"Pezzo d'autore" di Anna Maria Mercuri,  2003



Se ce l'aveva fatta fino a quel momento non era stato certo un caso, e se era sopravvissuto fino ad allora poteva ringraziare di sicuro la sorte che nel lancio di dadi aveva combinato una tempra robusta con un'insospettabile astuzia. Questo fatto, poi, di possedere gli anticorpi con il pedigree - selezionati e d'antica stirpe - non era roba da poco. Tutti i microbi ne discutevano da tempo ma la notizia non doveva essere divulgata perché allora i medici gli avrebbero prosciugato le arterie, tutte quante, e si sarebbero venduti il suo sangue puro a peso d'oro dopo averlo riprodotto in laboratorio e dopo aver iniettato in lui il liquido di un cane bastardo. Per non dare sospetti.
I medici - lui li conosceva bene - si mascherano dietro il loro gergo ermetico e i loro camici candidi e intanto studiano minuziosamente il metodo migliore per sottrarti ogni valore. Lui questo lo sapeva, e non avrebbe mai rivelato i suoi nascondigli. Sotto la pelle, tra i denti, … un po' anche.. non si sa, tutto cambia posto quando lo nascondi e poi non si trova quando hai fretta. L'importante è ricordarsi di avere un valore, prima o poi quello ripassa dal posto dove l'hai nascosto.

Avevano anche provato a estorcergli le informazioni, a lui che non si sarebbe mai tradito. E allora muto, anche sotto tortura! I medici lo avevano legato al letto, ben stretto perché lo sapevano forte, sedato perché ne temevano la libertà, e lo avevano costretto a tremare davanti a loro, lui lo sapeva perché. Erano scosse elettriche, quelle, che volevano bruciare la sua diversità. Finché la rabbia lo tenne sveglio, lottò. Poi, quando i nervi si strapparono, svenne.
Era stato allora che gli avevano sottratto un paio di organi firmati - non si sa come lo avevano capito - un polmone, e un rene forse, e probabilmente anche lo stomaco perché da allora l'appetito era calato e certi giorni non mangiava neanche più.

*****

Ogni volta così, se ne va mentre mi sta ancora parlando, pago di essersi sfogato, e non si preoccupa più che io lo stia ascoltando o no. Guarda in basso, scuote un po' la testa, e con le dita disegna cerchi nell'aria spessa che attraversa camminando mentre esce da qui.
Ogni volta è così, è entrato di fretta, ha saltellato un po' in fila, è arrivato allo sportello a ritirare la sua pensione, poi si è chinato in avanti verso di me, e con il sorriso intenso di un vecchio, mi ha messo a parte del suo segreto. Un segreto importante, un segreto sempre più intrigante. La gente dice che è matto, lui lo sa. Gli sta bene così - dice - che finché lo crederanno matto sarà libero. Proprio così dice, e sostiene di essere un pezzo d'autore, e io non so proprio in virtù di quale mio merito speciale quel vecchio matto mi abbia eletto a suo confidente speciale. Nessuno gli crede tranne me, e i medici che sanno che ha gli organi firmati. Non vuole assolutamente farsi fare le analisi del sangue perché non vuole scoprano che ha gli anticorpi con il pedigree. Ha ragione, dobbiamo difenderci dagli altri, e dal mondo estraneo che gli altri ci costruiscono addosso.
E poi, chi è più matto - mi chiedo - lui che si difende, o io che mi lascio vivere come gli altri decidono?
Gesticola ancora mentre prende a mano la bicicletta e si incammina in una direzione qualunque. Quella che per prima gli si apre davanti.

Io invece resto qui. La signora di fronte a me è paonazza, sgradevole, scalpita come una bestia selvatica. Non la sento, tutto il suo rumore produce solo un gran silenzio. Devo sbrigarmi devo servirla e poi, quando mi sarò sbrigato, avrò fatto soltanto ciò che devo. E allora guardo fuori, solo un attimo, con l'espressione di chi chiede aiuto: lui è ancora lì, che parla da solo, e stringe nelle mani il suo destino. Lui che ha sconfitto i medici e lo sa. Guardo fuori quel vecchio pezzo d'autore, guardo un vecchio matto solo. E mi accorgo che vorrei correre fuori e seguirlo, fare la sua strada insieme a lui, e mi accorgo che non posso farlo e così resto immobile, qui, io, che nascondo la mia diversità, io, che mi vergogno, io, che non riesco a confessare il mio rimpianto di adesso.
Io, che vorrei essere un pezzo d'autore e non lo sarò mai.

©  Anna Maria Mercuri 


 

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