| "Incontri" di Fabio Lentini |
Se ne stava appartato su una sporca parete di arenaria. Con la mente ottenebrata dentro una nebbia di ricordi, allungava il braccio implorante pietà. La barba biancastra risaltava al bronzeo colorito di una
pelle ruvida come cartone raggrinzito mentre i riflessi cerulei degli occhi illuminavano il suo sguardo di un'inquieta fierezza.
Doveva avere cinquant'anni o poco più ma sembrava un vecchio e malandato relitto, sconfitto da orrende e travolgenti tempeste. In un attimo, me lo trovai davanti e, d'istinto, cercai di scansarlo quando improvvisamente una strana luce parve brillargli dagli occhi. Colpito, rimasi immobile a fissarlo come stordito da un tuono che, silente, straripava nella mente.
Un ragazzo gli offrì una sigaretta che il mendicante prese a tirare con la mano tremante. Il sordo soffio della fiamma illuminò brevemente il suo volto avvolgendomi di uno strano turbamento. Di colpo, le memorie parvero avvincermi in un gorgo impetuoso scuotendomi la mente come il respiro di una lama. Mi sembrava di averlo sempre conosciuto, di averne condiviso scampoli di qualche antica vita e più mi guardava e più la sensazione mi trascinava a sé. Rapido, allontanai l'indifferenza lasciando che le reminiscenze allargassero la falla ma per quanto mi sforzassi nulla traspariva dalla cheta superficie della dimenticanza.
Con l'anima erosa da quel tarlo, sguainai una banconota di grosso taglio che, senza fronzoli, gli poggiai sulla mano avvilita. L'uomo mi fissò ringraziandomi con un impercettibile segno degli occhi poi, con passo incerto, cominciò ad allontanarsi. All'improvviso, non scorsi più il suo volto annerito, l'indecenza delle vesti strappate, la crudele scure del destino abbattersi impietosa sul suo capo ricurvo.
Era solo l'ombra di un vecchio re stanco che lentamente si disperdeva nella notte.
© Fabio Lentini - 2002