Siamo saliti alla Guardia, io, Cecconi e Pistilli. Io e Cecconi rigorosi in bici da corsa, Pistilli ha fatto il furbo e viene su con un catorcino con rapporti da triciclo. Abbiamo traversato Genova in un giorno di lavoro, in un’ora di punta, tra gli incoraggiamenti assai benevoli degli automobilisti.Ma prima di salire, Cecconi ha voluto fare il solito tentativo di andare a mangiare un pezzo di focaccia semplice, dove la fanno ancora buona dice lui. Ditegli sempre di si.
In cima alla Guardia si arriva a un piccola semplice chiesetta, purtroppo chiusa. Qualche monsignore dalla testa vuota ha permesso che venisse aggiunta una orribile statuotta, che rappresenta un pretozzo dorato. Il pretozzo, inginocchiato sui gradini con le mani giunte pare un piccione, posatosi a implorare la Madonna che gli conceda qualche grassa briciola.
La visione dall’alto è stupenda. All’ombra della chiesetta vediamo una piccola lastra di ghiaccio che ci pare sacrilegio intaccare. Il posto è davvero bello e ispira grandi e buoni sentimenti. Salite quassù e vi verrà di chiamare col telefonino anche i parenti serpenti che non vedete da anni. Poco più alto c’è un gigantesco edificio religioso, di forma allungata, che ci rifiutiamo di andare a vedere, si sa la Chiesa ha il terribile mal della pietra, l’ossessione della presenza fisica incombente. Peccato.
A lato della chiesetta di Apparizione alla Guardia c’è la statua del pastorello falciaerba, cui apparve la Madonna. Dio solo sa, è proprio il caso di dire, perché tutte queste apparizioni ci furono solo nell’Ottocento, ci si dovrebbe indagare.
Il pastorello ha l’aria incazzata, sembra che voglia minacciare col falcetto. Suggerisco che sia un rivoluzionario comunista al quale abbiano rubato il martello. Questo suggerimento viene accolto con compiacimento da Cecconi e Pistilli. E siamo al ritorno, è fine gennaio, viene sempre più freddo, temiamo una vendetta della gerarchia ecclesiastica per l’ipotesi politica fatta da me sul pastorello. Ma il castigo viene quando meno te lo aspetti, come è giusto. Alla fine della discesa, subito dopo i passaggi a livello, Cecconi vede una borsa in mezzo alla strada, scarta e frena di botto l’avido Cecconi, per poco non gli vado addosso. Quindi l’avido Cecconi torna indietro per impadronirsi del bottino, ma sopravviene una automobile, che scarta a sua volta e frena per scansare il Cecconi. Cecconi salvato si china finalmente a afferrare la borsa con rapace artiglio, ma (ancora non ci credo) alla borsa è legato una spago e all’altro capo dello spago c’è un burlone che la tira via. Era ancora lui, l’antico burlone con lo spago, o il suo fantasma? Dicci chi eri.
© Giovanni di
Cristofano - 2003
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