"La scampanata" di Bartolomeo Di Monaco


Angela era rosa da un tarlo che non le dava più pace. Tonio ormai era prigioniero dei tedeschi da circa un anno, da quell'otto settembre che aveva gettato il paese nel caos. Le scriveva, le diceva dolci parole. Anche lei rispondeva con dolci parole, tuttavia il suo corpo di giovane donna fremeva. Sapeva della sua amica Caterina, anche lei sposa di un uomo che i tedeschi si erano portati via in Germania. Ne parlavano insieme, a volte, dei loro mariti prigionieri e della vita che era stata crudele. Che cosa mai avevano fatto che meritasse una punizione così dura? Un giorno Caterina la chiamò in disparte:
«Senti Angela, delle amiche mi hanno portata vicino a Livorno, a Tombolo, dagli americani, lo sai, non è vero? Vieni anche tu. Mi sono divertita tanto.»
Aveva sentito parlare di Tombolo, e che certe donne, non solo di Lucca, andavano là dagli americani a divertirsi. Si faceva sesso, prima o poi.
«Hai fatto all'amore?» domandò con un filo di voce e rossa in volto per la vergogna. L'amica invece era spavalda.
«Sì.»
«Non hai pensato a Salvatore?»
«Sì che ci ho pensato, e ci penso ancora.»
«Come hai potuto farlo?»
«E tu? Non la senti la voglia di fare all'amore? Angela, non ce la facevo più. Mi mancava il sesso, Angela, più di Salvatore.»
«E ora?»
«Forse Salvatore non tornerà mai più. Morirà in Germania. Sento dire che i nostri soldati prigionieri si ammalano, muoiono di stenti. Ed io cosa dovrei fare? Aspettare uno che forse non tornerà più? Ho detto: sono giovane, il mio corpo desidera essere amato. Non lo pensi anche tu? Sì che lo pensi. Me lo hai fatto capire, e allora, togliti ogni scrupolo. Fai come me. Ti porto io a Tombolo, se vuoi. Ci vengono a prendere non qui in paese, ma in un punto fuori città, dove nessuno ci conosce. Salvatore forse, anche se vivrà, non lo saprà mai che mi sono data ad altri uomini.»
«E se invece venisse a saperlo?»
«E come?»
«Qualcuno che ti ha vista...»
«Un uomo?»
«Non potrebbe essere?»
«Non un uomo, una donna semmai. Un uomo saprei io come chiudergli la bocca.» E si mise a ridere.
Angela capì che non avrebbe avuto scrupoli di portarselo a letto, e tacitarlo in quel modo. Illudendosi, tuttavia, giacché vi era tanta disperazione nella sua folle scelta.
«E se fosse una donna?»
«La ricatterei, perché, credimi, non c'è più una donna onesta in tempi come questi, e tanto brigherei che verrei a sapere dei suoi tradimenti.»
«Sei troppo sicura, Caterina, mi fai quasi paura.»
«Hai voglia di fare all'amore, sì o no? Qui sta il punto. Non ti senti illanguidire nel tuo letto? Non hai le smanie che ti tengono sveglia tutta la notte, non sogni di essere tra le braccia di un uomo? Dimmi, si può continuare a vivere così, con questa sofferenza addosso?»
«E Dio, non lo temi?»
«Continuo a venire in chiesa, e so che Dio è dalla mia parte.»
«Come puoi bestemmiare così. Come fa Dio a stare dalla tua parte, e non dalla parte di Salvatore. Lui sì che soffre, non tu.»
«Tu lo sai che anche quello della mancanza di un uomo è soffrire. Non ho fatto i voti come le suore, io. Quelle peccano se vanno con un uomo. Ma io mi sono sposata anche per fare all'amore con un uomo. Non sono io che sono venuta meno alla promessa. Sono le leggi fatte dagli uomini, sono le guerre volute dagli uomini, che hanno mancato la promessa nei miei confronti. Non io. Io sono qui, pronta a donarmi al mio sposo. Ma lui dov'è?»
«Non è colpa sua se l'hanno fatto prigioniero...»
«Non gli do nessuna colpa. Ma, dimmi, ho forse colpa io? Ecco, Dio lo sa che io gli sono stata fedele finché lui non se n'è andato. Io non ho mancato alla promessa, Angela, non ho mancato.» Lo diceva per una convinzione che la torturava, che le saliva per una strada fatta di stupore e di sofferenza.
«No, non riesco a convincermi. È male tutto ciò. Dio, se non Tonio, mi punirebbe.»
«Allora continua a soffrire, stupida. Continua a rigirarti nel tuo letto. Continua a desiderare un uomo, senza averlo tra le tue braccia. Accontentati dei sogni, finché potrai. Io ti ho confidato queste cose come in confessionale. Non rivelare a nessuno ciò che ti ho detto, Angela. Nessuno dovrà mai sapere.»
«Non parlerò con nessuno, Caterina. Lo terrò come un segreto.»
Si lasciarono. Avevano chiacchierato in un punto appartato del paese, lontano dalla corte dove entrambe abitavano, laddove la strada si ferma e si trasforma in un tratturo che penetra nei campi: sotto un albero. Era di settembre, il settembre 1944, fra pochi giorni sarebbe finita l'estate, la stagione ricca di sole e di umori.


© 
Bartolomeo Di Monaco 

 

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