Alle dieci Ricky si alza dal letto. Non ha dormito bene. E' tornato tardi e suo fratello lo ha svegliato quando si è preparato per andare a scuola.
Alza la tapparella. I bianchi palazzi sono tutti uguali. Non se ne vede la fine. Uno solo poteva essere anche bello. Una schiera infinita porta solo squallore.
Accende la luce nel bagno. Piscia. Si lava in qualche modo. Va in cucina. Sua madre gli ha preparato la macchinetta col caffè. Non si vedono mai. Quando lei rientra la sera, lui esce, dopo aver badato tutto il pomeriggio a Michele. Suo fratello fa le elementari e lui lo deve prendere e tenere a casa. Litigano sempre.
Ricky beve il caffè senza zucchero, poi si accende una sigaretta. Torna in camera. Si veste con i jeans, una maglietta e il giubbotto nero. Guarda l'autoradio che ha rubato la sera prima. Può farci cinquantamila. Molte notti torna a casa a mani vuote. Per terra c'è la pistola di Michele. Sembra vera. La mette nel giubbotto. Così. Esce.
C'è sciopero dei tram. Va da Lori a piedi. Il tragitto è lungo. E' però una bella giornata, per chi ha voglia di godersela. Per strada vanno tutti di fretta. Nessuno lo guarda. Lui non guarda nessuno.
Bussa alla porta del garage. Quattro colpi ripetuti. La basculante si alza. Lori guarda l'autoradio di Ricky.
"20, è un vecchio modello."
"Ne voglio 50. E' difficile trovare autoradio adesso. Quasi tutti hanno quella col frontalino estraibile."
"E' per questo che poi non riesco a rivenderle. 25, prendere o lasciare."
Ricky lascia l'autoradio e intasca i soldi.
Si mette gli occhiali da sole. Fuori c'è un casino di macchine per lo sciopero. Va al bar a cercare gli amici. Non ci sono molte persone. Quando racconta dell'autoradio il suo amico Puccio lo sfida a stecca. Ricky gioca troppo teso. Perde 20 carte. Come al solito. Nessun altro lo considera. Puccio ritorna da quelli di prima. Ridono.
Ricky esce dal bar. Va a zonzo. La luce del sole è forte, fredda. Le ombre sono tagliate col bisturi. Passa davanti alla ferriera in disuso. E' piena di extracomunitari che urlano in marocchino. Gira per la via dell'acquedotto. Un camion gli spara in faccia un aerosol di fumo nero. Ricky lo manda a fanculo. L'autista risponde col medio levato.
Gli rimangono 5 carte. Adesso la paninoteca è aperta. Entra. Si attacca ad un videogioco e distrugge un milione di marzianetti. Guarda se c'è Anna. Sta pulendo il bancone. Il padrone non lo guarda, ma lo tiene lo stesso sotto tiro. Ricky si siede a un tavolino fuori. Accende una sigaretta.
Anna viene a chiedergli cosa vuole.
Lui la guarda, senza togliersi gli occhiali.
Anna spazientita rifà la domanda.
Ricky le prende un braccio: una stretta forte con la voglia di non farle male.
"Stai un attimo qui con me."
"Lasciami!"
"Non c'e' nessuno, se ti siedi ti offro da bere."
" Se vuoi ordinare qualcosa per te, fallo. Se no vattene."
Lui la lascia lentamente. Lei si divincola.
La voce è dura. Non sorride. "Allora, cosa vuoi?"
"Fa niente."
Ricky si alza. Riprende a gironzolare. Segue il muro di cemento della centrale Enel. Non sa dove andare. Si dirige verso la posta. Sul marciapiede un barbone beve in silenzio da una bottiglia. Passa un motorino smarmittato facendo un casino assordante.
Ricky guarda dentro la posta: ci sono poche persone. Strano. Forse è per lo sciopero. Sta per continuare il giro. Si tocca il giubbotto. Sente la pistola. Pensa ad Anna. Perché no?
Si alza il bandana sul viso. Entra nella posta. Si dirige verso l'impiegato. La pistola è spianata.
"Dammi tutti i soldi!" La voce è alterata. Due pensionati si guardano. Hanno paura, temono che voglia derubare anche loro. Lui è immobile. L'impiegato molto lentamente apre il cassetto. "Più svelto!" Grida Ricky con le gambe divaricate, nella posizione dei film di Italia Uno.
L'impiegato raccoglie lentamente i soldi. Il direttore nascosto nel suo ufficio preme il segnale d'allarme. L'impiegato mette piano piano il denaro in una busta. Ricky gliela strappa di mano. E' gonfia, piena di soldi. Sono tanti. E' facile.
Esce dalla porta. Dietro ad una macchina tre poliziotti con le armi puntate.
"Butta la pistola e arrenditi!"
Ricky guarda indietro. Cerca di rientrare in posta. Tre colpi. Ricky è in terra. Ha sentito un forte dolore. Il sole lo colpisce. Non ha più gli occhiali. Chiude gli occhi. Sente solo le voci.
"Cristo, ma la pistola è finta!"
"Guardalo, porco cane!, avrà l'età di mio figlio."
La voce sembra quella di suo padre, ma lui se n'è andato tanto tempo fa. Forse è morto.
"Hai chiamato l'ambulanza?"
Però non sta male, così, disteso sull'asfalto con tutti che si preoccupano per lui. Non sente neanche male, una dolce sensazione di caldo, come al mare, quando si prende il sole. Gli occhi chiusi gli rimandano il rosso delle palpebre, mentre i suoni giungono ovattati, le risate degli amici, le corse dei bimbi; sente un rumore, come lo sciacquio delle onde lontane.
La sirena dell'autoambulanza si spegne. Uno stridio di freni. Lo alzano delicatamente, lo mettono sulla barella. Il calore della sabbia e' tiepido, le mani che lo sfiorano sono umide, come quelle di Anna dopo il bagno.
Lo caricano in macchina. Lui sta bene così, sul materassino cullato dall'acqua, senza pensare che al sole, al mare.
L'ambulanza si muove, e' un motoscafo che corre veloce, lontano, verso un altro posto, un'altra vita, chissà, forse migliore, forse....
© Piero Forlani
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