Da "Seguimi!" di Diego Matteucci, Edizioni Clinamen, 2002


Si trovava a camminare per le strade di quel borgo antico. Tra quei vicoli ciottolati, quelle case medioevali, quelle piccole finestre sbarrate con graticci di metallo lavorati in intricati ghirigori, dai cui vetri opachi filtravano luci soffuse.
Dalla strada principale si scorgevano, a est, il mare e il cielo che lentamente si tingeva di scuro tra lo scintillio delle prime stelle, mentre a ovest, stupende colline si stagliavano dolci nello spegnersi del sole in un tramonto di porpora.
La cattedrale poggiava le sue fondamenta sulla collina più alta, con il grande portale rivolto verso il borgo. Alla sua sola vista, durante gli anni della sua fanciullezza, innumerevoli e tenebrose fantasie gli riempivano la mente. Ma erano passati molti anni, e ora non poteva che rimanere affascinato da quelle sinuose arcate gotiche, da quei finestroni dai vetri colorati, dal suo portale in solido legno, in cui spiccava in rilievo un'antica simbologia, il cui significato gli era ignoto.
Tornato al suo paese natio da pochi giorni, aveva appreso da un vecchio del posto che la cattedrale era già sconsacrata ai tempi dei suoi nonni, e che ora vi abitava solo un frate, il quale si prendeva cura di qualche occasionale riparazione. Strane voci giravano attorno alla figura di quest'uomo. Si diceva che di giorno si aggirasse nel bosco vicino alla cattedrale, raramente lo si vedeva scendere al paese. Di notte però, era chiara la sua presenza nell'antica chiesa, perché dai finestroni uscivano deboli ma inconfondibili bagliori tremolanti di candele.
Quell'indimenticabile notte si era ritrovato a percorrere la piccola strada sterrata che portava alla collina più alta, forse attratto dall'improvviso chiarore che filtrava attraverso i vetri colorati. Dieci finestroni illuminati contemporaneamente, come se tutte le candele fossero state accese nello stesso istante. E come poteva farlo un uomo solo? Certo, potevano essere tutte luci artificiali, ma lui aveva seri dubbi in proposito. Non vedeva alcun cavo elettrico arrivare alla cattedrale.
Continuò ad avanzare, curioso di discuterne con il frate. A quale epoca risaliva quella cattedrale, chi l'aveva costruita, per quale motivo era stata sconsacrata? Oscuramente intuiva che la risposta a questi interrogativi avrebbe dato una svolta alla sua vita. Era quasi un trentenne tutto casa e ufficio, senza nessuna figura femminile che si prendesse cura di lui, o che almeno si prendesse cura della sua casa. Ma lui certo non permetteva a se stesso di lamentarsi: era già un ragazzo indipendente da quando, una decina di anni prima, aveva perso i genitori.
Immerso in questi pensieri era giunto a due alti pilastri in grossi e vecchi mattoni, al cui interno erano ancora visibili antichi cardini arrugginiti che un tempo dovevano sorreggere un grande cancello. La facciata della cattedrale giganteggiava ad un centinaio di metri da lì. Un lungo viale lastricato, accompagnato da alti siepi ai suoi lati, arrivava quasi fino ai suoi piedi.
Come il suo corpo attraversò l'immaginario cancello e il suo piede sinistro si posò sul primo lastrone di pietra, un gelido soffio di vento gli fece accapponare la pelle. Si fermò. La brezza persisteva e sembrava provenire dalla cattedrale, come se questa volesse farlo tornare sui propri passi.
Esitò solo un paio di secondi, mentre strani pensieri gli attraversavano la mente; poi, una strana forza interiore lo fece proseguire nei suoi propositi e, pian piano, anche il vento andò scemando.
Camminava lentamente e i passi sulla pietra nuda risuonavano ovattati. Il viale era largo circa un metro e mezzo; le siepi s'innalzavano attorno a lui soffocandogli quasi il respiro. Cominciò ad avvertire uno strano odore, come quello di stanze piene di polvere chiuse da anni.
Cercò di immaginare che razza di giardino potesse celarsi dietro a quelle alte barriere di vegetazione: in paese si diceva che vi fossero disseminate innumerevoli statue, raffiguranti forse antichi re o cavalieri. Un lieve fruscio sulla sinistra lo fece girare, interrompendo il suo cammino. Stette ad ascoltare qualche secondo, aspettandosi di veder sbucare un animaletto notturno; ma non accadde niente.
Si guardò alle spalle e poi di fronte: doveva aver percorso una ventina di metri. Non era nemmeno a metà viale, tuttavia si trovava già a pensare al motivo stupido per cui si trovava lì. Sembrava che la cattedrale lo stesse sfidando. I bagliori tremolanti che attraversavano i finestroni parevano tanti occhi intenti ad osservare il suo procedere. Non c'era dubbio: provava ora una certa soggezione verso quel luogo così arcano. E se fosse tornato l'indomani mattina? Avrebbe incontrato il frate di giorno, magari lo avrebbe trovato intento a pregare
(la cattedrale è sconsacrata)
o comunque occupato in mansioni che non richiedessero necessariamente le tenebre per essere adempiute. Ma ormai era lì, e non era più un bambino.
Ricominciò a camminare, curante solo del fatto che lui era lì in cerca di risposte, senza pensare a stupide leggende paesane. Tuttavia, l'odore che aveva sentito poco prima andava ora peggiorando, come se qualcosa nelle vicinanze si stesse decomponendo.
Tutt'intorno, di nuovo la gelida brezza.
Fruscio sulla destra. Lo stesso rumore di prima, ma più nitido.
Fruscio sulla sinistra. Girò immediatamente la testa da quella parte, con gli occhi sbarrati. Aveva accelerato il passo. Mancavano solo cinquanta metri al grande portone della cattedrale.
Ma che sto facendo?
Aveva forse paura che qualche strano essere notturno lo stesse seguendo?
Ancora il rumore sulla destra. Adesso, però, non per pochi secondi, ma lungo, continuo nel tempo. La siepe cominciò ad agitarsi freneticamente. Udì un respiro affannoso.
Ora basta! Si disse e si fermò. In quel momento scorse, nell'alta vegetazione, un piccolo varco. Quel continuo fruscio proveniva proprio da lì. Si abbassò per osservare meglio, ma il rumore subito cessò. La sua curiosità lo spinse ad avvicinarsi ancor di più a quel buco, ma si ritrasse quasi immediatamente, sopraffatto da quell'odore di putrefazione che aveva avvertito poco prima. Aspettò qualche secondo. Ma che cavolo c'è lì dietro?
Quando riportò gli occhi su quel varco, stava ad osservarlo la spaventosa testa di un cane a denti digrignati, dalla cui bocca colava bava bianca.
Le sue ginocchia cedettero e indietreggiò spaventato con le mani dietro la schiena, annaspando forsennato con i piedi, mentre strascicava il fondo dei pantaloni sul lastricato ruvido. Girò il busto per potersi rialzare. Dall'altra parte, minaccioso, lo osservava un altro cane.
Si girò ancora, con il respiro pesante di paura: è impossibile! Poi una poderosa scarica di adrenalina gli diede la forza per rimettersi in piedi, e cominciò a correre con tanta foga che cadde a terra sbattendo la testa.
Si rialzò in meno di un secondo, un piccolo rivolo di sangue che gli colava sulla guancia sinistra. Corse disperatamente verso il portale della cattedrale, avvertendo sulle caviglie l'alito caldo dei due… lupi! Sì, certo, erano dei lupi!
Aveva il fiato corto, il cuore gli pulsava frenetico nel petto. Forza! Ancora pochi metri! Quelle mura, che ora gli apparivano così lugubri, erano per lui l'unica salvezza da una morte quasi sicura. Sperava soltanto che il portale che stava per raggiungere fosse aperto; in caso contrario… non voleva nemmeno pensare alle alternative.
Strane figure scolpite sui gradoni accompagnavano la sua folle corse sulla grande scalinata, quando, come se qualcuno avesse percepito i suoi pensieri, il portale, lugubremente cigolando, cominciò lentamente ad aprirsi; dall'interno, un inquietante bagliore arancione.
Catapultò il proprio corpo dentro alla cattedrale e si ritrovò carponi a scivolare su di una superficie di marmo liscia e gelida. Quando si fermò, lanciò uno sguardo dietro di sé: all'esterno, più nessuna traccia dei lupi; soltanto il viale e le siepi avvolti dalle tenebre.
Un accordo assordante gli esplose alle spalle. Si voltò: un altare di marmo finemente rifinito stava su di un rialto al centro di una vastità colossale, invasa dalle innumerevoli e lunghissime canne di un organo da chiesa da cui proveniva quel tetro frastuono. Sopra, un rosone di circa due metri di diametro,
(ma non è dalla parte sbagliata?)
raffigurante la stessa identica simbologia riportata sul portale.
Il suono si spense di colpo.
Con un'eco infinita risuonò l'assordante sbattere del portale che veniva richiuso.
Si voltò all'istante, scorgendo sull'uscio i due lupi seduti a fianco di una persona che portava una tonaca marrone stretta alla cintola da un cordone bianco.
"Non a tutti è permesso entrare qui", disse con voce roca il frate con la testa di un lupo.
E poi, le tenebre.


© 
Diego Matteucci - 2002 


 

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