"Il peggior nemico della donna (e dell'uomo)" di Carlo Dossi,  2003



Appartengo alla specie dei quarantenni separati, che oggi prospera ovunque. Sono single, in parte per caso e in parte per necessità. Ho vissuto i miei ultimi anni da disconiugato, passando con disinvoltura, con sorrisi e amarezze, tra diverse storie. Non fraintendetemi, non sono qui a vantarmi di prodezze da Casanova, anche se qualcuna delle signore che ha avuto la fortuna (o la mala sorte) di farmi compagnia per rendere meno tetro il mio status di scarto, di retrocesso, avrebbe poi desiderato vedermi incatenato in una cella dei Piombi Veneziani. Tutt'altro: questo non è un autopanegirico di un delirante egocentrico maschilista fallocrate, casomai un 'mea culpa'.
Penso a tutte le volte che avrei potuto fare qualcosa per salvare il vincolo del coniugio, e per pigrizia me ne sono astenuto. Quante volte avrei potuto divorare con ipocrita voracità un piatto di spaghetti troppo cotti e salati; o guardare senza batter ciglio il 'Maurizio Costanzo Show' (più di venti anni di repliche!) con un sorrisetto soddisfatto e il piglio interessato, mentre la giornalista procace esperta di gossip e il comico imbecille ci intrattenevano sulle dimensioni del seno dell'ultima attricetta di grido, improvvisamente cresciuto dopo l'ultimo film con la rapidità di un fungo che si affaccia in una notte stellata di fine Settembre, dopo un temporale, a rimirar le chiome d'un castagno. Non ho mai trovato traccia di queste pubertà femminili tardive in nessun trattato di ginecologia. Oppure avrei dovuto palesare gioia per essermi sentito gratificato nel mio ruolo di padre portando il pargolo a spasso a mangiare un gelato, trascorrere tre ore su di una giostra dopo aver calpestato gli escrementi di un cane. Ah, e di aver pulito poi i tappetini dell'auto nuova (ed anche i sedili).
Mi pento e mi dolgo di tutti i peccati. Avrei già risparmiato parecchio di avvocati. Ora posso dire che ero contento, ma non lo sapevo. Vivevo nella beata ignoranza, circondato da quanto sopra, senza sapere quanto fossi fortunato. Sì, fortunato: purché non avevo ancora avuto la disgrazia di conoscere la creatura più malvagia, feroce e terribile che si aggira questa terra, al cui confronto Nosferatu, Mister Hyde e la moglie da cui vogliamo separarci sono dei delicati testimonials di un kinderheim.
Questo essere pericolosissimo e non riconoscibile (tende infatti a rimanere nell'ombra) si aggira come uno spettro algido nella vita di ogni maschio ridiventato celibe alla soglia della mezza età. E' il peggior nemico dell'uomo e della donna, è l'essere che non sorride con macabra soddisfazione finché non raggiunge il proprio intento: vedere voi, e la compagna che avete scelto per rendere meno solitarie le notti, farvi reciprocamente a pezzi, fino a lasciarvi e riprendere una silente e fredda strada.
E' l'amica del cuore della donna con cui avete passato delle stupende serate e con la quale avete magari sperato di trascorrere i vostri secondi quarant'anni. Proprio così.
Questo essere immondo inizia a patire la propria solitudine già dalla prima volta che la vostra nuova compagna viene colta dalla stoltezza di confidarle che ha conosciuto un simpatico professionista niente male. Pian piano, mossa dalla gelosia per il fatto che l'amica, che voi faticosamente avete rimorchiato in qualche noiosissimo locale dopo parecchi appostamenti, sia più carina di lei e abbia così fugato l'ipotesi di trascorrere la propria vecchiaia in solitudine con un gatto sulle ginocchia, inizierà ad ordire le peggiori calunnie sul vostro conto. Rimarrà sempre in agguato per cogliere ogni vostro minimo errore, per sottolinearlo, facendoci cadere il discorso con distrazione, quasi come un guanto dalla borsetta. Voi non la vedrete mai, o raramente, ma sentirete sempre il fiato ammorbante di zolfo sul vostro collo.
E' lì, pronta ad azzannarvi alla giugulare per non aver scelto lei, anche se non la conoscevate neppure. Perché voi siete l'epigono, l'emblema di tutti i maschi che non l'hanno corteggiata, circuita e fatta propria, dopo averle strappato le vesti. Siete quello che ha preferito l'altra. E, come tale, colpevole. Ella, dopo aver preso informazioni sul vostro conto come il più efficiente agente dei servizi segreti della corona britannica, esordirà dicendo, con fare tra lo stupito e il poco interessato, che le sembrava che voi aveste una relazione con la tizia, o la tal altra forse, fino a poco tempo prima. Ma che, sicuramente, nel caso della sua amica, voi provate vero amore, ammesso che ogni maschio riesca a provare vero amore per qualcosa che non sia localizzabile tra ombelico e cosce. Questo dirà. Comincerà a distruggervi. E niente l'arresterà, fino al momento in cui vi vedrà sconfitto a tappeto, ansimante e con i denti spezzati. Allora potrà riappropriarsi delle attenzioni della poverina salvata dalle vostre menzogne di terribile Barbablù, e trascinarla di nuovo per ritrovi notturni per singles sperando che, la volta successiva, sia lei la fortunata impalmata da qualche galletto di provincia. Ma anche lei sarà costretta a guardarsi alle spalle: ha un'amica che è rimasta sola.
Auguratevi, cari amici accomunati nella mia sorte, d'incontrare una donna senza amiche; è da sposare subito: è meglio di una vecchia zia con la pensione di accompagnamento!


© 
Carlo Dossi, 2003 


 

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