Guardare le foto di giovani sorridenti e spensierati, a qualche festa divertentissima, mentre sullo sfondo si notano bicchieri e champagne e superbionde vogliose, è uno degli episodi più spiacevoli che ti possano capitare a sedici anni. Per questo motivo, dopo aver subito le estreme trentasei pose dell’ultima festa esclusiva a cui non erano nemmeno stati invitati, Gian e Taz e Massi decisero di fare la rivoluzione. Esatto, signori. La rivoluzione.
In un bar del centro, ispirati da tre cioccolate calde fumanti e rigorosamente senza zucchero, i nostri eroi dissero basta ai soprusi e ai quattro meno meno e alle donne che non ci stanno.
“…E poi arrivo io col mitra alla Rambo, e finisco quel che c’è da finire”, affermò serio Fabio T. in arte Taz, il più grasso del gruppo, il più sfigato degli sfigati, la volpe disinteressata all’uva femminile.
“Sì, ma con discrezione. Mi raccomando. Io le due superbionde della scuola le voglio risparmiare” ribatté Massimiliano C. detto Massi, riferendosi ad Ilaria P. e ad Alessia F., sogno erotico dello studiosissimo liceo classico Asterix. Massi era il più alto della classe, un lampione di due metri ricoperto di acne.
“Sta’ tranquillo che, con te, neanche sotto tortura…” infierì Giambattista Maria B. per tutti Gian, il saggio del trio, quello che sa parlarti di onestà e coerenza, parole secondo lui sconosciute a gran parte di quel sesso a cui si pregiava di non appartenere; quello che può spiegarti davanti ad una cioccolata che le ragazze non s’innamorano mai di te ma di quel che vorrebbero che tu fossi, e quando poi si accorgono che tu sei tu, allora cercano di cambiarti, e se non ci riescono ti mollano senza spiegazioni né rimorsi.
Filosofia da bar, buona sola per tre sedicenni disperati.
Ma ora c’era da fare la rivoluzione, signori.
Si decise di prendere in prestito il fuoristrada del padre di Massi, ché dopotutto ci voleva un mezzo idoneo.
“Okay, ma chi guida?” domandò Massi con quel panico negli occhi che riservava per simili occasioni.
“Io so partire con la Panda. Penso di potercela fare”, lo rincuorò il buon Taz. In realtà c’era poco da rincuorare, il giorno X pareva ancora lontano e l’entusiasmo regnava monarca assoluto.
I trenta giorni che seguirono furono i più attivi e intensi della breve storia del trio. Fu inaugurato un sito ufficiale, con tanto di forum virtuale in cui giovani idealisti e vecchi piromani si prodigavano in lodi e consigli. Ignoti proposero di sponsorizzare il progetto, offrendo armi quasi gratuite e soprattutto massima riservatezza. Il padre di Gian rischiò di scoprire tutto, il fratellino di Massi s’impicciò come suo solito e si dovette pagare la sua omertà con un costoso videogioco di massacri.
Il giorno X sarebbe stato epocale, e i tre avrebbero assaltato il liceo e messo in ginocchio le istituzioni. Ci sarebbero stati mille giornalisti, e tutte le tivù collegate in diretta. I cattivi avrebbero tentato di scendere a vili compromessi, inutilmente, ché l’eroico trio della rivoluzione non si faceva impietosire da nessuno.
(Solo con l’Ilaria P. e l’Alessia F. si poteva patteggiare; ma loro si sarebbero arrese spontaneamente.)
La mattina del giorno X, Gian scomparve. Taz e Massi si ritrovarono soli, infagottati nelle ironiche vesti dei protagonisti di South Park, senza però il carismatico Stan. Era stato proprio Gian a pretendere una coreografia da applauso, e gl’idoli di cartone erano parsi cattivi quanto basta e idonei ad una rivoluzione.
“Che si fa?” mormorò un indeciso Massi, nelle imbottite vesti di Kyle l’ebreo.
“Non possiamo rimandare, quindi si va lo stesso” rispose Taz alias Cartman il ciccione. Il ruolo di Kenny, il bambino povero che muore sempre, scaramanticamente non era stato assegnato.
No. Non si poteva rimandare. Per l’occasione, erano state allertate pure le forze dell’ordine, perché s’era detto che non ci sarebbe stato gusto a sparare su pochi disarmati. Meglio una sparatoria da film d’azione. Meglio il brivido dell’imprevisto.
“Le armi le hai prese?” s’informò Taz, a cui la voce stava diventando gracchiante e sgradevole quanto quella del suo alter-ego del Colorado.
“Sono nel baule. Con questi mezzi potremmo mettere in ginocchio la Russia.”
“Sono anni che m’immagino la scena della prof di greco implorante e con la lacrima sul viso stile Bobby Solo.”
E poi c’erano le due superbionde, una a testa, com’è giusto che sia in regime democratico. E i tigì pronti a pagare a caro prezzo un’intervista esclusiva. Mica finiva lì, con la sparatoria. Era la rivoluzione, e dopo un simile evento sarebbero stati Massi e Taz a dirigere il gioco e a creare le Nuove Regole Per Un Mondo Migliore. Gian, forse, sarebbe stato impiccato, o al limite gli sarebbe giunta la grazia come testimonianza di somma magnanimità.
Alle sette e quaranta, il fuoristrada da combattimento imboccava la via del liceo Asterix. Nessun’auto parcheggiata, nessun motorino, e i due tirarono fuori, con calma, tutta l’artiglieria.
Aspettarono.
Gli studenti del liceo Asterix non erano un esempio di puntualità, e forse sarebbero arrivati di corsa con l’ultimo squillo della campanella.
Alle otto in punto, suonate ch’erano le campane, Massi e Taz si resero conto di essere caduti in trappola: semplicemente non c’era nessuno a cui sparare.
Trovarono pauroso, quel silenzio. Attesero ancora alcuni minuti, poi, col cuore sospeso, riposero le armi nel baule. Nel momento in cui Taz inserì la chiave d’accensione e tolse il freno a mano, comparvero dal nulla tre poliziotti in divisa. Taz ingranò la prima, ma il motore s’imballò meschino. I poliziotti li ammanettarono in tutta tranquillità, ché i due rivoluzionari non opposero resistenza alcuna.
“Maledetto” disse solo Massi, voltandosi e vedendo dietro di loro il traditore Gian, con uno stereo acceso e le note di Revolution dei Beatles a diffondersi ironiche nel cortile deserto della scuola. Dici che vuoi una rivoluzione / Bene, sai / Tutti vogliamo cambiare il mondo. / Mi dici che è evoluzione, / Bene, sai / Tutti vogliamo cambiare il mondo. / Ma quando parli di distruzione, / Non sai che puoi considerarmi fuori?
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Andrea Mlabaila
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