tempo scorre lentamente, ma l'attesa non mi annoia affatto, il
guardarmi attorno non mi stanca mai; i rami degli alberi più alti
continuano a muoversi a destra e sinistra, in un ondeggiare ipnotico, interrotto di tanto in tanto da qualche uccello che vi si appoggia. Quel venticello non arriva nel sottobosco, dove l'immobilità è maggiore, almeno fino a quando non arrivano visite: Eccoli! Non mi ero sbagliato, una bella famigliola che si avvicina spensierata all'acqua, e del resto non hanno motivo di temere alcuna cosa. La cerbiatta è la prima a dissetarsi, seguita all'istante dai due piccolini: veramente un bel quadretto familiare.
È tutto perfetto; la cerbiatta è nel centro del mirino: scatto. Deve avermi sentito, perché alza la testa e guarda nella mia direzione; di meglio non posso sperare: scatto ancora un bel primo piano. Poi sposto l'inquadratura sui due piccoli che, a differenza della madre, non hanno notato nulla, e continuo a scattare foto fino a terminare il primo rullino. È la prima volta che riesco a scattare un rullino intero prima che il soggetto scappi: un po' la fortuna, un po' il rumore dell'acqua del ruscello che copre quello degli scatti.
Penso che domani tornerò a casa: potrei ritardare il rientro di un
altro giorno, ma preferisco non aspettare l'ultimo momento, e
soprattutto voglio concludere così queste vacanze, con l'immagine di questi bellissimi cerbiatti che si dissetano a pochi metri da me.
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