|
Sono le anime dei vivi che rompono i coglioni. È per questo che sono un
killer.
Probabilmente sarei più tranquillo e condurrei una vita molto più serena e
ricca di cocktails se le foto del mio bel viso circolassero un po' meno.
Girare armati ed anche amati non crediate sia così facile. Le cose che vi
vengo a raccontare non fanno parte dei miei polmoni.
Sono stato a lungo fumatore ma rispetto a quello che ho vissuto non sono che
poche ore.
La mia calibro era sempre nel taschino. Ogni evenienza la sua convenienza.
Premere il grilletto un diletto, un accredito. La voglia d'amore poi non si
soddisfa in poche ore. Ed io sono una piccola pianticella che migra come gli
uccelli, che volge come le stagioni, che chiede sole acqua e dedizione.
Io sono stato abbandonato è per questo che ora sono ricercato. Pensare che
tutto era così semplice, così poco fotografato. Comunque, non è così facile
quello che voglio raccontare. Oggi sono morto. Così inaspettatamente che
ancora mi girano. Sono talmente incazzato che potrei uccidere qualcuno per
niente. Direte: bella fatica, sei un sicario cosa ti ci vuole. Cosa ci
vuole?
Ce ne vuole, ce ne vuole.
Se penso che ieri ho passato una giornata così bella, talmente bella e
dolce, piena di profumi e di attese e invece oggi sono così distrutto, teso,
morto. Ha senso tutto questo, è giusto?
La prima volta mi ha abbandonato un pezzo del mio intestino, per colpa di un
primario vanesio e cretino; ora con qualche ansa in meno perdo terreno. Da
allora ho perso ogni fiducia nella medicina. Il mio attuale medico è un non
medico. Per capirci. Studente di medicina abbandonata alla cinquina. Varie
attività di passaggio: bagnino, puttanero, viticoltore, delle quali nessuna
abbandonata perché chi è, o è stato, lo è per sempre. Ma ora è biologo non
biologo. Io ho fiducia solo in lui.
Io sono killer non killer. È dura ragazzi.
È dura.
È dura perché ho passato l'adolescenza a sperarmi calciatore o musicista
jazz. E invece ti ritrovi con un arma in mano e non sai caricarla. E ti
nascondi dietro ogni portone. Ogni canala una scala, ogni grondaia una
trincea. Ogni goccia d'acqua una macchia d'olio. Si scivola, si vola, non
c'è freno e se atterri sei davanti ad un treno.
Frenate scintille ossa rotte. Finché va bene siamo macchinisti, scale,
grondaie, giubbotti antiproiettile, barre d'acciaio, proiettili
antisommossa. Ma sono mosso come il vino quando è ancora mosto quando il mio
mare è di libeccio. Oggi sono stanco e quando si è stanchi siamo il perfetto
limite. Il margine l'argine la diga il crollo. Un'onda mi travolgerà. E sono
nervoso, particolarmente nervoso. Non riesco a rilassarmi. Non ci riesco.
Non ho tregua. Vorrei essere lento in questo momento, senza affanno, senza
ira. Attivo inattivo.
Muovermi senza far rumore, senza darmi fastidio. Ma urlo, sto urlando come
un pazzo. Urlo e faccio confusione anche da morto. Non ci credo. Non può
esser vero. Scrollerò questi maledetti affanni un giorno. Lo farò! Ho chiuso
gli occhi e ascolto Trane, sono salito su nel cielo. Superata la luna sono
arrivato fino alle stelle. Ho fatto tre passi nel destino.
Poi sono sceso dentro l'anima e ho frugato qua e là. Sono uscito in strada
attraversando quartieri barrio calle favelas casbah borghi. Ho trovato una
polla d'acqua sulfurea che si faceva vasca in un bosco. Mi ci sono tuffato
dentro. Ho ripulito la mia pelle. I miei pori saziati hanno assorbito tutta
la brezza della sera e la rugiada del mattino. Mi sono spalancato al primo
sole. Ero fiore ape e miele. Ho urlato di gioia. Questa morte mi sta
infastidendo.
Perché ora? Perché proprio ora?
|