Avrò sì e no cinque minuti.
Non so se riuscirò a trovare il tempo, in questi giorni vissuti di getto, riempiti solo di parole di getto, nutriti solo da impulsi di getto. Tra pensieri non pensati, e attenzioni non date. Omologazione, indifferenza. Contro cui sbatto, mio malgrado.
Il gatto corre, e per istinto salta a dare una zampata, silenziosa, e la preda che prima stupida volava attorno al suo piccolo muso nevrile, ora cade a terra e si spezza, inutile... Non ha potuto darsi il tempo di decidere… di getto l’ha afferrata e di getto l’ha uccisa.
Così io correvo. Non avrei dovuto accettare ma correvo. Non c’era tempo per decidere non c’era tempo per pensare. Alle volte la moneta cade a terra improvvisa, tintinna e allora la vedi, ruota veloce su sé stessa, agitata, insensata nel moto di chi cerca di tenersi in piedi, disperatamente, e crede alla forza apparente che dall’esterno lo sostiene verso il centro, di chi crede alla forza… apparente... e poi la spinta che cede la lascia lentamente piegarsi, e piegarsi di lato, sempre più di lato, finché il baricentro che esce dalla base non la sostiene più, e mentre sta per fermarsi, alle volte, tintinna più forte, urla che no, non vorrebbe ma deve, gira sempre più piano e alla fine, stancamente, si ferma. Testa o croce…
Non avrei dovuto accettare ma mi ha chiuso in una stanza, e io non ho tentato di uscire.
Ho pensato che non c’era tempo per pensare. O forse non ho pensato. Liquido scuro che tinge il vetro trasparente rendendolo brunito alla vista. Ho bevuto perché mi si annebbiasse la vista e non sentissi più che un piccolo disturbo, coscienza stupida che preme e farfuglia, spingendo pesante sulla soglia del desiderio di scappare, e strattona, e si dibatte ferita. Povera stupida coscienza di donna ferita. Chi ha creduto fosse amore? Pare che vinca, la coscienza, ecco si rafforza, rialza la testa incurva la schiena all’indietro… ma poi si accascia, ferma lì sulla soglia, si accascia perché non ha voglia di lottare, o non ne ha il tempo, è solo una coscienza ferita… e non ha colpe... senti… la si sente respirare… la si sente ansimare, sempre più piano, sempre più piano...
Ora mancheranno quattro minuti.
Non ha studiato, la mia stupida coscienza. Non ha capito che, se non hai studiato, c’è sempre qualcuno che ti vuole insegnare a pensare.
Io non avrei voluto, e invece ho accettato. La mia carriera ormai non ha più scampo. Ho un futuro brillante. Devo solo continuare a bere. Mi ha chiuso nella stanza e mi ha chiesto ciò che - da uomo - poteva volere. Marinaio di terra, che annota sul diario di bordo gli eventi. E si dimentica dei nomi delle donne. Perché sono solo donne.
No, non avrei dovuto accettare che ci fosse anche l’altra. O le altre, non so…
Ma ora non credo che riuscirò ad avere ancora tutto questo tempo per capire. …perché ho accettato… e perché non avrei voluto accettare... Nell’omologazione all’indifferenza che mi viene richiesta ho deciso di getto. E adesso il fiato mi sembra diventi più corto. Ogni giorno un poco più corto. Ogni minuto, un banale, impercettibile, infinito secondo più corto.
Asma. Somatizzazione ansiogena da stress. Anche il mio medico ha studiato, lo so, quel tanto che basta per sentirsi autorizzato a non farsi capire quando lo paghi.
Non so se avrò ancora il tempo di accettare che il mio medico non si faccia capire.
Dio, che freddo… Dio… non so se mi darai ancora tempo…
Avrei voluto fargliela pagare. Avrei voluto che il rimorso lo divorasse piano piano, e che ogni giorno fosse per lui eterno come questi minuti sono per me.
Non avrei voluto la verità…, eppure adesso sono contenta che anche lei possa soffrire... che sappia che in quella stanza c’ero anch’io, e che lui ha modellato la mia ambizione in amore, e che la mia ambizione divenuta amore si è sciolta come sale nell’acqua, e che quel sale ha continuato a bruciare sulle ferite aperte non lasciandole rimarginare.
Questo ho ottenuto. Che lei ora può soffrire come ho sofferto io.
Ancora tre minuti.
La sofferenza è come il formicolio che ho sentito vibrare sulla pelle in questi anni.
Ma non ho più tempo. Gli occhi sono già socchiusi, e ora sento le sensazioni distaccarsi dalla prospettiva che conoscevo. Le linee si distorcono e mi pare che non ci siano più contorni da seguire con lo sguardo attorno a me.
Avrei voluto fargliela pagare. E vederlo soffrire per me.
Ma ora no… i pensieri non pensati mi lasciano. I farmaci, come angeli silenti, mi penetrano sempre più a fondo… e mi abbandono al freddo caldo che mi prende.
Spero che tutti capiscano che l’ho fatto per lui. E questa volta non ho agito di getto. Il mio medico ha studiato, si sente, quando mi dice prenda questo alla sera per dormire, e poi mi raccomando è questione di dosi… bravo, bravo il mio angelo del giudizio che mi ha dato la spada per combattere il mostro dentro di me. Sono stata cattiva o attiva?…
Ho due minuti ancora.
Mentre tutto si offusca non so più se è importante… ora che non ho più tempo riesco meglio a pensare… Quando entrerà in questo studio mi troverà addormentata… spero che la sua notte inizi buia come è stato per me…
Smettere di correre… non ci avevo mai pensato… è bello smettere di correre e avere tempo, ora, di pensare… da bambina volevo fare la ballerina… perché mi piace ancora la musica ma è tanto tempo che non la sento più… le segretarie non suonano… ma ora sono molto diversa da un minuto fa… la musica mi manca, ero brava a scuola volevo diventare una madre e insegnare a mia figlia a suonare … ho paura, non avrei dovuto volere tutto questo… non mi pare possibile né giusto, ma non riuscirò più ad avere tempo…
Ho solo un minuto, lo sento… ho buttavo via tanto tempo credendo di dover vivere di getto… magari quando arriva riesce a salvarmi… magari quando arriva sentirà di amarmi… magari piangerà per me… e si spaventerà… e capirà quanto valeva tutto il mio amore… potrà accadere… domani… non importa, non importa più… Prima mi pareva di provare un formicolio che ora non c’è più.
Morire dev’essere questo. Il formicolio della vita che se ne va.
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