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Dallas, 22/11/63
L'avevano spedito a Dallas ad ammazzare un pappone negro di nome Wendell Durfee.
Non era sicuro di farcela.
Il Consiglio dei gestori di casinò gli aveva offerto il viaggio. In prima
classe. Avevano attinto dai loro fondi neri. L'avevano pagato. Gli avevano dato
sei pezzi da mille.
Nessuno l'aveva detto:
Ammazza quel negro. Fa' un bel lavoro. Prendi i nostri soldi.
Il volo filava liscio. Una hostess servì da bere. Vide la sua pistola. Lo adulò.
Gli fece domande idiote.
Lui rispose che lavorava al Dipartimento di polizia di Vegas. Dirigeva la
squadra informazioni. Raccoglieva fascicoli e registrava soffiate.
Lei impazzì. Lei andò in brodo di giuggiole.
"Dolcezza, cosa ci fai a Dallas?"
Lui glielo disse.
Un nero aveva pugnalato un mazziere di ventuno. Il mazziere aveva perso un
occhio. Il nero era partito per la Big D. Lei impazzì. Gli servì whisky e
soda. Lui omise i dettagli.
Il mazziere aveva provocato l'aggressione. Il Consiglio aveva emesso una
condanna a morte: morte per aggressione a mano armata.
Il fervorino prima del volo. Il tenente Buddy Fritsch:
"Non ti devo dire cosa ci aspettiamo, figliolo. E non devo aggiungere che
se l'aspetta anche tuo padre".
La hostess fece la geisha. Gli portò le noccioline. Scosse l'acconciatura.
"Come ti chiami?"
"Wayne Tedrow."
Mandò un gridolino. "Allora devi essere Junior!"
Lui la ignorò. Scarabocchiò. Sbadigliò.
Lei lo blandì. Adoraaava il suo paparino. Lui stette al gioco. Lei
sapeva che suo padre era un pezzo grosso dei mormoni. Avrebbe adoraaato
saperne di più.
Wayne le fece il ritratto di Wayne Senior.
Dirigeva un sindacato di sguatteri. Truccava i salari bassi. Aveva soldi. Aveva
influenze. Diffondeva opuscoli di destra. Era in confidenza con i pezzi grossi.
Conosceva J. Edgar Hoover.
Il pilota inserì l'aviofono. Dallas - in orario.
La hostess scosse la capigliatura. "Scommetto che starai allo Adolphus."
Wayne si allacciò la cintura. "Cosa te lo fa pensare?"
"Be', tuo padre mi ha detto che sta sempre lì."
"Ci sto anch'io. Nessuno me l'ha chiesto, ma è lì che mi hanno prenotato
la stanza."
La hostess si accovacciò. La gonna le scivolò sulla coscia. La giarrettiera
occhieggiò.
"Tuo padre mi ha detto che in albergo c'è un bel ristorantino, e
insomma..."
L'aereo incontrò una turbolenza. Wayne la sentì nel basso ventre. Cominciò a
sudare. Chiuse gli occhi. Vide Wendell Durfee.
La hostess lo toccò. Wayne riaprì gli occhi.
Vide i suoi foruncoli. Vide i suoi denti marci. Annusò il suo shampoo.
"Sembravi un po' spaventato, Wayne Junior."
"Junior" fu la goccia che fece traboccare il vaso.
"Lasciami in pace. Non sono quello che vuoi, e non tradisco mia
moglie."
13,50
Atterrarono. Wayne scese per primo. Batté i piedi a terra per far tornare il
sangue nelle gambe.
Giunse al terminal. L'uscita era bloccata da un gruppo di scolarette. Una
ragazza piangeva. Un'altra si gingillava con un rosario.
Wayne le aggirò. Seguì i cartelli per i bagagli. La gente gli sfilava accanto.
Sembravano tutti senza fiato.
Occhi rossi. Lacrime. Donne con Kleenex.
Wayne si fermò al nastro dei bagagli. Dei ragazzini gli sfrecciarono accanto.
Sparavano con pistole giocattolo. Ridevano.
Un uomo gli si avvicinò: Joe Bifolco, alto e grasso. Portava uno Stetson.
Portava due grossi stivali. Portava una .45 madreperla.
"Se lei è il sergente Tedrow, sono l'agente Maynard D. Moore del
Dipartimento di Dallas."
Si strinsero la mano. Moore masticava tabacco. Moore usava acqua di colonia da
strapazzo. Una donna passò soffiandosi il naso: lacrimoni, naso rosso.
"Cos'è successo?" chiese Wayne.
Moore sorrise. "Un matto ha appena sparato al presidente."
Gran parte dei negozi aveva chiuso in anticipo. Le bandiere dello Stato erano a
mezz'asta. Alcuni avevano issato quelle della Confederazione.
Moore si mise al volante. Moore aveva un piano: passiamo dall'albergo/ti
sistemiamo/troviamo quel baluba.
John F. Kennedy - morto.
La cotta di sua moglie. La fissazione della sua matrigna. Jack faceva bagnare
Janice. Lei l'aveva detto a Wayne Senior. Janice aveva pagato. Janice aveva
zoppicato. Janice aveva ostentato i lividi sulle cosce.
Morto significava morto. Wayne non riusciva ad afferrare l'idea. Era confuso
sulle conseguenze.
Moore masticava tabacco Red Man. Moore sputava il succo fuori dal finestrino. Si
udivano spari incrociati. Festeggiamenti nelle periferie.
"Certa gente non è poi così triste" disse Moore.
Wayne scrollò le spalle. Passarono accanto a un manifesto: JFK e le Nazioni
Unite.
"Non parli molto, tu. Devo dirtelo, finora non sei il collega più vivace
con cui abbia mai eseguito un'estradizione."
Si udì uno sparo. Vicino. Wayne portò la mano alla fondina.
"Ehi! Sei un po' agitato, ragazzo!"
Wayne gioccherellò con la cravatta. "Voglio soltanto farla finita con
questa storia."
Moore passò col rosso. "A tempo debito. Sono certo che fra poco Mr Durfee
potrà salutare il nostro eroe caduto."
Wayne chiuse il suo finestrino. Intrappolò l'odore dell'acqua di colonia di
Moore.
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James Ellroy, 2001 Tutti i diritti riservati
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