"Capolinea" di Leonardo Moro, 2003



Pioveva incessantemente da tre giorni. Non era certo molto piacevole restarsene in camera, per tutto quel tempo. Dalla finestra, si vedevano i tetti delle case. Il rumore della pioggia battente, aumentava, diminuiva e riprendeva. Un paio di fidanzati, sotto braccio, giù in strada si fermarono ad osservare delle vetrine. Lei aveva capelli a caschetto e lineamenti del volto molto delicati. Sembrava una piccola bambola di porcellana , il suo accompagnatore la riparava dalla pioggia, con l'ombrello. La ragazza sussurrò qualcosa nell' orecchio del compagno e risero insieme. Camminavano lentamente, fermandosi a guardare dietro di loro, e lungo la strada gettavano occhiate alle vetrine. Non entrarono in nessun negozio, rimasi ad osservarli, finché svoltarono, in fondo alla strada.
Ordinai da bere, con il telefono sopra al comodino, e dopo qualche minuto un cameriere bussò alla porta.
-Metti pure lì sopra. Dissi.
Uscì chiudendo la porta. Ero ancora solo nella stanza. Guardai ancora fuori, senza troppa attenzione a chi e a che cosa passava. La mia camera, era arredata con mobili firmati, una grande sala idromassaggio, un punto bar, che svuotavo regolarmente, un letto grande, troppo grande. Ed anche un televisore, con lo schermo gigante , e vari canali, su cui sintonizzarmi. I letti grandi sono infinitamente tristi, perché quando ti svegli al mattino, solo in tutto quel materasso, senti qualcosa, che ti afferra, è il sapore della sconfitta, perenne che incombe sulla tua vita. E io ne sapevo qualcosa. Avevo più di una volta spento la luce, quando andavo a letto. Spegnendo la luce, avevo sperato di non dovermi risvegliare nella vita. E invece puntualmente al mattino ero ancora in carreggiata.
Mi piaceva guardare la pioggia scendere fino a terra, di tanto in tanto avevo qualche brivido. Cercai di leggere qualche pagina di un libro che mi ero portato dietro. Ma lessi con la testa persa, in un vuoto insanabile. Mi rendevo conto che non era certo, il momento di farsi prendere dallo sconforto, ma non ci potevo fare niente.
Tre giorni che non uscivo fuori dalla stanza, neanche per scendere a mangiare. Mi facevo portare i pasti in camera e lasciavo ricche mance ai camerieri. Con un cameriere, parlammo di calcio, e di buoni giocatori del passato. Era un cameriere anziano, sulla sessantina, aveva tutti i denti rimessi e un parrucchino inguardabile. Ma come cameriere era un buon cameriere non mi faceva mancare niente, almeno nel suo turno, si preoccupava per me. Avevo ritirato tutti i miei risparmi dal contocorrente e li stavo sperperando in quel lussuosissimo hotel. Non avevo da parte molto, ma bastavano per essere tutti sperperati dal primo all'ultimo centesimo. I soldi sono fatti per essere sciupati, mai visto nessuno che si sia portato nell'altro mondo i soldi, mai visto. Restai a pensare alla morte, sdraiato sopra al letto, fumando una sigaretta. La donna delle pulizie, bussò, perché doveva rifare la camera. Erano tre giorni che la mandavo via, decisi di farla entrare e farla lavorare. Aprii la porta e quella sorrise , senza dire niente.
-Ci metterà molto? dissi.
-No, signore..
-Le da noia se aspetto qui?
-No signore, non si preoccupi. Era una ragazza. Una ragazza giovane, ma già scavata dalla vita, era una russa, che parlava abbastanza bene, inglese, francese e italiano. Scambiammo qualche parola, non era bella, ma aveva voglia di parlare, mi fece qualche domanda sul tempo e se trovavo il posto di mio gradimento. Risposi senza tanta voglia di farlo. Aveva un bel corpo, questo si. finii il suo lavoro e si chiuse la porta dietro di lei, sempre sorridendo e augurandomi una buona giornata. Risposi al suo sorriso e la salutai con un cenno del capo.
La sera prima avevo fatto baldoria nella stanza con due operatrici del sesso. Avevo alzato la cornetta del telefono e parlato con il portiere. I portieri sono formidabili, possono trovarvi qualsiasi cosa. Quando finì il turno, venne in camera mia. Gli diedi una bella mancia e con un sorriso da ragazzaccio disse che avrebbe provveduto lui a trovarmi quello che cercavo. Dopo circa un ora, bussarono alla porta. Entrarono due splendide ragazze, giovani e belle. Una era cinese e l ' altra ceca. Avevo il mondo nella stanza non potevo desiderare altro. Cercarono di aprire una conversazione, ma io non volevo assolutamente parlare. Preparai tre bicchieri di whisky e loro al quarto giro andarono su di giri. Non tanto, ma diventarono belle allegre. In un certo senso era proprio quello che volevo.
Ridevano ad ogni parola e mi baciavano. Ci spogliammo tutti e tre e restammo per un po' a guardare il soffitto, mi accesi una sigaretta e le offri , la cinese accettò. Mentre la ceca, non fumava. Ridemmo ancora insieme le bottiglie terminavano alla svelta. Avevano dei bei corpi entrambe. Non avevo mai visto donne con quei corpi cosi belli. La cinese mi raccontò in un orecchi una storiellina buffa, e a forza di ridere caddi dal letto. Restai sdraiato a terra, le ragazze mi guardavano da sopra e ridevano. L'atmosfera, era calda. Non provavo più niente da tempo. O forse non avevo mai provato niente, di così strano, rotolarsi sul pavimento e ridere da matti con due prostitute. Mi parlarono a lungo anche della loro vita. Poi la ceca mi si avvicino e mi iniziò a massaggiare le spalle. Poi tutto divenne strano, mobile, credo anche di aver fatto l'amore con entrambe, ma non ci potrei giurare. E sicuro che la mattina dopo quando mi svegliai se ne erano andate. Ma è probabile, che se ne siano andate a notte inoltrata.
Pensai per qualche istante anche alla donna che forse avevo perso per sempre. Mi scolai la bottiglia che avevo ordinato poco prima , un po' alla volta, con dei bicchierini piccoli. Erano le undici circa quando scolai la bottiglia definitivamente. Una nuova bottiglia che mi ero scolato. Stavo battendo i record, da tempo ormai. La sola cosa che mi era rimasta era la vita, e la stavo spezzettando un poco alla volta, presto non ne sarebbe più rimasto niente. Mi misi seduto sopra al divano, e tirai fuori dalla borsa la pistola che mi ero portato dietro. Restai a guardarla per un bel po'.
Andai in bagno e mi immersi nella vasca idromassaggio e restai lì, girandomi la pistola tra le mani. Dovetti uscire dalla vasca perché una finestra si aprii improvvisamente per via del vento. Non la avevo chiusa bene, ed ora entrava vento e pioggia. Quando la chiusi il pavimento era un po' bagnato. Cercai di asciugarlo, con un asciugamano che presi dal bagno. Non tornai nella vasca, ma rimasi con l'accappatoio indosso a girarmi tra le mani la pistola.


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Leonardo Moro 

 

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