"Stella" di Francesca Destefanis,  2003


Maria Francesca Destefanis ha 28 anni. Si è laureata cum laude in Storia dello spettacolo all'Università degli studi di Firenze con una tesi sul teatro in Lingua dei segni. È diplomata al master Holden in tecniche della narrazione di Torino. Sta lavorando come aiuto drammaturgo allo spettacolo Vocazione: l'apprendistato teatrale secondo Wilhelm Meister, di Gabriele Vacis e Roberto Tarasco, che debutterà a febbraio al Teatro Stabile di Torino. Nel 1996 è stata ammessa, su bando nazionale, tra i venti partecipanti al laboratorio di Drammaturgia "PRIGIONI" diretto da Siro Ferrone e Manlio Santanelli, promosso dall'Ente Teatrale Italiano. Successivamente è stata selezionata per frequentare un seminario tenuto dallo sceneggiatore e drammaturgo francese Jean Claude Carrière nel giugno 1997 presso il teatro "La Pergola", sempre sotto il patrocinio dell'ETI. Durante gli anni universitari ha fatto parte della redazione de LA RIVISTA il giornale degli studenti di lettere dell'ateneo fiorentino, e del comitato promotore del Concorso Letterario "Una storia nel cassetto" giunto alla XII edizione.
Ha curato la trascrizione delle registrazioni del seminario di drammaturgia "PRIGIONI" ed ha collaborato alla redazione di un articolo pubblicato sulla rivista diretta da Siro Ferrone Drammaturgia nel numero 5/1998.
Ha pubblicato l'articolo L'esperienza dell'International Visual Thêatre sul numero 9/aprile 1999 della rivista CATARSI "teatro e diversità" sul teatro in Lingua dei Segni.
È responsabile delle interviste della rivista on-line www.bardolatry.com dedicata a William Shakespeare.
Tiene corsi di scrittura durante tutto il periodo estivo a Marina di Massa.
Per informazioni scrivere a: keroppakerokero@yahoo.it


Non ho mai visto la cicatrice. Non ricordo neanche come siamo finiti a parlarne. A pensarci bene non è un normale argomento di conversazione da serata in pizzeria. Eppure Giorgio me ne ha parlato in pizzeria. Tre anni fa. Anzi è sbagliato anche dire che me ne ha parlato. Ne ha parlato e basta. Sabato sera. Giorgio veniva da fuori, come Silvia e altre persone, qui a Firenze per uno stage di lavoro. Avevo conosciuto Silvia a uno stage simile mesi prima. Mi aveva telefonato per dirmi che passava il week-end a Firenze e mi ero aggregata al gruppo.
C'erano parecchie persone, dovevamo essere una trentina. Avevo cercato di sedermi di fronte a Silvia, ma poi lei era scalata di un posto alla mia sinistra e mi ero trovata davanti questo suo collega. All'inizio non l'avevo considerato più di tanto, stavo con il collo teso a cercare di seguire i discorsi di Silvia, ma a metà serata è stata monopolizzata dalla sua vicina, una ragazzona dall'accento americano con un seno lattiginoso che premeva sulla scollatura. Giorgio parlava con la ragazza alla sua destra, magra, capelli rossi, che ci stava provando in modo evidente. Solo lui sembrava non accorgersene, o che comunque la cosa non lo riguardasse. Parlava di lavoro.
Cominciai a osservarlo con più attenzione.
Zazzera. La prima cosa che si notava, una gran testa di capelli ricci, scomposti, lunghi sugli occhi, castano scuro.
Sotto un corpo sottile, nervoso. Dopo qualche istante mi accorsi che gli tremavano le mani. Appena.
Poi Silvia mi avrebbe raccontato che stava passando un periodaccio, non dormiva, stava rompendo una storia durata molto a lungo...
In quel momento notai solo il tremito incessante e il colorito: come se sotto la pelle gli scorresse un liquido azzurro, che si andava a concentrare sotto gli occhi in due mezzalune scure, quasi blu.
Eppure aveva una voce pacata che contrastava con il suo aspetto fisico, una sicurezza di fondo.
A un certo punto il discorso deve essere finito sull'infanzia e lui ha iniziato a raccontare della cicatrice. Con le dita ha indicato un punto della maglietta, a destra, sotto le costole: -Qui.

Stamani ho rivisto Giorgio. Dopo tre anni. I capelli cortissimi, e una carnagione sana, forse persino più in carne, ma l'ho riconosciuto subito. Anche lui si è ricordato. Mentre si avvicinava per baciarmi sulla guancia, nei miei occhi hanno iniziato a scorrere le immagini. Come quella sera, mentre raccontava.

La luce è dorata, è quasi sera, le foglie appena gialle sugli alberi. È autunno ma l'aria è ancora tiepida. Corre. Un ragazzino magro. Una decina d'anni. Capelli ricci. Sugli occhi.
Una cancellata, alta, di ferro battuto, scuro. Irta di punte. Lui si ferma un secondo. Poi decide. Torna indietro un poco. Respira a fondo. E corre di nuovo, deciso a saltare, a superare l'ostacolo, a volare se serve. Ragazzo uccellino. È così magro che sembra davvero possibile che spicchi il volo. Arriva, e salta. Le braccia afferrano il bordo della cancellata e tirano su il corpo leggero. Il busto è tutto più in alto del ferro e le gambe scattano per dare lo slancio e passare oltre. Ma il braccio destro trema. Non regge, cede. La punta di ferro tocca la maglia, poi la pelle sottile. Buca, fredda, poi incontra il duro, la costola, gratta, stride. Il sangue riscalda la punta, inzuppa la stoffa, e cola piano giù lungo l'asta. Non sente più niente. Rimane lì, uccellino ferito.
Ci aveva detto che non ricordava chi lo avesse tirato giù dal cancello. La cicatrice era grande. Un fiore. Anzi di più, una stella.

Sono andata a letto presto. Continuavo a pensare come quella storia potesse essermi restata così vivida in testa dopo tre anni.
Era notte fonda. Ho aperto gli occhi. Un televisore acceso spandeva una luce azzurra. Una stanza di albergo. Un respiro nell'orecchio. Mi sono voltata. Giorgio dormiva. I capelli lunghi sugli occhi. Si era addormentato vestito, sul letto. Allora gli ho sollevato lentamente la maglia. La pelle azzurra, tesa sulle costole, e sotto una stella di carne in rilievo, bianco ghiaccio. L'ho sfiorata con la punta delle dita, piano. Si alzava e si abbassava con il respiro. Fredda. Mi sono svegliata. Ero sudata, ma sentivo freddo lì sotto la costola. Ho sollevato la maglia del pigiama e sono rimasta a guardare una stella bianca che svaniva lentamente mentre dalla finestra iniziava a filtrare la luce.


© 
Francesca Destefanis 


 

www.rottanordovest.com home page