Se ti viene dato il nome di Giulio Poesia Mariposa Senior, è lecito il dubbio che qualcuno voglia manovrare i fili del tuo destino. Non per il nome Giulio, che nonostante l'austerità e il facile richiamo imperiatoriale, rimane di per sè un nome con qualche velleità di buon auspicio. O per l'uso inconsueto della parola Poesia in un nome, se ne vedono tante di stranezze. Nemmeno per Mariposa, il cognome dalle origini spagnole che mi porto addosso dalla nascita, ma Senior, Senior è quanto mai bizzarro. Chiamarmi Senior è stato il particolare che da sempre mi ha implicitamente imposto la creazione di un Junior.
Mio padre si chiamava Pietro Mariposa, mia madre Consuelo Rossi in Mariposa, mio nonno paterno Luis Mariposa, sua moglie Anna Salomone in Mariposa, da parte di madre abbiamo Francesca Galletti in Poligrana e Roberto Poligrana, ora mi dici da dove può saltar fuori Giulio Poesia Mariposa Senior?
Da bambino, nella società bene in cui son cresciuto, mi chiamavano G.P.. Alla domanda, quanti anni hai?, sollevavo tre dita della mano destra e rispondevo: tle. Tutti ridevano e io mi sentivo in gamba. Alla domanda, come ti chiami?, rispondevo Gipi o Superman a seconda di come mi sentivo in quel dato momento. Chissà perchè questo suscitava meno ilarità di tle, forse avrei dovuto pronunciare male anche Gipi o Superman, ma allora non ero capace di così raffinate malizie.
Essendo nato in Gennaio, venni iscritto alle elementari a cinque anni in modo da non perdere l'anno. Arrivò il tempo della scuola e la convinzione di chiamarmi Gipi era ormai consolidata, perfino l'insegnante all'appello mi chiamava Gipi Mariposa e alla sua domanda rispondevo sempre con un sonoro: Presente. Più di una volta mi chiesi l'utilità della risposta, dato che eravamo in dieci in quella classe e non era necessario fare l'appello per vedere chi era assente e chi no. Il desiderio di non esserci e di rispondere: -Assente! Ti ho fregata Stortona!-, era insopportabile; ogni mattina avrei voluto farlo e i giorni trascorrevano cadenzati da questo strano orologio.
Come puoi immaginare, la mia insegnante non si chiamava realmente Stortona, ma questo soprannome le era stato calorosamente affibbiato da uno studente del terzo anno di una decina di anni prima. Lo stesso studente che l'aveva accidentalmente fatta cadere dalle scale, causandole la rottura della gamba sinistra da cui non si sarebbe più ripresa. Camminava zoppicando da allora e la strana magia e cattiveria dei bambini l'avevano immortalata "Stortona" negli anni a venire. Tutt'ora non ricordo il suo vero nome.
Una mattina di Gennaio la signorina Stortona stava facendo l'appello quotidiano, come ti dicevo non era difficile contare le presenze, specie data l'assenza di quattro bambini quel giorno per via dell'influenza. Rimanevamo in sei, nell'ordine: Pietro Arcorioli, Massimo Catafarro, Francesca De Rioboni, Laura Fantangelo, Elisa Ghermini e io.
La Stortona fece scattare le lancette del nostro orologio invisibile, e cominciò:
-Arcorioli Pietro?
-Presente!
-Catafarro Massimo?
-Presente!
-De Rioboni Francesca?
Un attimo di esitazione. Francesca, la nuova arrivata, la biondina tutta sorrisi del primo banco, stava cercando il quaderno con i compiti. Non era possibile che l'avesse dimenticato a casa, la Stortona non le avrebbe mai creduto.
-Francesca?-, ripetè più decisa la maestra.
-Ci sono, ci sono!-, rispose Francesca, sorridendo e quaderno alla mano.
-Non perdiamo tempo ragazzi.
Perchè fai l'appello tutti i giorni allora?, pensai.
-Fantangelo Laura?
-Presente!
-Ghermini Elisa?
-PRESENTE!-, Elisa urlava. Non parlava mai, ma se parlava lo faceva gridando.
-Mariposa Gipi?
Non risposi e la fissai con aria di sfida.
-Gipi?
Ancora silenzio. Volevo vedere se nonostante mi vedesse, mi avrebbe segnato assente se non avessi risposto.
-Allora Giulio?
Non capii. Mi aveva saltato? Chi diavolo era Giulio? Non c'era nessun Giulio nella mia classe.
-Maestra, guardi che sono presente. Non mi vede?
-Giulio, vedi di rispondere "presente", come tutti gli altri.
-Ma chi è Giulio?-, chiesi io vedendo i suoi occhi diretti verso di me nonostante parlasse con Giulio.
-Gipi, Giulio Poesia, come preferisci che ti chiami?
Fu così che scoprii per la prima volta, a sei anni, parte del mio vero nome.
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Nunzio Fiore
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