"Inutile dimenticanza" di Simonetta Lamponi Leopardi,  2003


Si guardò intorno e si accorse che tutto quello che la circondava le era pressoché sconosciuto.
Improvvisamente senza capire sentì che era stata proiettata in una dimensione non sua, catapultata in quel luogo da chissà dove e chissà perché. La sensazione che provò fu di sorpresa totale perché in quel momento non ricordava più chi era, era stata, sarà e come una visione perfino a se stessa si vide nello specchio di fronte a lei e non si riconobbe se non per un breve istante che svanì subito come era venuto.
Si toccò una mano con l’altra – per sentirsi , risalì le braccia spalle collo orecchie testa. Osservò i suoi occhi da vicino e li vide scuri dorati. Ma non le parlavano. Scivolò sui suoi capelli – ma erano poi davvero suoi? – lisci, di un colore scuro indefinito ombre chiare qua e là.
Si osservava in quello che lo specchio le rimandava, si avvicinava e si allontanava dall’immagine che vedeva. Controllava.
Era perplessa - forse. Continuava a non capire non ritrovarsi e si sentiva straniera - ma straniera dove se non sapeva di essere in alcun luogo del mondo? – (Forse era al di fuori del mondo)
Si accorse però che non stava male in quella sconoscenza - un lato positivo da non sottovalutare. Sentì che non soffriva senza sapere nulla della sofferenza. E questo la rese per un attimo quasi felice [ma perché felice se non appartengo a nulla?]. Ascoltò il suo cuore, batteva calmo e regolare come non le succedeva da tanto tempo [come da tanto tempo? ma allora da quando?...]. Le pulsazioni della sua vena sotto il polpastrello dell’indice e del medio erano forti e piene, tutto funzionava a meraviglia e anche al di là delle sue decisioni il suo organismo continuava autonomamente a vivere [a vivere? perché dico continuava?]. Si riguardò. Il suo aspetto era piacevole, una donna graziosa [una donna? allora sono umana non aliena]. Ma non sentiva emozioni in questo stand-by totale, solo un’assenza di peso ed un’estraneità a tutto che le dava la sensazione di fluttuare sopra o oltre qualcosa che non riusciva a definire – ma poi le interessava di definirlo? -
Non lo sapeva ma a voler essere sinceri fino in fondo non aveva nemmeno voglia di saperlo. Era incuriosita – ora - da se stessa che lei pensava di vedere e incontrare per la prima volta. Solo la curiosità la spingeva a porsi qualche interrogativo ancora senza risposta. Ma si sentiva bene, avrebbe potuto volare.
E si girò di scatto. Si vide senza volerlo di nuovo nello specchio e si accorse allora che la sua bocca stava sorridendo e gli occhi le andavano pericolosamente dietro creando dolcezza sul suo viso assente. Si illuminò e si colorò di tutti i colori della vita.
Vide riflessa un’immagine di gioia pura disarmata e si meravigliò. Ma fu un momento. Un dolore di lama le punse il cuore a tradimento mozzandole il respiro fino a morirne.


Urlò dio se urlò.
Pianse.


E di colpo ricordò.
Tutto
.


© 
Simonetta Lamponi Leopardi - 2003 


 

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