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Il sole riesce appena a gocciolare dalla finestrella. E su queste dita, mentre cucio sfilo rammendo. Fra i capezzoli ed il ventre scorre questa stradina. Via Purgatorio. Fra l’attesa dei seni e la pancia pronta ad ingigantirsi. Nome più giusto non poteva esserci, per una strada che mi osserva trafiggere gli anni. Scandagliare i desideri, ad ogni rintocco di voglie. Via Purgatorio. Passa accanto al panorama che non mi va più di guardare. Un groviglio di alberi e cielo, buttati sotto il rione Castello. L’acre arrivo del giorno, ogni volta mi trova disfatta e completamente libera. Pronta a fuggire via dalla mia casa. Una sensazione dolce dolce mi prende, solo prima di addormentarmi e penso a quale luogo potrò visitare. Fra qualche giorno fra qualche anno fra qualche secolo di pensieri sgusciati volati partiti fuori dagli occhi. Non sono triste, forse, ma ho tanto bisogno di sentire la voce di altri volti. Gustare altre gocce che ridono. Afferrare altri orizzonti e spicchi di cielo. Anche meno belli. Sono sicura di quello che dico. E non attendo altro che mettere tre grammi di coraggio dentro la valigia, per partire velocemente. Di notte. Spero.
Per giornate intere rimango in silenzio. Senza rivolgere una parola a nessuno, neppure a mia madre. Tranne che per risponderle si o no, a seconda del tema che mi ripropone più o meno assiduamente.
Da quasi due anni mio padre ci ha lasciate da sole. A pensare e pensare, se la ragazza che le stringe il corpo, adesso, è più bella di noi. Se usa rossetti e trucchi di vario tipo, per stregare gli occhi dell’uomo che ha slegato dalle catene. Quanto tempo potrò restare a toccare le stesse stelle che tocca mia madre, nei bei sogni o negli incubi?
E’ strano parlare di me, ora. Che ho solo una sensazione che mi percuote la pelle. Brillando fra i pori. Non ho voglia di urlare con le mani o sbirciare fuori con il naso. Ho un unico pensiero. Mi ricorderò della mia casa, quando sarò in altre quattro fila di aria e mattoni. Vorrò allora tornare, dentro e fuori. Nelle lunga linea monocolore, che mi trascina sotto questo tetto. Via Purgatorio. Quella che fa guardare negli occhi il forno ed il bancone di un bar. Sono delusa. Non riesco a stropicciare più di tanto il battito di ali. Ho solo il tempo di mungere le notti. Attendendo sempre. Aspettando il una cosa improvvisa, che mi faccia scorrere lungo la via. Nel mezzo di un miscuglio di voci lontane. Che mi beccano, senza riuscire a spiarmi sparire.
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