Lo
spettacolo per il quale Briony aveva ideato le locandine, programmi e
biglietti, costruito il botteghino con un paravento sbilenco e foderato
di carta rossa la cassetta dei soldi, era opera sua, frutto di due
giornate di una creatività tanto burrascosa da farle saltare una
colazione e un pranzo. Quando ebbe concluso i preparativi, non le restò
altro da fare che contemplarne la stesura definitiva e aspettare di
veder comparire i suoi cugini dal lontano nord. Ci sarebbe stato un solo
giorno di tempo per le prove, prima dell'arrivo di suo fratello. A
tratti pungente, spesso disperatamente triste, il dramma narrava una
storia di cuore il cui messaggio, racchiuso nel prologo in rima, era che
un amore non costruito su fondamenta di grande buonsenso ha il destino
segnato. La sconsiderata passione dell'eroina per un malvagio conte
straniero naufraga nella sventura allorché la protagonista, Arabella,
contrae il colera durante una corsa precipitosa verso una cittadina di
mare in compagnia del suo promesso. Abbandonata da lui come da tutti gli
altri, costretta a letto in una soffitta, la protagonista scopre in se
stessa la forza dell'ironia. La sorte le offre una seconda occasione
nella persona di un medico in ristrettezza economiche - in realtà, un
principe sotto le mentite spoglie che ha deciso di lavorare tra i
bisognosi. L'uomo la guarisce e Arabella, che questa volta sceglie con
giudizio, è ricompensata dalla riconciliazione con la sua famiglia e
dalle nozze col principe-dottore in una "ventosa giornata di sole
primaverile".
La signora Tallis lesse le sette pagine delle Disavventure di
Arabella in camera sua, seduta alla toeletta , con un braccio
dell'autrice sulla spalla per tutta la durata della lettura. Briony
scrutava il viso della madre per non lasciarsi sfuggire il passaggio
fugace di un'emozione, ed Emily Tallis stette al gioco producendosi in
espressioni allarmate, risatine di gioia e, alla fine, in sorrisi
riconoscenti e avveduti cenni di assenso. Prese tra le braccia la
figlia, se la sedette in grembo - ah, le tornava alla mente il bel
corpicino caldo di quando era piccola, non ancora perduto, non del tutto
- e definì la sua commedia "incantevole", acconsentendo
subito, con un mormorio soffiato nella spirale stretta dell'orecchio
della bambina, che a quell'aggettivo utilizzato sulla locandina da
esporre su un cavalletto in ingresso, accanto alla biglietteria.
Briony non poteva saperlo allora, ma quello sarebbe stato l'attimo di
maggior successo della sua iniziativa. Niente poté eguagliare il senso
di soddisfazione, tutto il resto si ridusse a una serie di sogni e di
delusioni. C'erano momenti nelle notti estive in cui, spente le luci e
rintanata nel buio accogliente del letto a baldacchino, Briony lasciava
battere il proprio cuore al pensiero di fantasticherie luminose e
ardenti, di per sé brevi commedie che prevedevano immancabilmente la
presenza di Leon. In un caso, la sua faccia grande e cordiale era
sconvolta dalla sofferenza di fronte alla solitudine disperata di
Arabella. In un altro, eccolo in qualche ritrovo alla moda della
capitale mentre, con il bicchiere del cocktail in mano, si vantava con
un gruppo di amici dicendo: "Sì, la mia sorellina, Briony Tallis,
ne avrete senz'altro sentito parlare". In un terzo, Leon levava in
aria un pugno di giubilo mentre il sipario calava, anche se non c'era
nessun sipario, era stato impossibile realizzarlo. Il dramma non era
destinato ai cugini, bensì al fratello, di cui intendeva festeggiare il
ritorno a casa a casa e suscitare l'ammirazione per poi strapparlo alla
sventata sequela di fidanzate e indirizzarlo verso una moglie
appropriata, quella che lo avrebbe convinto a tornare in campagna, e
avrebbe cortesemente richiesto a lei di farle da damigella d'onore.
Briony era una di quelle bambine possedute dal desiderio che al mondo
fosse tutto assolutamente perfetto. Mentre la sorella maggiore era una
baraonda di libri mai chiusi, vestiti mai ripiegati, un letto mai
rifatto e posacenere mai svuotati, quella di Briony era il santuario del
demone che la animava: nel modellino di fattoria disposto sul davanzale
profondo della finestra figuravano gli animali consueti, ma tutti
rivolti in un'unica direzione - quella della loro proprietaria -, quasi
che fossero sul punto di levare un canto; perfino le galline erano
sistemate rigorosamente in un cerchio. In effetti quella di Briony era
la sola camera ordinata al piano di sopra della casa. Le sue bambole,
sedute erette nelle loro ville a più stanze, parevano obbedire al
preciso ordine di non sfiorare mai le pareti; le file composte e
spaziate delle varie figure alte un dito sulla sua toeletta - cowboy,
sommozzatori, topi umanoidi - davano l'impressione di un piccolo
esercito sull'attenti.
© Ian McEwan, 2002
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