Da "Adlujè - Una donna in mezzo alla foresta" di Anna Maria Farabbi, Edizioni Il Ponte del Sale, 2003



L'inizio è tragico. Primo piano: mi vedi dietro il banco, con gli occhi sbarrati e le mani sgranate, come se ogni dito fosse l'acino perso del mio rosario.
Dietro le spalle ho una bestia più feroce di me che mi lecca. Mi prende le orecchie con l' attenzione esasperante di piccoli morsi congiunti dalla lingua.
Naturalmente bagnata e impressiva.
Questa bestia mi conosce e sa gli effetti della sua tenacia.
Io continuo a guardare avanti. Non voglio girarmi.
Costi quel che costi, ma la testa è scioccata: non vedo niente.
Avrei voluto un uomo, semplicemente un uomo, di quelli che spaccano la legna sul ginocchio e portano in casa l'albero tagliato per accendere il camino. Di quelli che possiedono un unico albero conosciuto da cima a fondo e sono disposti a trasformarlo in fuoco per te. Mi rassegno. Non sono le mani di un uomo che hanno trovato i miei seni. Non è pelle umana quella che continua a spalmarmi saliva sul collo. Mi fruga come una ventosa rotatoria corrente. Non sono mani quelle che tirano leggermente i miei capezzoli, li stringono con un calore da farmi scoppiare e contemporaneamente s'infilano tra i miei capelli: sono le zampe tentacolari della bestia. È il fiato della bestia che sta battendo contro la mia nuca. È il suo respiro sempre più frenetico che s'insinua dentro il labirinto del mio orecchio e mi contamina. Al punto che non riesco più a stare ferma.
Potrebbe sbranarmi qui in un secondo. Il mio petto ha una scansione fortissima, si alza e si abbassa, si alza e si abbassa, per trattenere in qualche modo cuore e aria interiore, entrambi impazziti.
Ho i pori della pelle intossicati e dilatati. Dilatati e bagnati. Bagnati e disposti all'attraversamento.
Con pari ritmo, segnato da un urlo appagato e riaffamato di nuovo, accolgo la durezza del suo pene. Che si allunga e si allunga e si allunga dentro di me dentro di me dentro.
Quindi mi si ricordi come femmina traversata da una bestia sorella, sorella morte, che per sua natura quando può, quando vuole, quando mi trova, con desiderio furente, mi scopa.

©
Anna Maria Farabbi 

 

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