Si
trovava a camminare per le strade di quel borgo antico. Tra quei vicoli
ciottolati, quelle case medioevali, quelle piccole finestre sbarrate con
graticci di metallo lavorati in intricati ghirigori, dai cui vetri
opachi filtravano luci soffuse.
Dalla strada principale si scorgevano, a est, il mare e il cielo che
lentamente si tingeva di scuro tra lo scintillio delle prime stelle,
mentre a ovest, stupende colline si stagliavano dolci nello spegnersi
del sole in un tramonto di porpora.
La cattedrale poggiava le sue fondamenta sulla collina più alta, con il
grande portale rivolto verso il borgo. Alla sua sola vista, durante gli
anni della sua fanciullezza, innumerevoli e tenebrose fantasie gli
riempivano la mente. Ma erano passati molti anni, e ora non poteva che
rimanere affascinato da quelle sinuose arcate gotiche, da quei
finestroni dai vetri colorati, dal suo portale in solido legno, in cui
spiccava in rilievo un'antica simbologia, il cui significato gli era
ignoto.
Tornato al suo paese natio da pochi giorni, aveva appreso da un vecchio
del posto che la cattedrale era già sconsacrata ai tempi dei suoi
nonni, e che ora vi abitava solo un frate, il quale si prendeva cura di
qualche occasionale riparazione. Strane voci giravano attorno alla
figura di quest'uomo. Si diceva che di giorno si aggirasse nel bosco
vicino alla cattedrale, raramente lo si vedeva scendere al paese. Di
notte però, era chiara la sua presenza nell'antica chiesa, perché dai
finestroni uscivano deboli ma inconfondibili bagliori tremolanti di
candele.
Quell'indimenticabile notte si era ritrovato a percorrere la piccola
strada sterrata che portava alla collina più alta, forse attratto
dall'improvviso chiarore che filtrava attraverso i vetri colorati. Dieci
finestroni illuminati contemporaneamente, come se tutte le candele
fossero state accese nello stesso istante. E come poteva farlo un uomo
solo? Certo, potevano essere tutte luci artificiali, ma lui aveva seri
dubbi in proposito. Non vedeva alcun cavo elettrico arrivare alla
cattedrale.
Continuò ad avanzare, curioso di discuterne con il frate. A quale epoca
risaliva quella cattedrale, chi l'aveva costruita, per quale motivo era
stata sconsacrata? Oscuramente intuiva che la risposta a questi
interrogativi avrebbe dato una svolta alla sua vita. Era quasi un
trentenne tutto casa e ufficio, senza nessuna figura femminile che si
prendesse cura di lui, o che almeno si prendesse cura della sua casa. Ma
lui certo non permetteva a se stesso di lamentarsi: era già un ragazzo
indipendente da quando, una decina di anni prima, aveva perso i
genitori.
Immerso in questi pensieri era giunto a due alti pilastri in grossi e
vecchi mattoni, al cui interno erano ancora visibili antichi cardini
arrugginiti che un tempo dovevano sorreggere un grande cancello. La
facciata della cattedrale giganteggiava ad un centinaio di metri da lì.
Un lungo viale lastricato, accompagnato da alti siepi ai suoi lati,
arrivava quasi fino ai suoi piedi.
Come il suo corpo attraversò l'immaginario cancello e il suo piede
sinistro si posò sul primo lastrone di pietra, un gelido soffio di
vento gli fece accapponare la pelle. Si fermò. La brezza persisteva e
sembrava provenire dalla cattedrale, come se questa volesse farlo
tornare sui propri passi.
Esitò solo un paio di secondi, mentre strani pensieri gli
attraversavano la mente; poi, una strana forza interiore lo fece
proseguire nei suoi propositi e, pian piano, anche il vento andò
scemando.
Camminava lentamente e i passi sulla pietra nuda risuonavano ovattati.
Il viale era largo circa un metro e mezzo; le siepi s'innalzavano
attorno a lui soffocandogli quasi il respiro. Cominciò ad avvertire uno
strano odore, come quello di stanze piene di polvere chiuse da anni.
Cercò di immaginare che razza di giardino potesse celarsi dietro a
quelle alte barriere di vegetazione: in paese si diceva che vi fossero
disseminate innumerevoli statue, raffiguranti forse antichi re o
cavalieri. Un lieve fruscio sulla sinistra lo fece girare, interrompendo
il suo cammino. Stette ad ascoltare qualche secondo, aspettandosi di
veder sbucare un animaletto notturno; ma non accadde niente.
Si guardò alle spalle e poi di fronte: doveva aver percorso una ventina
di metri. Non era nemmeno a metà viale, tuttavia si trovava già a
pensare al motivo stupido per cui si trovava lì. Sembrava che la
cattedrale lo stesse sfidando. I bagliori tremolanti che attraversavano
i finestroni parevano tanti occhi intenti ad osservare il suo procedere.
Non c'era dubbio: provava ora una certa soggezione verso quel luogo così
arcano. E se fosse tornato l'indomani mattina? Avrebbe incontrato il
frate di giorno, magari lo avrebbe trovato intento a pregare
(la cattedrale è sconsacrata)
o comunque occupato in mansioni che non richiedessero necessariamente le
tenebre per essere adempiute. Ma ormai era lì, e non era più un
bambino.
Ricominciò a camminare, curante solo del fatto che lui era lì in cerca
di risposte, senza pensare a stupide leggende paesane. Tuttavia, l'odore
che aveva sentito poco prima andava ora peggiorando, come se qualcosa
nelle vicinanze si stesse decomponendo.
Tutt'intorno, di nuovo la gelida brezza.
Fruscio sulla destra. Lo stesso rumore di prima, ma più nitido.
Fruscio sulla sinistra. Girò immediatamente la testa da quella parte,
con gli occhi sbarrati. Aveva accelerato il passo. Mancavano solo
cinquanta metri al grande portone della cattedrale.
Ma che sto facendo?
Aveva forse paura che qualche strano essere notturno lo stesse seguendo?
Ancora il rumore sulla destra. Adesso, però, non per pochi secondi, ma
lungo, continuo nel tempo. La siepe cominciò ad agitarsi
freneticamente. Udì un respiro affannoso.
Ora basta! Si disse e si fermò. In quel momento scorse,
nell'alta vegetazione, un piccolo varco. Quel continuo fruscio proveniva
proprio da lì. Si abbassò per osservare meglio, ma il rumore subito
cessò. La sua curiosità lo spinse ad avvicinarsi ancor di più a quel
buco, ma si ritrasse quasi immediatamente, sopraffatto da quell'odore di
putrefazione che aveva avvertito poco prima. Aspettò qualche secondo. Ma
che cavolo c'è lì dietro?
Quando riportò gli occhi su quel varco, stava ad osservarlo la
spaventosa testa di un cane a denti digrignati, dalla cui bocca colava
bava bianca.
Le sue ginocchia cedettero e indietreggiò spaventato con le mani dietro
la schiena, annaspando forsennato con i piedi, mentre strascicava il
fondo dei pantaloni sul lastricato ruvido. Girò il busto per potersi
rialzare. Dall'altra parte, minaccioso, lo osservava un altro cane.
Si girò ancora, con il respiro pesante di paura: è impossibile!
Poi una poderosa scarica di adrenalina gli diede la forza per rimettersi
in piedi, e cominciò a correre con tanta foga che cadde a terra
sbattendo la testa.
Si rialzò in meno di un secondo, un piccolo rivolo di sangue che gli
colava sulla guancia sinistra. Corse disperatamente verso il portale
della cattedrale, avvertendo sulle caviglie l'alito caldo dei due… lupi!
Sì, certo, erano dei lupi!
Aveva il fiato corto, il cuore gli pulsava frenetico nel petto. Forza!
Ancora pochi metri! Quelle mura, che ora gli apparivano così
lugubri, erano per lui l'unica salvezza da una morte quasi sicura.
Sperava soltanto che il portale che stava per raggiungere fosse aperto;
in caso contrario… non voleva nemmeno pensare alle alternative.
Strane figure scolpite sui gradoni accompagnavano la sua folle corse
sulla grande scalinata, quando, come se qualcuno avesse percepito i suoi
pensieri, il portale, lugubremente cigolando, cominciò lentamente ad
aprirsi; dall'interno, un inquietante bagliore arancione.
Catapultò il proprio corpo dentro alla cattedrale e si ritrovò carponi
a scivolare su di una superficie di marmo liscia e gelida. Quando si
fermò, lanciò uno sguardo dietro di sé: all'esterno, più nessuna
traccia dei lupi; soltanto il viale e le siepi avvolti dalle tenebre.
Un accordo assordante gli esplose alle spalle. Si voltò: un altare di
marmo finemente rifinito stava su di un rialto al centro di una vastità
colossale, invasa dalle innumerevoli e lunghissime canne di un organo da
chiesa da cui proveniva quel tetro frastuono. Sopra, un rosone di circa
due metri di diametro,
(ma non è dalla parte sbagliata?)
raffigurante la stessa identica simbologia riportata sul portale.
Il suono si spense di colpo.
Con un'eco infinita risuonò l'assordante sbattere del portale che
veniva richiuso.
Si voltò all'istante, scorgendo sull'uscio i due lupi seduti a fianco
di una persona che portava una tonaca marrone stretta alla cintola da un
cordone bianco.
"Non a tutti è permesso entrare qui", disse con voce roca il
frate con la testa di un lupo.
E poi, le tenebre.
©
Diego Matteucci - 2002
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