| "It's over" di Barbara Monti, 2003 |
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"E' finita" disse lui. Era l'ultima volta che lo diceva, per sempre. Lo aveva ripetuto diverse volte, guardandomi negli occhi, fisso, per convincermi che era l'ultima possibilità, ed era vero. Lo riguardai a mia volta, fiera, mordendomi il labbro e inciampando con gli occhi nel ragazzo al suo fianco. Tornai a lui in meno di un secondo, sentendo le stesse identiche parole rafforzarsi e distorcersi. Non parlava più, oramai, le quattro sillabe sostavano a metà del rancore e dell'inutilità che sentivo crescermi dentro. C'erano stati anni, almeno dieci anni di amore e due, i più belli, di innamoramento. C'erano state fasi che avevano varcato la soglia di tutto il sentire più o meno distinto del nostro diventare. Curiosità piacere sesso inquietudine commozione adorazione stupore odio passione disperazione complicità pazienza noia apatia fragilità paura bugie amarezza forza orgoglio estasi amore ardore eccesso stordimento ironia follia serenità dolcezza lacrime baci brividi commozione complessità. 'E' finita E' finita' le parole continuarono a ronzare in cerchi
asimmetrici nel mio cervello per un tempo indefinito. Avevo abbassato lo sguardo e la testa senza accorgermene. Lui invece era rimasto fermo, i piedi fissi sul cemento a un metro da me, i pugni serrati a contenere l'eco della violenza pronunciata. Ci pensai su un attimo, poi lo guardai di nuovo cercando di non esprimere quello che sentivo, forse il primo, forse il secondo momento peggiore della mia esistenza sino allora. "E' finita", ripeté lui postumo a quella che avevo creduto essere l'ultima volta. 'Da qualche parte deve trovarsi un motivo' pensai. Nessuno me l'aveva detto. Mi voltai. Il motorino sostava compatto sotto il sole di luglio a dieci metri da me, il casco sulla sella, le chiavi nel cruscotto. Improvvisa, sentii l'esigenza di vigilarlo. Mi avvicinai camminando lenta, una scarpa avanti all'altra, per far entrare dentro di me a piccoli passi una consapevolezza che per il momento mi aveva solo stordita. Afferrai il casco, me lo misi in testa allacciandolo con cura, percependo i miei gesti, sentendomi sorvegliata, da un regista, da me stessa, i passanti, loro. Guardai quel punto. Erano ancora lì. "Che stronzo! Non lo rivedrò mai più" pensai, forse sussurrandolo. Nausea ed inquietudine mi si ammassarono contro. Le ultime parole, dette da suo padre, risuonarono un'ultima volta in me, chiudendo, in un solo istante, dodici anni di. © Barbara Monti 2003 - Tutti i diritti riservati |