Da "Zaum" di Paolo Gera, Edizioni Clandestine, 2002

Per chi non conoscesse troppo bene Genova, via Canneto il Lungo sta sotto San Lorenzo e quasi all'inizio della via c'è il mio ufficio. Io mi trovo qui, proprio come ogni mattina. Fisso la porta a vetri su cui sta ancora scritto con i trasferibili bianchi, ormai rosi dal tempo, 'Barabino&Fossati-Agenzia Investigativa'. Fossati sarei io, il caro amico Barabino da molto tempo sta comodamente sdraiato a Staglieno, ha fatto giusto in tempo ad insegnarmi i rudimenti del mestiere, ad istruirmi su come avrei potuto far fruttare la mia laurea in legge in un settore dove per stare a galla occorre muoversi anche ai margini di ciò che è consentito dal Codice. D'altra parte allora non avevo molte alternative. Oggi la professione che ho scelto è diventata la mia abitudine e la mia vita. Impossibile lasciarla. Barabino mi ha mollato dopo appena due anni di sodalizio. E' stato ucciso al pub Britannia da una freccetta vagante che lo ha colpito secco alla iugulare, una notte ventosa di dieci anni fa. Non stava indagando, la sua morte è stata del tutto accidentale.
Voleva solo bersi una pinta di birra e la sua grossa testa ha oscurato per un attimo di troppo il tiro a segno circolare verso cui era stato lanciato il dardo. Forse prima di arrivare lì aveva transitato per altri locali, aveva bevuto altre birre. Dicono che chi ha ucciso Barabino fosse un tiratore infallibile. Non è vero. La freccetta destinata al centro del bersaglio lo avrebbe colpito nella guancia che aveva pienotta e un po' cascante e tutto si sarebbe risolto con un salto al pronto soccorso, due o tre punti di sutura, al massimo, una piccola cicatrice. La posizione della iugulare corrispondeva invece ad uno dei cerchi inferiori, quindi il tiro in questione era decisamente scarso e i punti sarebbero stati pochi. A meno che qualcuno abbia deviato all'ultimo momento quel polso che non sbagliava un colpo. La mano del destino, sarà stata. Il mio amico Barabino di nome faceva Sebastiano. Nomen est omen. Dicono che appena colpito, dalla sua gola il sangue abbia iniziato a schizzare con uno zampillo, come uno di quei rossi che spillano violenti dalla botte. Eppure Barabino beveva solo birra, queste cose dopo due anni di sodalizio io le sapevo bene. Ed aveva anche la stazza del bevitore di birra. Io invece a quei tempi sembravo proprio un figurino… Questi pensieri su Barabino e sulla sua morte tornano identici ogni qualvolta mi sprofondo nella poltroncina girevole di fronte alla scrivania e aspetto che una leggera incoscienza arrivi a liberarmi da ogni preoccupazione. Non è che nel mio studio circolino tutti questi clienti.
Così, anche adesso sto pensando a lui, con le gambe distese e i piedi appoggiati sul bordo della scrivania. La porta in genere sta chiusa ed io come ogni mattina leggo sui vetri 'ITASSOF&ONIBARAB' e le parole diventano una specie di salmodia orientale. ITASSOF ONIBARAB ITASSOF ONIBARAB ITASSOF ONIBARAB… aspettando che una tendina nera oscuri sui miei occhi anche questa consueta e inutile preghiera. La donna che entra facendomi sussultare e ricomporre in tutta fretta non c'entra niente con Maometto e la fede rivelata, anche se veramente un mussulmano se l'è pure sposato qualche anno fa, decisione ancora più clamorosa per il fatto che lei è di discendenza ebraica.
Maometto o non Maometto, tra un attimo inizierà a profetizzare che è un piacere, io la conosco bene. E' la mia amica Liselotte Lepore che spesso passa a salutarmi prima di fiondarsi a casa a preparare il pesto per il pranzo. Non potrei dire che sia più agitata del solito perché e' proprio del suo carattere gesticolare molto, accendersi una sigaretta dietro l'altra ed entrare nelle stanze pari ad un soffio di grecale. Come ha appena fatto questa mattina, la Liselotte dai capelli corti biondi, alta e asciutta come un'acciuga sotto sale, la Liselotte dal fisico nervoso, appunto. - Ah, sei tu - faccio io. Non troppo calorosa come accoglienza, ma nel momento stesso in cui mi sono ricomposto sulla poltroncina, mi sono accorto della bottiglia di gin sulla scrivania. Preoccuparsi di farla sparire alla svelta e nello stesso tempo snocciolare qualche convenevole adeguato va al di là delle mie attuali capacità di controllo. - E chi volevi che fosse? - ribatte delicata Liselotte che e' perfettamente al corrente della condizione del tutto precaria del mio conto in banca, dietro il paravento di una professione tanto romantica. Non esiste previdenza per gli investigatori privati. Io penso molto, ma non sono troppo tempestivo nell'aprire bocca, così Liselotte continua. Liselotte dall'occhio di falco: - Lascia pure la bottiglia sulla scrivania. Ho giusto bisogno di un goccetto. Non hai del Martini, per caso? Bene, allora berremo un Martini totalmente secco, secondo la ricetta di Hemingway. - Mi incanta sempre con queste citazioni fini da bar letterario, ma mi stupisce ancora di più il sentirle chiedere un gin alle undici e trenta del mattino. Si siede davanti a me che sto versando il bianco distillato in un bicchierino di carta, apre la cartella di cuoio marrone, Liselotte la professionale e Liselotte la spiccia mi butta sotto il naso tutta una serie di stupende immagini scannerizzate. Guardo la prima, che fa da copertina a tutte le altre. - Bello, - faccio, stropicciandomi gli occhi - mi sembra di riconoscerlo - dico aguzzando la vista. Vedo un uomo ignudo e avvilito con le braccia legate d'innanzi, un altro uomo scuro di vesti e barbuto che sembra lo stia imbonendo per venderlo al miglior offerente e dietro un altro più vile con una fascia intorno alla testa. Penso al bomber argentino Hernan Omar Nazario a cui il tipo ignudo somiglia mica male, al suo procuratore Robledo che ci ricava miliardi vendendolo a campionato in corso ad una nuova squadra di calcio, al tipico tifoso estatico che gli cala sulle spalle la nuova maglietta pensando alle decine di goal che con quella gli potrà regalare. Pensieri tanto stupidi è comunque meglio tenerli per sé. Davanti a Liselotte aggiungo solo un altro: - Bello, sì - e poi provando a tirarmela da intenditore: - Seicento, vero? -
Non riesci mica a fargliela alla Liselotte storica dell'Arte: - Oh Fossa, - così mi chiama quando pensa che abbia appena detto una belinata - è il Caravaggio di Palazzo Rosso. 'Ecce homo'. Ti dice niente? - Guardo meglio, per cortesia. Mi sembra di essere passato davanti al dipinto solo una volta, medie inferiori o giù di lì, per una visita scolastica ai musei cittadini. Più facile pensare ai calciatori, a quattordici anni. Specialmente per uno come me che è stato battezzato con il nome di Francis. Proprio così, Francis Fossati. Trevor Francis, mitico centravanti della Samp del secolo scorso, di cui mio padre era accanito sostenitore. Vedete questa foto appesa al muro dietro la scrivania? Mio padre, Trevor Francis ed io piccinino, il Francis di tre anni, con la sciarpa doriana. Eccolo, l'uomo. Ci pensa Liselotte ad istruirmi, seduta stante. Solo di fronte alla bellezza si rilassa, Liselotte: - Tre personaggi. Gesù nostro Signore, bellissimo. La corona di spine, il capo leggermente reclinato, il viso assorto, gli occhi chiusi, una barba leggera sul mento. Il corpo è nudo, un panno bianco gli cinge i fianchi, le mani legate da una fune si incrociano davanti al panno.
La mano destra regge una canna di bambù sfilacciata alla sommità, con cui il Nazareno è stato flagellato, ma non si notano segni o ferite sul suo corpo. Una compostezza assoluta. Stai attento alla canna, ne riparleremo alla fine. Alla destra Ponzio Pilato lo indica con gesti magniloquenti. Nota l'attualizzazione. E' vestito con i panni di un giudice dei tempi di Caravaggio. Ha l'aspetto e le pose di un volgare azzeccagarbugli, di un leguleio da strapazzo. - Perché Liselotte ha alzato la testa a fissarmi? Io neppure ho sostenuto l'esame per entrare nell'albo, neppure ho giurato. Non appartengo a questa razza, io! - Dietro il Cristo uno sgherro dall'aspetto di popolano gli sta calando sulle spalle un telo, una specie di rozzo mantello. Però, come lo sta guardando! Ci leggi della devozione in quello sguardo… incredibile! - Io sono rimasto talmente colpito - commosso? - dalla descrizione che mi schiarisco la voce e riporto tutta la questione terra terra: - Ehm, è il quadro che stai restaurando? Ti invidio Lise, per questo mestiere che fai di custode e ripulitrice delle bellezze del mondo… -
- Fossa, sta' zitto - dice ingollando un sorso di gin - piuttosto tira fuori dal cassetto la lente e prova a guardare in giro per il dipinto. -
- Sì, sì, ci guardo subito - mi dimostro obbediente. - Una lente, mi pare giusto di averla vista qua dentro proprio ieri - dico aprendo il cassetto e rovistandoci dentro per bene.
Ma lo faccio soltanto per compiacerla, che gli investigatori del XXI secolo dove vuoi che l'abbiano, la lente, con tutti questi nuovi dispositivi della scienza e della tecnica a disposizione?
- Lascia perdere - fa Liselotte bloccando la mia volenterosa iniziativa - Sherlock Holmes delle mie ciabatte! Un'agenzia investigativa senza una lente d'ingrandimento! Guarda qui, piuttosto. -
E mi piazza sotto il naso una serie di riproduzioni che stringono una dopo l'altra su di un particolare del quadro, isolandolo dal resto delle immagini e ingrandendolo ogni volta di più. La mano di Cristo che stringe il flagello di canna. Una sezione della canna con lo sfondo del suo ventre. Soltanto il fusto della canna di cui si apprezza la struttura circolare. Un nodo della canna ingrandito a dismisura.
- E' esattamente il terzo nodo dal basso. Ed ora preparati alla sorpresa - dice Liselotte accendendosi una sigaretta.
L'immagine che mi sottopone è l'ultima della serie. Toh. Sul nodo della canna è comparsa una scritta. In caratteri Harrington. Segue elegantemente la curvatura del nodo. La si legge benissimo.
- Hai visto? - la voce di Liselotte insieme ad una spirale di fumo che mi avvolge la faccia, mi fa leggermente sobbalzare.
Totalmente concentrato sui particolari non mi sono accorto che la donna mi si è avvicinata da dietro, per riesaminare insieme a me il pittore finalmente svelato.
- Fantastico! - faccio battendo le palme sul ripiano della scrivania. - Un criptomessaggio di Caravaggio! E nessuno l'aveva mai scoperto prima! Che cosa vorrà dire poi, questo 'Boca'? -
- Criptomessaggio delle mie tette! - esclama Liselotte tornando dall'altra parte della scrivania e risiedendosi tranquillamente di fronte a me - L'Ecce Homo di Caravaggio è stato esaminato già dal secolo scorso per decine di volte, voltato e rivoltato in lungo e in largo e nessuno ha mai scritto una sola riga sul particolare di quella dicitura. Sulla tela è stato effettuato un restauro accurato negli ultimi tre mesi. La mappatura elettronica su ogni millimetro di colore è avvenuta all'inizio dell'operazione e poi ieri pomeriggio a pulitura completata. Io ho seguito strettamente il maquillage condotto dal mio gruppo fino a ieri mattina ed ho quindi affidato personalmente la tela rimessa a nuovo al personale incaricato. -
- Uno scherzo dei tuoi sottoposti? Un mitomane nascosto tra loro? - azzardo per non sapere che pesci prendere. - Uno scherzo del genere su Caravaggio? E poi come ti ho detto, ieri mattina non era successo ancora niente. E all'improvviso esce fuori 'sto 'Boca'. Non so assolutamente cosa voglia significare. -



© 
Paolo Gera - 2002
 


 

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