| Da "La pentola del guardiano dei porci" di Gloria De Pace, Edizioni Clandestine, 2002 |
??? Buio totale. No, non ci posso credere. Non è possibile che capiti proprio a me. Proprio adesso che stavo per farmi la doccia. Ragioniamo... un po' di luce c'è lo stesso, il sapone è lì, lo shampoo e l'accappatoio. Posso sfidare il disagio del black-out? Sì che ce la faccio, in fondo sono in un condominio abitato, in una città sovraffollata… Mica tanto, sono quasi tutti in vacanza. Beh, insomma non pensarci… Ma sì, è stato più facile di quel che immaginavo. E ora cerchiamo di non rovinarci le ginocchia contro qualcosa di duro, tanto per cominciare…meno male che mi preparo sempre i vestiti puliti. Olè, maglietta, salopette, scarpe e via, verso nuove e terribili avventure in cantina… Dio, solo a pensarci… Ah no, lasciamo una bella candelina all'ingresso... fa tanto Transilvania. E se poi non riuscissi a trovare il contatore? Già, però dove sarà l'accendino? Ecco accidenti lo sapevo… primo livido, questo letto è proprio in mezzo! La candela, invece, dev'essere qui da qualche parte. O.K., si scende in apnea. Poi che sarà mai incontrare scarafaggi, falene, topi e tutti gli altri possibili mostri? Perché le cantine sono tutte così?! Macché tutte così, questa è una casa del 1905. Dunque, dunque: prima rampa FATTA, accensione del secondo interruttore FATTO. Eccoci qua, freschi come delle rose… E la "sala macchine"? Ma eccola. Ora individuiamo il maledetto contatore. Biagini, Maccagni, Zurlan, e dove diavolo sei? DEGANI trovato in corner! Tiriamo su tutte le levette e che Dio ce la mandi buona. Ora: risalire senza guardarsi intorno…e quello che cos'è? Un filo di…? Dai, dai, lascia perdere… Quella non era la cantina della ragazza del terzo? Valeria. Sarà un anno che se n'è andata. La porta è aperta. Ma cavoli, non fare l'Indiana Jones della situazione che non sei il tipo. Va beh un'occhiatina giusto per capire, magari è una stufetta elettrica… Ma guardalo che pezzo da museo! Certo che questo "coso" non avrà neanche più mercato, quasi, quasi… Seee, peserà una tonnellata… Certo che quando andavo in Inghilterra da teen-ager non ci pensavo due volte a portarmi delle valigione inverosimili! Ma non è che questa discesa negli inferi mi ha dato un po' alla testa? O.K. ormai è deciso: bello mio ti porto su. Che idee mi vengono a volte! Madonna mia ce l'ho fatta, luce e… computer dei Flintstones: tutto con lo stesso biglietto, sono o non sono un'eroina ?! Aspetta, aspetta che ti do una pulitina, veramente ti meriteresti il programma "molto sporco" ma per adesso ci accontenteremo. Sono curiosa di vedere se funzioni… Che tesoro hai dentro pure il TETRIS, lo sapevo che risali al Protozoico… E poi? Silvia 1, Silvia 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10? SILVIA???!!! Come me? Ma allora era proprio destino… I Prigioniera del ritmo quotidiano Silvia tornava a casa dopo una giornata di "duro work". Mentre dal finestrino del tram scorreva il solito panorama di vecchie costruzioni che collegavano l'ufficio a casa sua, pensava alla pentola miracolosa inventata dal guardiano dei porci di Andersen. Quella non era come la pentola che i folletti o gli gnomi riempivano d'oro e nascondevano in fondo all'arcobaleno, macché, quella del guardiano dei porci era una specie di giocattolo. Il guardiano dei porci, poi, era un principe innamorato che, per avvicinare una principessa piuttosto recalcitrante, si era finto servo e aveva inventato quell'aggeggio per attirare la sua attenzione. Il gioco consisteva nello scoprire i cibi in preparazione presso le case degli abitanti del borgo, semplicemente mettendo sul fuoco la pentola magica che emanava, in effetti non si sa come, i vapori profumati prodotti nelle cucine altrui. Certo una volta ci si divertiva con poco, ma pensando a quanto dovesse essere noiosa la vita di una principessa costretta al "non toccare", "non guardare", "non dover sentire", una pentola del genere era proprio un oggetto insolito. "Principessa, principessa vuoi sentire che si mangia questa sera il ciabattino?" "Uhmm, senti che profumo principessa…Salsicce, certo, arrostite a puntino…" "Senti, senti il maniscalco, zuppa di fave col formaggio del casaro…" "Questo dev'essere il fornaio, frittelle, principessa, hai sentito? Grondanti di burro…" "Sto svenendo...fammi sentire ancora, ti prego." La pentola, oltre a emanare profumi, suonava pure la musica di una vecchia canzone nordica, di quelle che di solito si biascicano con il boccale pieno di birra. Oh du lieber Augustin, Augustin, Augustin, oh du lieber Augustin alles ist weg… Oh caro Agostino, tutto è perduto…perduto…perduto. Appunto questa era la sensazione di Silvia al momento. Quasi senza accorgersene decise di scendere prima dal tram e allungare la strada. Per percorrerne altre... II |