"Perle di ghiaccio" di Anna Maria Mercuri, 2004


Perle di ghiaccio sul muscolo indurito di fibre. Hanno gettato calce sui binari. Non chiamatemi non posso sentire. La rabbia che rotola giù dal cuore, che inciampa appena sulle traversine, prosegue verso il centro e poi cade. Hanno spalmato una maschera bianca sul letto di ghiaia, e io lo so. E calato un lenzuolo di morte a stendere il telo sul fiume, e tiene sommerso il respiro di una vita che muore. Annega il mio animo rabbioso in questo dolore. E il ricordo di un amico che ha tradito il tuo amore.
E la gente ti chiede perché.
Poi smette. Al calare lento dello sguardo tutto sembra evitabile.
La domanda, la risposta, lo sguardo stesso.
Tutto passa nel secchio delle colpe, chi lo porta ne può sentire il peso, chi non si muove non solleva nulla. E intanto qualcosa - da qualche parte e comunque - muore.

La solita zingara allunga la mano verso di me, e io al solito decido che non sarà questo pezzo di metallo a sconvolgere quello che lei non vuole assolutamente cambiare. Non serve a niente. I suoi occhi trasmetteranno la solita ipocrita espressione e la gratitudine scivolerà sconfitta per terra dopo aver cercato, anche stavolta inutilmente, di aderire al suo viso. C'è chi crede che gli uomini siano fatti solo di esteriorità, che dietro le parole gli sguardi i lamenti ci siano solo parole sguardi lamenti. Invece io so che tutto è mosso dalle storie. La mia, la tua, la nostra…
Così anche oggi c'è calce sui binari. Ma per me non è come per gli altri. Una storia non ne poteva più ed è finita. Come finiscono i discorsi le amicizie gli amori. Quando un amico ti tradisce un angelo cade dal cielo e la tua anima precipita con lui all'inferno dove puoi finalmente conoscere l'odio. Poi a qualcuno passa, e a qualcun altro no.

La vedo benissimo. La traccia di sangue è mascherata sotto l'ossido di calcio, candido minerale da purificazione a basso costo. Cos'è che non ha funzionato nella tua vita?
Alzo gli occhi, voglio scappare, ma sbatto violenta contro il titolo del giornale di oggi - l'uomo in attesa accanto a me non guarda la calce attorno a lui, ma vede chiaramente quella spalmata a profusione sul foglio di carta che tiene ampio disteso tra le sue mani mentre in piedi su questa pensilina aspetta il locale come me. Il suo giornale titola:
STRAGE AL MERCATO DI UN MARTEDI' QUALUNQUE
…anche oggi, …ieri tutti quei giovani al reclutamento, …l'altro giorno tutti quei bambini… Le donne… c'erano anche le donne con i fucili in mano… se neanche le donne mediano più in tutto quest'odio…
A lui che si è buttato stanotte sotto il treno, tutto questo non importa più.
A me, non so… Sono una donna che prende il treno ogni giorno, come facevi tu.
Potrei fare qualcosa per il mondo che non so fare per me?
Provo a restare, a continuare. Il mio sguardo trattiene la macchia scura di sangue che tenta ancora di nascondersi sotto la ghiaia sbiancata. Buttarsi, proseguire, prendere il prossimo maledetto treno… Come se niente fosse stato, come se l'amore dominasse il mondo.
Come se tu, domani, mi sorridessi ancora.


 

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