Ho una depressione di merda e mio padre che è un medico mi
ha dato delle gocce di iperico.
L'iperico, dice mio padre, ha la stessa potenza degli antidepressivi di sintesi senza averne gli effetti collaterali. Quindi non mi
ammoscerà l'uccello come il Prozac.
Comincio a prendere le gocce di iperico e sento come se facessi ogni movimento con più forza, sento come una spinta invisibile dietro ogni movimento. Mi sento però anche nervoso e di notte
mi succede di sentire il cuore palpitarmi accelerato come se stesse per scappare dalla gabbia toracica.
Mio padre dice che è normale e che è dovuto all'inibizione
della ricaptazione della noradrenalina e al suo diminuito metabolismo. Quindi, in parole povere -dice -c'è più noradrenalina che
mi scorre dentro al corpo.
Il tempo ha iniziato a girare per il verso giusto, nel senso che
era da un paio di anni che non vedevo un maggio così sereno e
luminoso. Tra qualche giorno l'aria sarà piena di polline e mi
dovrò curare anche la rinite allergica. Gli antistaminici mi sfasciano il fisico più di quanto abbia già provveduto da solo, quindi penso che prenderò solo lo spray di cromoglicato, che al massimo mi
fa sanguinare il naso ogni tanto.
Per la rinite allergica vorrei prendere dell'efedrina (quella per
cui squalificarono Maradona ai Mondiali del '94) che, oltre che
decongestionare il naso, fa pure dimagrire, ma mio padre dice che
con l'iperico non è il caso di prenderla perché anche l'efedrina
aumenta la noradrenalina e potrei avere delle crisi ipertensive.
Quando passo il pomeriggio sopra il letto, immobile, con le
finestre aperte e le zanzariere tirate giù a oscurare il sudario della città, fisso la chitarra elettrica che ho in fondo alla camera: è
una copia di una Fender Stratocaster. L'ho presa rossa-bordeaux perché la volevo simile alla Fender di Riccardo Tesio dei Marlene
Kuntz.
Non sono mai andato oltre il giro di do ma mi sarebbe piaciuto fare il chitarrista e penso mi sarebbe venuto anche bene.
Ho provato a fare il calciatore. Ero un mancino, lento ma con
una discreta tecnica. Sapevo solo tirare le punizioni dal limite dell'area e solo per quello mi facevano giocare. Cristo, ne tiravo un
centinaio al giorno e alla fine ero diventato un tiratore di punizioni infallibile. In una videocassetta con le reti più belle di Michel
Platini avevo visto che il trucco per creare una traiettoria imprendibile stava, più che nel contatto del piede col pallone, nella posizione del busto: eretta, ne troppo in avanti ne troppo indietro. Il
braccio destro spiegato verso la porta, quello sinistro dietro la
schiena, alla stessa altezza, in modo da formare col corpo una
stella a quattro punte. Ho fatto pure un paio di provini con il Perugia e col Parma, ma le punizioni non bastavano e a tutti e due i
provini non ho toccato palla.
Anche perché se non sei alto sopra il metro e ottanta, o sei un
fenomeno o non fai il calciatore.
Inoltre avevo già provveduto a sfasciarmi il fisico con un regime alimentare da quattromila calorie al giorno. Ad una delle ultime partite che ho giocato, ho sentito qualcuno gridarmi: "Obeso!".
Così non ho fatto ne il calciatore, ne il chitarrista e mi sono
iscritto all'università, a quale facoltà fate un po' voi, che per me è
lo stesso.
Quando attraverso la cortina delle zanzariere mi investe il
karaoke della vicina di casa, su per giù vecchi pezzi di Nilla Pizzi,
Celentano e Milva, capisco che sono le cinque precise (perché alle
cinque in punto la vicina attacca quell'affare) e che è l'ora di alzarsi e di riprendere l'iperico, venticinque gocce in mezzo bicchiere
di acqua.
Quindi mi lavo i denti, visto che mi è presa la fissazione di avere denti bianchissimi. Me li lavo ogni volta che infilo qualcosa in
bocca di liquido o solido.
Ho sette spazzolini di differente consistenza. I Butler sono i
miei preferiti. Ho anche uno spazzolino elettronico che funziona formando una specie di circuito chiuso di elettroni, che scorrono
dall'impugnatura alle setole, cedendo ioni fluoro e ossigeno ai
denti e a tutto il cavo orale.
Ho tre tipi di fIlo interdentale: uno cerato, uno non cerato, uno
cerato alla menta.
Ho quattro tipi di dentifrici diversi: uno sbiancante che non va
usato più di due volte a settimana, un altro sbiancante meno
potente che posso usare ogni giorno, uno antitartaro, uno antiplacca. Mi sono imposto di avere i denti più belli della città. La
natura in questo è stata generosa con me: ho una dentatura bella
come quella di un pastore tedesco di nove mesi.
Quando dormo mi infilo in bocca un bite, che è un affare di
plastica che impedisce ai denti di consumarsi o di sfregiarsi, una
specie di campana di vetro.
Su un canino avevo una brutta macchia color caffè ed ero
andato dal dentista per farmela togliere, ma il dentista mi aveva
detto che era impossibile, che avrei rovinato il dente. Così quando
sono tornato a casa me la sono asportata da solo con un po' di
bicarbonato. E la sapete una cosa? Il canino non si è rovinato.
Un paio di mesi fa chiamo Luca, un mio compagno di università, per uscire.
Luca mi dice che verrà con noi Cinzia, la ragazza di uno che
vive assieme a lui.
Luca ha la mia età, vent'anni, e si è scopato sessantaquattro
ragazze. Soffre di eiaculazione precoce e appena sta con una donna viene subito e, a quel punto, lui dice alla ragazza di turno: "Non
preoccuparti, io sono un diesel!". E ricomincia a pompare.
So già che sarà una serata di merda con questa Cinzia tra le
palle e noi a calibrare ogni virgola. Vado comunque, perché non
mi va di starmene da solo.
È una ragazza carina Cinzia, viene dal Nord-Est, ha qualche
chilo in più e i capelli fucsia.
Decidiamo di restare in casa.
Ci sediamo in cucina, attorno al tavolinetto che balla su due
gambe. Su quel tavolino traballante, una volta, Luca mi c'ha fatto trovare tre profilattici annodati per farmi capire che se ne era
scopato un' altra.
Ci mettiamo a guardare un po' la tv. Stanno dando uno speciale sugli Afterhours. Mi piacciono un sacco gli After, così chiedo
a Luca e Cinzia di restare in silenzio religioso. Stanno passando i
pezzi del nuovo album. La versione di Milano circonvallazione
esterna solo voce e sintetizzatori è da brividi. La scenografia è
semplice e perfetta. Sembra di velluto e stagnola il palco. Una volta per andare a vedere gli After mi sono fatto duecento chilometri
da solo in auto fino a Perugia. Quella volta sono riuscito a dare la
mano a Prette, il batterista, assieme a lui c' era Xabier Iriondo, il
chitarrista. Purtroppo Iriondo non l'ho riconosciuto e così non gli
ho potuto dare la mano. Se ci penso mi mette tristezza questa
cosa, specie ora che Xabier non suona più con loro. Termina lo
speciale con Non è per sempre.
Iniziamo a parlare.
«Voi toscani, dite sempre sicché.», mi fa Cinzia.
«sicché, sicché», faccio io.
Ci penso e credo di non dirlo mai sicché.
A ogni stronzata che diciamo, io espongo il mio sorriso a quaranta denti in attesa che mi facciano i complimenti o mi dicano
qualcosa tipo: "Che denti fantastici che hai!".
Andiamo avanti a parlare di scemenze e la conversazione cade
su un fatto di cronaca.
«Avete visto quell'uomo che è stato sepolto e poi invece era
vivo?».
«Cazzo, sì».
«L'avevano chiuso dentro la tomba e lui dopo poco s'è ripreso!».
«Porca troia, mi sarebbe preso un infarto a me».
Vedo che Cinzia sta per dire qualcosa, così smetto di parlare, e
la lascio incominciare.
«In America nelle bare mettono un aggeggio per chiamare i
soccorsi qualora uno non sia morto davvero».
«Davvero Cinzia?», fa Luca.
«Ti giuro, l'ho letto su Focus, c'è questo congegno che permette di chiamare aiuto».
«Spero che lo mettano anche in Italia», dico io.
«Non ci pensiamo», fa Luca.
Poi Cinzia si alza e prende da sopra la credenza una confezione di Tartufone Motta.
La poggia sopra il tavolino che traballa, la apre e ci fa: «Ragazzi, è per voi, sentitene una fetta!».
lo e Luca ne tagliamo due fette e iniziamo a mangiare. Luca le
fa: «Cinzia, l'hai portato te, sentine un po'!».
«No, mi spiace sono a dieta, l'estate è vicina».
«Dai!», faccio io per dire qualcosa.
Ma Cinzia fa cenno di no con la mano, quindi smettiamo di
insistere anche perché non ce ne frega niente, sinceramente.
Mentre mangio il Tartufone continuo a pensare al congegno
per i morti e penso a chissà quanta gente hanno messo dentro da
viva.
Ho mangiato, quindi prendo dal mio giubbotto di jeans il mio
set di spazzolino e dentifricio da viaggio della Iodosan evado in
bagno a lavarmi i denti. Li lavo passando lo spazzolino con violenza e con un movimento antiorario per tutta la bocca. Il segreto
non è tanto nel dentifricio quanto nella pressione che fate! Vedo i
pezzetti di cioccolata fare lo scivolo nel lavandino. Manca il filo
interdentale perciò mi strappo un capello, tanto ce l'ho belli lunghi, e me lo passo sugli incisivi stando attento che non si spezzi.
Terminata la pulizia dei denti, vado in cucina a salutare i ragazzi.
Prima di andarmene dico a Cinzia che è stato un piacere conoscerla e la ringrazio del Tartufone.
Cinzia è morta due settimane fa e, appena l'ho saputo, ho pensato se nella sua bara avessero messo quel congegno per chiamare aiuto qualora i morti non siano morti e, subito dopo, che avrebbe potuto mangiarsi anche tutto il Tartufone tanto all'estate non
c' è mai arrivata.
Uno scontro frontale con un tir le ha rotto l' osso del collo in due.
La morte di Cinzia non c' entra niente, ma la mia depressione
è sempre peggiore. Ho delle crisi nervose incontrollabili e ho sfasciato mezza camera a forza di tirare oggetti. Tiro tutto quello che
ho tra le mani. Credo che piuttosto che l'iperico mi ci vorrebbero
i curari, i veleni che gli indiani mettevano nelle frecce: ti bloccano
tutti i muscoli fino a paralizzarti. Ho come la sensazione che la
mia depressione, da quella sorta di malattia auto immune che era,
sia diventata una forza attiva, militante, che mi cresce dentro e
che lotta contro ogni cosa abbia davanti. Mi dico che devo superare questo momento, decido di occupare il tempo con cose inutili. Faccio collage, metto in ordine la casa continuamente, raccolgo fascicoli in edicola sui modellini di auto italiane degli anni Settanta. Ho raccolto due numeri: uno con la miniatura della Lancia
Fulvia coupè e un altro con quella dell'Alfa Romeo GT Junior.
Quelle cazzo di raccolte escono per due-tre numeri e poi spariscono dalla circolazione o triplicano il prezzo. Le devi poi ordinare per contrassegno e tra spese postali, attese e cazzi vari ti sbancano. Mi dico, basta musica deprimente e film di Haneke e Kitano.
Inizio ad ascoltare quello che passa la radio e a guardare i programmi in tv. I programmi di barzellette sono consigliatissimi.
Continuo ad essere depresso e rischio di diventare pure più stupido di quello che sono.
Una di queste sere sono solo in casa, mio padre è uscito e mia
madre è all'ospedale da mio nonno che ha avuto un infarto, vado
in bagno ed inizio la pulizia dei denti.
Seleziono i dentifrici e scelgo gli spazzolini. Prima dentifricio
Blanx su spazzolino Oral-B medio. Poi dentifricio AZ Whitening su
spazzolino Butler duro. Inizio a pulirmi i denti, esercito la solita
pressione crescente in senso antiorario, poi finisco il lavoro con i
fili interdentali.
Alzo la testa allo specchio, due ciuffi di capelli formano tre
ombre sulla mia fronte come delle rughe. Sarò così tra vent'anni,
penso, e continuo a guardarmi.
Prendo il rasoio e vado in camera, mi metto a sedere sul tappeto, avvicino il rasoio al polso sinistro e premo la lama sulla pelle. Guardo il polso e vedo uscire debolmente il sangue dalla ferita:
ho premuto troppo debolmente.
Ho preso solo qualche capillare e non sono arrivato alle vene,
che vedo intatte come canali di cobalto.
Il sangue comincia a investirmi stancamente l'avambraccio.
Prendo il telefono, faccio il numero di mio padre e gli dico che
mi sono tagliato le vene. Di lì a poco sento la BMW di mio padre
entrare veloce nella strada di casa. Il sei cilindri BMW si riconosce
tra mille!
Sale in casa rapidamente, ha i primi bottoni della camicia
sbottonati e i peli gli fuoriescono sino al mento. Mi dà uno
schiaffo in faccia. Mi dice: «Che cazzo hai fatto? Se ti porto al
pronto soccorso ti mettono un assistente sociale!».
Lo guardo e gli faccio: «Dove cazzo eri?».
E lui mi fa: «Non sono cazzi tuoi!».
Mi ricordo di avere il rasoio ancora in mano e lo poso sul tappeto.
Mio padre va in bagno a prendere le garze e i disinfettanti.
Mi medica la ferita con perossido di idrogeno e iodio e mi
fascia. Mi dice: «Non dirlo a nessuno sennò ti rovini la vita!».
Faccio sì con la testa.
Ci abbracciamo e vado a letto. Mi medico la ferita tutti i giorni
e, a chi mi chiede cos' è successo, dico che sono caduto dalla moto.
Tutti i giorni perossido di idrogeno e iodio e fascia di cotone sterilizzato. Per accelerare la cicatrizzazione uso la lampada abbronzante della Philips, quella da casa con lo schermo a bulbi di quarzo e gli specchi laterali. Infilo il polso sotto gli ultravioletti per cinque minuti poi oriento i raggi altri cinque minuti sulla faccia e così
via, finche non mi scotta tutto.
Passano tre-quattro giorni, ho un'abbronzatura invidiabile sul
viso, che mi fa risaltare il bianco dei denti e pure sull'avambraccio
sinistro, come succede ai camionisti d'estate e a chi guida con il
braccio fuori dal finestrino. Mia madre sta sempre all'ospedale da
mio nonno che ha avuto un altro attacco di cuore; mio padre decide di andare un weekend in montagna, a Cortina. Mi lascia la sua
BMW spider e trecento euro. La mattina stessa che parte per la
montagna vado all'autorimessa a prendere l'auto.
È tutta piena di polvere, così decido di portarla all'autolavaggio. La faccio lavare con la stessa cura con cui mi lavo i denti. Solo
spugna e idropulitrice.
Niente rulli e shampoo che rovinano la carrozzeria. Guardo la
spider risplendere sotto il sole di maggio. Mio padre l'ha voluta
bianca. lo l'avrei presa azzurra, con i cerchi da diciotto pollici e le
cromature sugli specchietti e sui finestrini, ma lui dice che gli
optional non fanno la macchina, mentre per me la fanno eccome,
sono i particolari che cambiano le cose, mica le cose in se e per se.
L'auto è pronta e, tanto ci sono, faccio fare il pieno. Sul paraurti posteriore ci sono due goccioline di acqua. Le devo togliere
immediatamente. Mi faccio dare uno straccio dal benzinaio e le
tolgo. Mi pare che il benzinaio mi guardi gli avambracci, mi pare
che abbia notato la diversa abbronzatura tra il sinistro e il destro.
Quindi metto le braccia conserte di modo che il destro copra il
sinistro.
Vado a pagare. Cento euro: lavaggio e pieno.
Salgo sulla BMW , sento la garza stringermi, sembra soffocarmi
come se avessi i polmoni nella ferita. Tolgo con cura la garza
facendo attenzione che la parte adesiva mi strappi meno peli possibile.
La ferita sta diventando un boomerang di carne di due centimetri. Infilo nello stereo i Nirvana,
Unplugged in New York. Inizia
About a girl.
Metto in moto, parto. La voce di Cobain si infrange sulla lingua
di cromo della cassetta.
Guiderò finche ci sarà benzina mentre aspetto che la mia vita
cambi.
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