"Referenza morale" di Paolo Ganz

Rosetta in sottoveste si avvicinò al letto sfatto, solo un profilo odoroso e caldo nella penombra della stanza:
“Stamattina ci vai, vero?...”
Poca luce diafana si faceva strada attraverso le pesanti tende di cretone; i rumori del cantiere giù in strada davano l’avviso che c’era un altro giorno da vivere.
“Carlo, me l’hai promesso...dai, preparati e vai...ho già messo su il caffè!”
Buttò un occhio alla sveglia: le sette e trentotto; si infilò i pantaloni e la raggiunse in cucina, richiudendo passando la porta della camera dei piccoli: “Senti Rosetta, non ce la faccio proprio...cerca di capire! Troverò qual cos’altro...In fin dei conti sono a casa solo da un mese!...”
“No Carlo, tu stamattina ci vai! Ti presenti alla segretaria e chiedi di parlargli...credimi, è una cosa fatta, figurati! Per Gualtiero si tratta di fare una telefonata, in fin dei conti...cosa vuoi che gli costi!”
Carlo, fissando il frigo, ripensava alla domenica appena passata, al pranzo al dopolavoro (dove in realtà non sarebbe potuto nemmeno più entrare) alla passeggiata sui bastioni, ai bambini dai nonni fino a sera, a quell’aria di intimità complice con la donna che era sua ormai da vent’anni. Rosetta spostò la sedia ed andò a sedersi vicino a lui. Cambiò tattica:
“Senti Carlo, lo so che per te non è facile, ma la Vincenti te l’ha detto: se non c’è una referenza, com’è che ha detto?...aspetta,... morale, ecco, morale, non se ne fa niente! L’ha spiegato anche a me l’altro giorno che l’ho incontrata fuori dell’asilo: al direttore hai fatto una buona impressione, ma non ti conosce...lo sai anche tu che è un lavoro di responsabilità!
Carlo scattò in piedi: “Che mi metta alla prova, allora!...diglielo alla Vincenti se la vedi: mi metta alla prova anche per un anno, magari anche senza paga!...”
“Ma dai Carlo, lo sai anche tu che non possono... Fai come ha detto la Vincenti: va da Gualtiero, ma vacci subito, prima che trovino qualche altro, magari uno raccomandato, o uno che conoscono già.”
La gatta saltò silenziosa sul tavolo e prese ad annusare le tazzine vuote, intanto Rosetta si era messa sulle spalle un vecchio gilet da casa che aspettava sulla sedia dalla sera prima. Con tono quasi materno riprese a parlare lentamente:
“Vi conoscete da sempre tu e Gualtiero, vi scambiavate i dischi...Ti ricordi quando siete andati a cantare per strada quella volta delle elezioni?...Guarda, io non ti capisco proprio, è una cosa da non pensarci un attimo!”
Rosetta si fece più vicina: “Ti ricordi quando ci hanno invitato per Natale...ti ricordi che ti ha raccontato che anche lui aveva dei problemi, che volevano farlo fuori...figurati se non capisce la situazione. Ti ricordi che prendeva in continuazione quella roba per lo stress?... Succede così nelle grosse aziende: cambia l’amministrazione e qualcuno ci lascia le penne. Uno al suo livello poi...Cosa ti ha detto che è adesso?”
“Responsabile per la logistica da Roma in su...nel cambio di amministratore c’ha anche guadagnato!”
“Ecco, ti pare,...cosa vuoi che gli costi? Basta che la Vincenti lo chiami, gli passa il direttore, due parole ed è fatta!...Te l’ha detto che è solo una formalità...”
“Sì, una formalità, ma senza qualcuno che ci metta una buona parola mica mi prendono...”
“Dai Carlo, una cosa del genere non si nega a nessuno: fallo per me,...fallo per i bimbi!...Gualtiero ha stima di te,...e poi è simpatico, anche a me fa un sacco di complimenti quando mi incontra...”
“Anche troppi...”
“Ma dai, stupido, Vai, che poi mi telefoni!”
Alle otto e venti Carlo era giù in strada; non si era ancora abituato a stare in giro al mattino e cercava di non farsi vedere troppo per paura che i vicini intuissero la verità. Rosetta diceva sempre che in fondo non c’era nulla di male. Per lei non c’era mai niente di cui doversi vergognare: “Sono cose che stanno succedendo dappertutto” diceva...”è un momentaccio: colpa dell’euro, colpa del governo...”
Comprò il giornale e aprì direttamente la solita pagina egli annunci economici. Era diventato un esperto, ormai, bastava che leggesse soltanto le prime parole:
Addetta call center... Addetti vendita per Pistoia e provincia... Call center per area in?bound Camerieri, Banconieri, Cuochi, Generici, off. lavoro gen. Londra... Esperti programmatori Cobol cics?DB2 ... Esperto tecnico patentato ascensorista... Giovani motivati per rete commerciale... Impiegata contabile, max 23 anni... Istruttore di guida per area formazione... Office Assistant per amministrazione, lavoro qualificato... Perito chimico per tecnico di laboratorio... Presentatrici Avon per Vendita diretta... Responsabile di cantiere... ...altri novanta centesimi buttati!
Girò al largo dal bar dei colleghi, fece un salto al centro commerciale dove c’era l’agenzia di lavoro interinale, perse un po’ di tempo a guardare le vetrine dei negozi del Corso...Alle dieci meno cinque era in piazza Aldo Moro, davanti alla sede della Kronos Line S.p.A.; spinse la porta a vetri e chiese al portiere di vedere il Dottor Gualtiero Stocco.
L’ufficio era un ambiente quasi asettico - si sarebbe potuto scambiare per l’anticamera di uno studio dentistico - sul muro una carta d’Italia, qualche manifesto di convegni più o meno recenti, una grande foto in cui Gualtiero (anzi, il Dottor Stocco) stringeva la mano ad un tizio biondo sorridente in tuta da autista. La segretaria avvisò professionale all’interfono: “Scusi dottore, ho qui in ufficio il signor Casucci...”
L’apparecchio gracchio metallico: “Casucci? Carlo? Avanti, avanti!...Faccia passare...”
Avvicinatosi alla porta non fece a tempo ad impugnare la maniglia che la vide aprirsi dall’interno... “Carlo, qual buon vento!...Accomodati, accomodati!”
Leggermente frastornato entrò nello studio che aveva cercato di immaginare nel tentativo di preparasi in qualche modo a quella visita; il telefono suonò: “Chi?...ah certo, sì, va bene...me la passi di là, per favore!”
“Scusa Carlo, solo un attimo...” sibilò raggiungendo il salottino attiguo dove il telefono già trillava. La porta si richiuse...
Era solo in quell’ambiente estraneo e segreto: quello era l’ufficio del suo amico Gualtiero, uno che conta, uno che aveva iniziato facendo il fattorino, veramente come succede nei film, uno che adesso poteva dire la sua, uno che si era fatto con le proprie mani. Uno arrivato. Anche Carlo era partito dal basso, finta la scuola, ma poi qualcosa non aveva funzionato come sperava, o forse non aveva saputo fare le scelte giuste, oppure...Ed adesso, a quarant’anni, via! Una riduzione di personale, la liquidazione, qualche promessa,...e a casa!
Dalla porta del salottino arrivava qualche parola confusa, incomprensibile, poi la voce dell’amico si fece più chiara, le parole scandite: “Capisco, capisco....sì, lo so, lo so...posso immaginare,...ma figurati...no, nessun disturbo! E che ti devo dire?...D’accordo, adesso vediamo eh...nei limiti del possibile...D’accordo, rimane tra me e te, come vuoi tu...Sì, ciao...”
La comunicazione si interruppe e Gualtiero tornò al posto di comando: “E allora, Carlo, a cosa devo questa bella sorpresa?...Visto che roba ieri eh?...Secondo me non è mica la squadra che manca, ma il Mister: sai come si dice, no? Il pesce puzza dalla testa!”
“Eh, già, già,...no non l’ho vista la partita, ero fuori...”
“Allora, veniamo a noi! Dimmi tutto...”
“Senti Gualtiero, ti ricordi quel discorso del lavoro, vero?”
“Sì, sì,...e allora, hai risolto? Ti assumono alla fine?”
“Guarda Gualtiero, sono qui per quello, ti volevo chiedere...”
“Carlo, scusami, te l’ho gia detto...purtroppo qui da me non c’è posto, lo sai! Figurati: se avessi potuto lo avrei fatto subito, e volentieri...non mettermi ancora in imbarazzo!...”
“No, non è mica per questo - ci mancherebbe - è che, insomma, sono già andato a due colloqui alla banca e loro sarebbero per pendermi...”
“Ah benone, menomale, ma lo sai che mi togli un bel peso dallo stomaco!...E allora, è tutto a posto, no?...”
“Ecco, il fatto è che il direttore... insomma, è un posto di responsabilità, cioè, si tratta di fare il fattorino, te l’ho detto, no, ma pur sempre il fattorino di una banca, capisci?”
“E allora? Non si lasceranno mica scappare uno del tuo stampo, no?”
Attraverso la scrivania Carlo afferrò il braccio dell’amico: “Gualtiero, mi ci vuole qualcuno che garantisca per me, che parli col direttore e dica che sono una persona a modo...Me l’ha fatto sapere la segretaria, la Vincenti, la moglie di quello del Club Rossonero. E tutto fatto, ma il capo vuole una conferma, una garanzia, una specie di referenza morale come la chiamano loro...”
Gualtiero alzò le sopracciglia e divenne di colpo il Dottor Stocco: “Eh, capisco, capisco, ma non è mica semplice sai...e poi non credo di essere nemmeno la persona adatta...”
“Ma scherzi Gualtiero, a loro basta solo che qualcuno che conta dica che sì, che sono una persona a modo, uno di cui ci si può fidare insomma.... Lo sai anche tu come funzionano queste cose...”
“Eh, la fai facile tu, troppo facile! Guarda che anch’io devo rendere conto di quello che faccio, cosa credi? Non è mica che abbia autonomia assoluta. Sono faccende queste in cui bisogna mettere nero su bianco,...cose che vanno a interagire con i rapporti tra azienda ed azienda...Poi ci potrebbero essere degli approfondimenti, ad esempio, e allora?”
Carlo era annichilito, non riusciva a credere alle sue orecchie. Cercò di parlare, di ribattere, di dire qualcosa di convincente. L’amico lo bloccò sulla partenza:
“No, guarda, adesso devi ascoltarmi tu fino in fondo! Se fossi venuto qui a chiedermi di garantire per te a mio nome - Carlo - non ci sarebbe stato il minimo problema! E poi, cosa ci voleva, ti conosco ben da una vita...Ma quello che tu mi chiedi è impossibile! Io sono qui perché rappresento la Kronos Line S.p.A., quindi dovrebbe essere la Kronos Line a garantire per te, mi segui? Sono cose delicate, faccende che coinvolgono tutta una serie di persone, di rapporti delicatissimi e quant’altro. Capisco che vista dal di fuori può sembrare una cazzata,...ma una cazzata non è, caro Carlo! Quello che mi chiedete, insomma...è una cosa più grande di me, Carlo, ne va della mia serietà:...mica vendiamo pentole qui, eh!”
Carlo annaspava nel buio, cercava un appiglio. Era la sua unica possibilità e lo sapeva; pregò tutti i santi che gli venissero in aiuto: “Ma no Gualtiero, è tutto molto più semplice” cercò di minimizzare “è una cosuccia da nulla: basta che la Vincenti ti faccia chiamare dal direttore della banca, quando fa più comodo a te, s’intende,...lui ti chiederà se mi conosci, cosa ne pensi...due parole soltanto, niente di più, niente di scritto - naturalmente - solo una rassicurazione! Insomma, ti poi fidare di me, mi sembra,...ti farò fare buona figura, ci mancherebbe anche!” concluse cercando di abbozzare una risata...
“Ah Carlo, se insisti così mi deludi! Permettimi di dirti che queste sono cose che tu non dovresti dovuto nemmeno chiedermi. Ripeté sillabando nem-me-no-chie-der-mi!...Ti giustifico perché capisco che è un brutto momento e non puoi sapere come stanno le cose qui alla Kronos! L’ho detto anche a Rosetta...”
“Rosetta? Che c’entra Rosetta? Vuoi dire che l’hai vista? L’hai sentita?...Te ne ha parlato lei?...”
“...No, figurati, volevo dire...”
Carlo era scattato in piedi, la sedia ricadde alle sue spalle con un tonfo; il tono della voce si era alzato improvvisamente...Dalla porta fece capolino la segretaria: “Dottor Stocco...”
“No, Daniela, non è nulla, tutto a posto,...chiuda la porta per cortesia....grazie!”
I pugni erano piantati contro la scrivania di noce, il portapenne si era rovesciato: “Allora, cos’è questa storia?...vuoi parlare, alla fine?”
“Su, su, calmati...ma cosa vai mai a pensare? Insomma, devi capire pure lei, povera donna, no? E’ preoccupata, questo non serve che te lo dica io”
“Ma quando...”
“Ma sì, ma sì,...mi ha chiamato...prima, quando sei arrivato...Non ho potuto spiegarle tutta la faccenda: vedi, dunque, che non c’è niente di strano,...niente di segreto! Carlo, poi siamo amici sì o no? Una bella stima hai di me se hai pensato quello che hai pensato!”
“No, scusami, non volevo è che...”
“Basta, finiamola qui, una volta per tutte: Carlo, io e te siamo amici da sempre, ma io questa cosa non posso farla, ne per te e nemmeno per Rosetta! Dai, non ti offendere, sono sicuro...che il posto te lo daranno ugualmente, figurati! Avranno ben visto anche loro che persona sei, un galantuomo!”
“Ti saluto, Gualtiero,...stammi bene!...”
“E dai, non farmi stare male...se avessi potuto...”
Carlo aveva già la mano sulla maniglia, ma non riusciva a voltare e spalle al Dottor Stocco; la segretaria - nell’altra stanza - alzò gli occhi dalla tastiera del computer e restò a guardare...
“Piuttosto Carlo, per quella domanda di assunzione che ha fatto Rosetta, quella per la mensa - beh, non dirmi che non sapevi nemmeno questo - insomma, credo che in qualche modo si possa fare!...Daniela, a che punto è la pratica della Casucci?...”
“Manca il certificato penale e lo stato di famiglia!” rispose l’altra con tono asettico e professionale, sfogliando una cartella che teneva sul tavolo.
“Oh beh, allora non c’è problema: le solite robette di burocrazia...La passi alla firma entro mezzogiorno, mi raccomando!”
Carlo non riusciva a parlare, da lontano arrivava il frinire di una stampante...Il telefono sul tavolo del Dottor Stocco iniziò a suonare. Con la mano già sul ricevitore Gualtiero sorrise congedando l’amico: “Lo vedi, Carlo, se qualcosa si può fare, la si fa! Ci mancherebbe altro!...Siamo amici sì o no?”


 

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